MAGGIORANZA (60%) AI LIBERAL-DEMOCRATICI DEL 58ENNE SHINZO ABE, IL PARTITO DEMOCRATICO CROLLA AL 12% E IL PREMIER NODA SI DIMETTE - LA VITTORIA DELLA DESTRA IN NOME DELL’ALLEANZA CON GLI USA E DELLO STOP ALL’AUMENTO DELL’IVA - ANCHE IL “NO” AL NUCLEARE BOCCIATO DAGLI ELETTORI - SALE LA TENSIONE CON LA CINA PER LE ISOLE SENKAKU… IL GIAPPONE RI-SVOLTA A DESTRA: TRIONFO DEI “FALCHI” ALLE ELEZIONI -

Giampaolo Visetti per "la Repubblica"

La paura della Cina e il bisogno della protezione-Usa, assieme alla drammatica crisi economica e alla necessità di riaccendere le centrali atomiche, spingono il Giappone a destra come mai dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il primo voto dopo lo tsunami del 2011 e l'esplosione atomica nella centrale di Fukushima, si conferma un terremoto politico.

Crolla il partito democratico (Dpj) del premier Yoshihiko Noda, che si è subito dimesso dalla presidenza dopo che ha ottenuto un sesto dei seggi guadagnati nel 2009, quando il centrosinistra era andato al governo per la prima volta dopo oltre mezzo secolo. A pesare, l'aumento dell'Iva, l'impegno all'addio al nucleare entro 2030 e il declino di industria ed esportazioni. Il Dpj, con 55 seggi, si è ridotto attorno al 12%. «Paghiamo il prezzo pesante di scelte necessarie - ha detto Noda - e me ne assumo la responsabilità».

Per i liberal-democratici (Ldp) del falco Shinzo Abe, 58 anni, già primo ministro tra il 2006 e il 2007, il trionfo nelle elezioni anticipate di ieri va invece al di là delle attese. Con oltre il 60% dei voti e circa 300 dei 480 seggi, superano da soli i due terzi alla Camera bassa e ottengono la maggioranza qualificata, scongiurando lo spettro della paralisi politica e dei veti incrociati al Senato.

Un dato politico netto: i giapponesi hanno bocciato i tre anni e mezzo di caos, indecisioni e promesse mancate del Dpj e hanno scelto di riconsegnare il Paese nelle mani di chi ha segnato l'epoca d'oro della ricostruzione della terza potenza mondiale. Tokyo ritorna così all'alleanza storica di destra tra Ldp e i buddisti del Nuovo Komeito (29 seggi, il 6%) che fino a tre anni e mezzo fa aveva governato la nazione dal 1955. La rivincita della destra va però oltre il tradizionale blocco di potere. I neonati ultra-nazionalisti del Partito per la
restaurazione del Giappone (Jrp) diventano la terza forza e sono a un soffio dai democratici.

I grandi sconfitti dalle urne, assieme proprio ai democratici, sono invece gli anti-nuclearisti di Giappone Futuro, una decina di seggi pari al 2%, a conferma che il terrore dell'impoverimento e di un definitivo tramonto economico pesa oggi per i giapponesi assai di più dei timori di una catastrofe atomica. Oltre al fattore-Fukushima, decisivi si sono rivelati la voglia di cambiare dopo il fallimento dei democratici, che dal 2009 hanno bruciato tre premier e decine di ministri, e la speranza di ricostruire il sistema- Giappone in una fase di alta tensione con i vicini di Cina, Corea del Nord e Corea del Sud.

«Lo scontro con Pechino sull'arcipelago delle Senkaku-Diaoyu - dice Yasuyuki Matsunaga, docente di politica internazionale all'università di Tokyo - ha giocato un ruolo centrale. Tre anni fa il centrosinistra aveva vinto grazie alla promessa di smantellare la base militare Usa di Okinawa. Lo scenario è totalmente cambiato. Le dispute territoriali con Pechino e Seul, la corsa atomica e i missili di Pyongyang, tornano a spingere il Giappone verso Washington e a favorire la presenza Usa nel Pacifico».

Shinzo Abe, padre ex ministro degli Esteri e nonno premier, già delfino del rimpianto Koizumi, in gennaio effettuerà la prima visita all'estero proprio alla Casa Bianca, mentre nel 2006 era andato a Pechino. Nelle prime dichiarazioni ha rilanciato la necessità di «ricostruire le relazioni con l'America», e di «rispondere alle provocazioni di Cina e Corea del Sud». «Le isole Senkaku - ha detto in tivù - appartengono al Giappone». Si è concentrato però subito sull'economia, sottolineando l'urgenza di «rifondare il modello del nostro miracolo post-bellico».

Tra le priorità, con un debito oltre 230% del Pil e un Paese nella spirale recessione- deflazione, la revisione dei poteri della banca centrale, l'attacco allo yen forte, un progressivo ritorno al nucleare e il rinvio del pur confermato raddoppio dell'Iva. «A trionfare - dice il politologo Minoru Morita - sono state le paure della popolazione anziana: perdere pensioni, stato sociale e sanità». Problemi che anche Tokyo sa di non poter più risolvere da sola e che hanno proprio nella Cina la prima responsabile.

Da settembre, con lo scoppio della crisi nel Mar cinese orientale, la bilancia commerciale con il partner più importante è crollata. La destra di Abe e degli ultra-nazionalisti ha trionfato grazie agli slogan anti-cinesi, ma si vede costretta a ricucire i rapporti prima che la tensione precipiti in uno scontro armato.

Pechino si è subito augurata che «i falchi di Tokyo non volino anche in politica estera», invitando il nuovo premier a «placare le tensioni con i Paesi vicini ». Un messaggio diretto anche agli Usa. Dopo tre anni di gelo ritrovano un alleato strategico, ma sempre meno influente: a difesa del quale non hanno alcuna intenzione di farsi trascinare ora in un conflitto con la nuova super-potenza da cui essi stessi dipendono.

 

shinzo abe SHINZO ABE NODA Yoshihiko Noda PREMIER GIAPPONESEMONTI CON IL PREMIER GIAPPONESE YOSHIHIKO NODA il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”