FRONDA DEMOCRATICA – MEZZO PD, IN ORDINE SPARSO, IN RIVOLTA CONTRO RENZI IL RIFORMATORE - LA CONTROPROPOSTA DI 45 SENATORI PD: CAMERA DIMEZZATA E SENATO ELETTIVO – LA NUOVA MINORANZA PD SCARICA CUPERLO E PUNTA SU SPERANZA

Giovanna Casadio per "la Repubblica"

"L'altra riforma" porta la firma di Vannino Chiti, Felice Casson - che l'ha materialmente scritta - e una ventina di senatori dem di tutte le aree e provenienze tra i quali ci sono Massimo Mucchetti, Paolo Corsini, Walter Tocci. Qualche giorno fa una pattuglia di 25 senatori del Pd, guidati dal lettiano Francesco Russo, avevano criticato in una lettera aperta l'abolizione del Senato così come il governo l'ha disegnata.

Ora l'area del dissenso democratico s'allarga e scritta nero su bianco, c'è una "controproposta" che si muove sullo stesso terreno di gioco di Renzi: riduzione del costo della politica, anche più hard. Quindi Camera composta da 315 deputati (oggi sono 630) e Senato da 100 eletti nelle Regioni più 6 in rappresentanza degli italiani all'estero. Resta perciò un Senato elettivo.

Ma sono soprattutto le funzioni, quanto cioè compete all'una e all'altra Camera, che cambiano tra il testo del governo e quello dei dissidenti del Pd.
Tuttavia tutti negano di volersi mettere di traverso alle riforme. Però è in rivolta mezzo gruppo dem. Oggi a Palazzo Madama i Democratici hanno convocato una riunione allargata di presidenza del gruppo. Luigi Zanda, il presidente dei senatori, esclude il braccio di ferro: «Ci sarà un dibattito, saranno poi gli emendamenti a essere discussi... ». Ma intanto il "controtesto" è depositato. Lunedì poi l'assemblea di tutti i senatori darà la temperatura in casa dem.

Nessuno pensa a barricate. Basta vedere come è andata la "notte dei riformisti", la creazione cioè della nuova area dem che ha convocato la sua prima e affollata assemblea - 140 tra deputati e senatori - nella sala Berlinguer di Montecitorio. Scomposta, riaggregata, allargata e possibilmente rinnovata. Quella che è stata la minoranza anti Renzi, che aveva in Gianni Cuperlo il suo leader, ha cambiato pelle. Va detto che nei gruppi parlamentari le correnti del Pd che sono uscite battute alle primarie di dicembre dal segretario ora premier, sono in realtà maggioranza.

Fino a ieri, Renzi controllava il Pd ma non i gruppi parlamentari. Da oggi i riformisti - che tengono insieme bersaniani, lettiani, non allineati, dalemiani, Popolari di Gasbarra - sono "diversamente renziani".

«Siamo alla nuova fase», segnala Davide Zoggia che della riconversione ha parlato lunedì sera con Pier Luigi Bersani. Un'area riformista appunto, dal nome ancora incerto ("La sinistra riformista" oppure "Socialisti e democratici") che «dia un contributo vero alle riforme del governo con un atteggiamento non anti ma interlocutorio ». Praticamente renzista? «La sfida aggiunge Nico Stumpo - è sulle cose da fare. Renzi parla al paese e noi non possiamo guardarci l'ombelico». Il 28 aprile è fissata la convention nazionale.

Cuperlo, che è stato il principale sfidante di Renzi e alla guida del cosiddetto "correntino", non è più alla testa di questo rimescolamento di carte. «La figura di Gianni è legata ai risultati del congresso, ora andiamo oltre e certamente il punto di riferimento ci piacerebbe che forse Roberto Speranza». Speranza è il capogruppo dem alla Camera, restio ad assumere una leadership di parte. Anche se una parte numerosa. Certo ci sono i "distinguo". Stefano Fassina e Cuperlo non sono malleabili. Resta all'opposizione dura e pura Pippo Civati.

 

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