kissinger

MANCANO VERI LEADER? KISSINGER SA COME TROVARLI – NEL LIBRO “LEADERSHIP”, IL MITOLOGICO EX SEGRETARIO DI STATO AMERICANO SPIEGA QUALI SONO LE QUALITA' CHE UN CAPO POLITICO DEVE AVERE. SU TUTTE, LA CAPACITA’ DI FREGARSENE, RISCHIARE E NON ESSERE SOLO IL MEGAFONO DEL SENSO COMUNE – E RACCONTA I SEGRETI DI 6 PERSONAGGI CHE HANNO SEGNATO IL NOVECENTO: ADENAUER, DE GAULLE, NIXON, LEE KAN YUW, SADAT E MARGARET THATCHER…

Matteo Sacchi per “il Giornale”

 

COPERTINA DI LEADERSHIP DI HENRY KISSINGER

Cos' è un leader? Dove si pone il discrimine tra la «recita» nel grande teatro della politica e la capacità di architettare una regia della politica medesima? Quali sono le linee guida che consentono a chi ha il potere di non esercitarlo per se stesso ma di dargli, al contrario, una direzione precisa, un senso storico? Sono domande di difficile risposta, soprattutto in un'epoca in cui l'immagine che si vende all'elettore, in fretta e via social, sembra essere diventata preponderante rispetto alla realtà del fare, necessariamente costruita sul lungo periodo.

 

A fornire delle linee guida, più fattuali che puramente teoriche, prova un politico, di lunghissimo corso e altissimo spessore, come Henry Kissinger con il suo Leadership. Sei lezioni di strategia globale (Mondadori, pagg. 590, euro 28). Kissinger- classe 1923, dottorato di ricerca ad Harvard dopo essere fuggito con la famiglia dalla Germania nazista e aver affrontato qualunque genere di fatica per integrarsi negli Usa - analizza nel libro il percorso di una manciata di grandi politici del Novecento evidenziando di ognuno una particolare virtù: Konrad Adenauer, Charles de Gaulle, Richard Nixon, Anwar Sadat, il meno noto (in Occidente) Lee Kuan Yew e Margaret Thatcher.

 

HENRY KISSINGER

Kissinger prima di delineare queste vite, quasi plutarchescamente parallele, traccia con precisione quasi chirurgica un distillato di cosa sia la vera leadership. «Ogni società, qualunque sistema politico abbia, si trova eternamente in bilico tra un passato che rappresenta la sua memoria e una visione del futuro che ispira la sua evoluzione. Lungo questa strada è indispensabile avere una leadership... è necessaria una guida che aiuti il popolo a passare dal punto in cui si trova a un punto in cui non è mai stato e, a volte, non sa neanche immaginare di andare».

 

Insomma il leader incrocia nella maniera giusta l'asse tra passato e futuro, tra valori profondi e aspirazioni dei popoli. E spesso deve riuscirci in brevissimo tempo, studiando la Storia ma sovrapponendole sopra un azzardo a cui nessun docente o studioso è mai lontanamente chiamato. Ecco allora la grandezza nella differenza.

 

nixon e kissinger

Prendiamo Konrad Adenauer (1876 1967) a cui Kissinger dedica il primo capitolo. L'arma fondamentale dell'ex borgomastro di Colonia che visse gli anni del nazismo in un silenzioso dissenso fu l'umiltà. In una Germania smembrata, che avrebbe potuto non recuperare mai la sua indipendenza politica, il fondatore dell'Unione Cristiano-democratica seppe convincere i tedeschi ad assumersi ogni responsabilità per l'aggressività nazista e rinunciare a ogni ricerca di dominio sull'Europa.

 

Un percorso difficile che riuscì a realizzare ancorando l'Ovest del Paese alla Nato e attraverso una scelta profondamente «morale». Una identità nazionale quasi «kantiana» ricostruita in mezzo a enormi difficoltà grazie a una tenacia sommessa. L'ora più bassa per il popolo tedesco superata conquistandosi la fiducia dei vincitori, edificando una società democratica e puntando su un'Europa federale con i nemici del giorno prima.

 

charles de gaulle,

Un miracolo in un certo senso. Ma un miracolo molto diverso da quello compiuto da De Gaulle, altro politico che finisce sotto la lente di ingrandimento di Kissinger. In questo caso il pregio del generale francese è tutt' altro che l'umiltà. Semmai una volontà di ferro e la capacità di presentare sé stesso come un'incarnazione della Francia.

 

Una capacità quasi da illusionista soprattutto quando De Gaulle esule a Londra riuscì ad accreditarsi come rappresentante di una «Francia libera» che nella pratica non esisteva. Ecco, De Gaulle è un buon esempio di quanto l'immagine conti secondo Kissinger, ma solo se sotto la «maschera» c'è una virtù vera che, nel caso del futuro presidente, era la determinazione unita a una visione del futuro quasi messianica.

 

konrad adenauer

Anche gli altri leader incarnano differenti modelli di potere: Nixon, la capacità di tenersi in equilibrio; Sadat, la capacità di combattere ma anche di superare i contrasti; Lee Kuan Yew, la capacità di creare una città stato multietnica - Singapore - basata sull'idea di eccellenza; e, infine, la Thatcher che ha fatto della determinazione la sua arma fondamentale per rifondare l'Inghilterra.

 

Quindi per Kissinger non esiste un leader per tutte le stagioni e gli individui contano nella grande storia, oh se contano. E gli individui che contano, non possono essere solo un megafono del senso comune. Quello basta solo ad essere eletti (forse).

Anwar al SadatMikhail Gorbaciov e Margaret Thatcher reagan thatcher 3KISSINGER DRAGHILEE KUAN YEWLEE KUAN YEW KISSINGER MAOJOE BIDEN HENRY KISSINGER De GaulleKonrad AdenauerHENRY KISSINGER XI JINPING Henry Kissinger e Vladimir Putinhenry kissinger libro Leadership

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)