GLI AZZECCAGARGUBLI PDL PREPARANO LE BARRICATE PER IL VOTO SULL’INCANDIDABILITÀ (SI RISCHIA L’ESCALATION FINO ALLA CONSULTA)

Francesco Grignetti per "la Stampa"

Un lungo percorso a ostacoli, ecco che cosa si profila per Silvio Berlusconi. Non soltanto l'aspetta l'appello del processo Ruby a Milano, ma anche una battaglia al Senato per contrastare la decadenza dalla carica di senatore e la susseguente incandidabilità per 6 anni.

Sono gli effetti della legge Anticorruzione del governo Monti (e il Professore allude: «Il Pdl mi tolse la fiducia 24 ore dopo il varo di quella legge»). In presenza di una condanna a 4 anni per reati fiscali, anche senza la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, un eletto decade per «sopraggiunta incandidabilità». Sembrerebbe una procedura facile. E invece.

«La legge- spiega Andrea Augello, Pdl, relatore sul caso Berlusconi in Giunta Elezioni - è stata appena approvata e non ci sono precedenti a cui affidarsi. È evidente che ogni passo andrà ben valutato per evitare di fare pasticci. Prima di tutto dobbiamo verificare se rientriamo nella fattispecie prevista dalla legge». Carlo Giovanardi è meno criptico: «Al senatore Silvio Berlusconi - dice - non può applicarsi la pena accessoria della "ineleggibilità sopravvenuta" in quanto entrata in vigore nel 2012, mentre i fatti per cui è stato condannato risalgono a molti anni prima».

Se dunque da una parte c'è chi, come ad esempio il grillino Vito Crimi, vorrebbe vedere Berlusconi fuori dal Parlamento a tempo di record, gli uomini del Pdl s'attrezzano alle barricate. Augello elenca problemi, non soluzioni: «C'è stato un eccesso di delega nel decreto legislativo Severino-Cancellieri che aveva suscitato perplessità già all'epoca».

«A differenza del caso Previti, dove c'era una sentenza definitiva che lo privava dei diritti politici e il Parlamento doveva semplicemente verificare che non vi fosse un "fumus" persecutorio, e non poteva decidere sì o no, con Berlusconi la pena dell'interdizione neanche c'è. Eppure per un singolare automatismo, il Parlamento è chiamato a farsi giudice di quarto grado e a stabilirne decadenza e incandidabilità. Diciamo che si accentua la nostra veste paragiursdizionale».

«L'incandidabilità non è affatto automatica come sento dire. Discende dalla nostra decisione sulla decadenza. Che va discussa e votata, sentito l'interessato, in Giunta e poi nell'Aula».

C'è poi il problema dell'indulto che potrebbe aprire una aspra discussione: Berlusconi di fatto è condannato a 4 anni o a 1 anno? Le cose cambierebbero. Ammette il socialista Enrico Buemi: «Sull'argomento non esiste giurisprudenza, né prassi consolidata e quindi la Giunta si dovrà orientare rispetto a eventuali contributi della dottrina, ancorché esistano, visto il limitatissimo lasso di tempo intercorso tra l'entrata in vigore della legge e la sentenza». Ma Felice Casson, Pd, la pensa già diversamente: «Questo problema dell'indulto di cui si parla nei corridoi, non esiste. Si contano 4 anni. E la sentenza della Cassazione è già un titolo esecutivo; bisogna solo applicarla».

In ogni caso, considerando che è prossima la chiusura per ferie del Parlamento, a meno che l'ufficio di presidenza della Giunta non decida diversamente, il 7 agosto ci sarà l'ultima riunione del mese e si rinvia il tutto a settembre. Nel frattempo il relatore Augello studierà le sentenze e alla prima riunione utile farà la sua introduzione.

Ci vorranno poi quattro o cinque sedute, ma alla fine, nel giro di due mesi al massimo, la Giunta voterà la sua proposta per l'Aula. E si arriva a dicembre. In Aula si ricomincia con dibattito e voto. Che potrà essere segreto se lo chiederanno almeno 20 senatori. E se succedesse che il Senato a sorpresa votasse contro la decadenza del Cavaliere? «In questo malaugurato caso, - risponde Casson - sono sicuro che la Corte costituzionale non avrebbe difficoltà a dare torto al Senato».

Grazie intanto alle modifiche alla legge ex Cirielli - che lunedì la Camera voterà per sfollare le carceri - i pregiudicati, che attualmente non possono accedere ai benefici delle pene alternative, prossimamente potranno beneficiarne. Così come si prescrive tassativamente che un ultrasettantenne non vada più in carcere. Nel caso di condanne plurime, insomma, il futuro del Cavaliere diventa meno cupo. Già, perché se tra qualche mese la «sua» legge Cirielli fosse vigente, eventuali condanne sarebbero molto più dure.

 

PALAZZO MADAMA - SENATO DELLA REPUBBLICAAndrea Augello Felice Cassonberlusconi previti nov previti berlusconi hp

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