ALTRO CHE A LORO INSAPUTA: IL KAZAKISTAN HA COMANDATO LA POLIZIA ITALIANA CON IL PLACET DEL VIMINALE

Carlo Bonini e Fabio Tonacci per "La Repubblica"

Mukhtar Ablyazov, chi era costui? Una delle poche, disarmanti, ammissioni condivise dal ministro dell'Interno Alfano e dai suoi apparati è stata quella di aver comprato dai kazaki come "pericoloso latitante" chi al contrario era un noto dissidente.

E di averne avuto coscienza quando ormai era troppo tardi. Epperò, come tutte le ammissioni tardive di questa storia, anche questa si rivela una toppa peggiore del buco. Perché - si scopre ora - anche quando il Viminale ebbe la certezza che Ablyazov era un rifugiato politico, la nostra caccia all'uomo teleguidata da Astana non si fermò. Anzi, riprese.

E per giunta con nuova forza. È l'ennesima verità che illumina la sequenza di mosse sghembe, omissive, contraddittorie con cui - come documentano gli atti allegati alla relazione del Capo della Polizia - dalla mattina del 31 maggio (quando un take dell'Ansa batte in chiaro l'intera storia) al pomeriggio del 12 luglio (giorno in cui viene revocato il decreto di espulsione di Alma Shalabayeva), il ministro dell'Interno, mentre prova disperatamente a evitare che l'affaire lo travolga, è in realtà occupato a garantire assoluta lealtà all'amico kazako Nazarbaev.

I fatti.
I SILENZI DEL MINISTRO
Sostiene Alfano che, sollecitato dal ministro degli esteri Emma Bonino, il 2 giugno attivi il nuovo Capo della Polizia per conoscere ad horas quel che, in realtà, lui sa perfettamente essere accaduto (il suo capo di gabinetto Procaccini lo ha informato il 29 maggio), ma che il copione che ha deciso di recitare prevede che ignori. La solerzia partorisce non a caso un topolino.

Un appuntino della Questura di Roma datato 3 giugno. Che, nelle intenzioni, dovrebbe chiudere la storia senza neppure farla cominciare. E che, a stretto giro, il 5 giugno, diventa addirittura una presa di posizione del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri: «Le procedure di espulsione di Alma Shalabayeva sono state perfette. Tutto in regola e secondo la legge. Mi sono informata subito della questione, e tutto si è svolto secondo le regole».

Purtroppo per Alfano, il 4 giugno, la nostra ambasciata a Londra, sollecitata dalla Bonino a verificare lo status di Ablyazov e della sua famiglia nel Regno Unito, accerta che "il pericoloso latitante" e sua moglie Alma Shalabayeva hanno ottenuto asilo politico. Sono due "rifugiati". Lui, gravato dal divieto di espatrio. Lei, libera di muoversi.

Di entrambe le informazioni - raccolte dalla nostra diplomazia sia per iscritto che de visu a Scotland Yard - viene reso partecipe il Viminale. Il quale, per altro, il 5 giugno riceve un'ulteriore conferma via mail dall'Ufficio Immigrazione Inglese. «Posso confermarti - scrive Satnam Rayit, chief Immigration Officer della polizia inglese, al nostro dirigente dell'Interpol Gennaro Capoluongo - che Mukhtar Ablyazov e sua moglie hanno ricevuto asilo in Inghilterra. Non so se questa informazione sia già nel database dell'Interpol, ma di questa mail ho messo in copia i miei colleghi».

IL VIMINALE NON ARRETRA
Il 5 giugno, dunque, ce ne sarebbe a sufficienza per il ministro dell'Interno Alfano, per il Capo della Polizia Pansa, per Interpol e Questura di fare macchina indietro. Di chiedere conto ai kazaki e all'ineffabile ambasciatore Yelemessov, di casa al Viminale, delle ragioni per cui hanno taciuto chi fosse davvero Ablyazov e comprendere finalmente il perché nella caccia grossa di Astana sia finita la sua intera famiglia, con la sollecitazione alla "deportazione" di Alma Shalabayeva. Ce ne sarebbe a sufficienza per cominciare a ragionare su un provvedimento (la revoca del decreto di espulsione) che invece arriverà solo il 12 luglio.

Ma nulla di tutto questo accade. Peggio. Accade esattamente il contrario.

LE RICERCHE CONTINUE
La nostra Polizia continua ad essere teleguidata da Astana in una caccia all'uomo che non sembra avere requie. In quei giorni, a quanto pare, e con buona pace delle informazioni raccolte a Londra, Ablyazov è diventata la nostra magnifica ossessione. Altro che "blocco cognitivo".

L'11 giugno, un nuovo cablo dalla capitale kazaka aggiorna infatti a beneficio della nostra Polizia e della Questura di Roma le possibili identità dietro cui Ablyazov proteggerebbe la sua latitanza (un passaporto polacco) sollecitandone nuove ricerche. E la nostra Questura, solerte, chiede il 13 giugno, attraverso i canali Interpol, che in Austria e Kazakistan vengano avviate dalle rispettive polizie immediate indagini patrimoniali su tutte le persone identificate durante l'infruttuoso blitz nella villa di Casal Palocco.

I KAZAKI PADRONI FINO A FINE GIUGNO
Non deve sembrar vero ai kazaki che a Roma, nonostante il pasticcio svelato dagli inglesi il 4 giugno (Ablyazov e la moglie sono rifugiati politici), il nostro Dipartimento di Pubblica Sicurezza continui a bersi la favoletta del pericoloso latitante. Sempre che qualcuno se la beva e non sia invece costretto semplicemente a obbedire. Al punto da non battere ciglio, il 14 giugno, di fronte all'arrivo da Astana del provvedimento con cui la Corte di Almaty, il 5 marzo 2009, ordina l'arresto di Ablyazov.

Un "decreto di cattura" di due paginette, privo di motivazione e indicazione delle fonti di prova e come tale irricevibile in qualsiasi Paese Europeo in cui vigano i principi dello Stato di diritto. Ma, evidentemente, "ineccepibile" per gli amici italiani e il suo ministro dell'Interno. E a cui, non a caso, il 29 giugno fa seguito un ulteriore mossa di Astana.

La richiesta "urgente" al Viminale di "elementi di informazione sulle indagini in corso su Ablyazov", nonché una rogatoria (curiosamente indirizzata al nostro ministero dell'Interno e non a quello di Giustizia) con cui si chiede assistenza nelle indagini su quattro cittadini kazaki e il nullaosta all'arrivo a Roma di personale della "Agenzia anticrimine in economia e corruzione" kazaka.

Altro che vergogna per quanto accaduto. Fino al 29 giugno, al Viminale, non si vergogna proprio nessuno. E sotto la guida politica di un "ministro inconsapevole" la nostra polizia continua ad essere il braccio della caccia grossa scatenata da Astana. Salvo, ora, giustificarsi con un cavillo. «La richiesta di asilo di Mukhtar Ablyazov e sua moglie in Inghilterra non è ancora ufficiale e dunque non era e non è utilizzabile». Già, le carte non stanno a posto. La parola di Astana, dunque, vale più di quella di Londra.

 

Shalabayeva alma MUKTHAR ABLYAZOV E LA FIGLIA ALUA E LA MOGLIE ALMA SHALABAYEVADOCUMENTO CON IL NOME DA SPOSATA DI ALMA SHALABAYEVALESPULSIONE DI ALMA SHALABAYEVA LESPULSIONE DI ALMA SHALABAYEVA

Ultimi Dagoreport

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO

autostrade matteo salvini giorgia meloni giancarlo giorgetti roberto tomasi antonino turicchi

TOMASI SÌ, TOMASI NO – L’AD DI ASPI (AUTOSTRADE PER L’ITALIA) ATTENDE COME UN’ANIMA IN PENA IL PROSSIMO 17 APRILE, QUANDO DECADRÀ TUTTO IL CDA. SE SALVINI LO VUOL FAR FUORI, PERCHÉ REO DI NON AVER PORTARE AVANTI NUOVE OPERE, I SOCI DI ASPI (BLACKSTONE, MACQUARIE E CDP) SONO DIVISI - DA PARTE SUA, GIORGIA MELONI, DAVANTI ALLA FAME DI POTERE DEL SUO VICE PREMIER, PUNTA I PIEDINI, DISPETTOSA: NON INTENDE ACCETTARE L’EVENTUALE NOME PROPOSTO DAL LEADER LEGHISTA. DAJE E RIDAJE, DAL CAPPELLO A CILINDRO DI GIORGETTI SAREBBE SPUNTATO FUORI UN NOME, A LUI CARO, QUELLO DI ANTONINO TURICCHI….

mario draghi ursula von der leyen giorgia meloni

DAGOREPORT - AVVISO AI NAVIGANTI: IL DISCORSO DI MARIO DRAGHI A HONG KONG ERA UNA TIRATA D’ORECCHIE A BRUXELLES E ALLA DUCETTA DELLE "DUE STAFFE" - PER "MARIOPIO", SE TRUMP COSTRUISCE UN MURO TARIFFARIO INVALICABILE, È PREFERIBILE PER L'EUROPA TROVARE ALTRI SBOCCHI COMMERCIALI (CINA E INDIA), ANZICHE' TIRAR SU UN ALTRO MURO – SUL RIARMO TEDESCO, ANCHE GLI ALTRI PAESI DELL'UNIONE FAREBBERE BENE A SEGUIRE LA POLITICA DI AUMENTO DELLE SPESE DELLA DIFESA - IL CONSIGLIO A MELONI: SERVE MENO IDEOLOGIA E PIÙ REAL POLITIK  (CON INVITO A FAR DI NUOVO PARTE DELL'ASSE FRANCO-TEDESCO), ALTRIMENTI L’ITALIA RISCHIA DI FINIRE ISOLATA E GABBATA DA TRUMP CHE SE NE FOTTE DEI "PARASSITI" DEL VECCHIO CONTINENTE...

massimiliano filippo romeo matteo salvini luca zaia

DAGOREPORT – AL CONGRESSO DELLA LEGA DEL 6 APRILE, SALVINI SARÀ RIELETTO SEGRETARIO PER LA TRAGICA ASSENZA DI SFIDANTI. L’UNICO CHE AVREBBE POTUTO IMPENSIERIRLO SAREBBE STATO IL COORDINATORE DEL CARROCCIO IN LOMBARDIA, L'EX FEDELISSIMO MASSIMILIANO ROMEO: MA IL COINVOLGIMENTO DEL FRATELLO, FILIPPO DETTO ''CHAMPAGNE'', NELLO SCANDALO LACERENZA-GINTONERIA NE HA AZZOPPATO LE VELLEITÀ – MA SUL TRIONFO DI SALVINI GRAVA UNA NUBE: CHE FARÀ IL “DOGE” ZAIA? SI PRESENTERÀ O RIMARRÀ A SCIABOLARE AL VINITALY DI VERONA?

stephen schwarzman jonathan grey giorgia meloni giancarlo giorgetti blackstone

DAGOREPORT: CHI TOCCA I FONDI, MUORE... – CHE HANNO COMBINATO DI BELLO IN ITALIA I BOSS DI BLACKSTONE, LA PIU' POTENTE SOCIETA' FINANZIARIA DEL MONDO? SE IL PRESIDENTE SCHWARZMAN ERA A CACCIA DI VILLONI IN TOSCANA, JONATHAN GRAY, DOPO UNA VISITA A PALAZZO CHIGI (CAPUTI) CON SALUTO VELOCE A MELONI, HA AVUTO UN LUNGO COLLOQUIO CON GIORGETTI SULLO STATO DEGLI INVESTIMENTI IN ITALIA (TRA CUI ASPI, DOVE I DIVIDENDI SONO STATI DECURTATI) – MENTRE IL FONDO USA KKR POTREBBE VALUTARE UN'USCITA ANTICIPATA DALLA RETE EX TIM (3 ANNI ANZICHE' 5)PESSIMI RUMORS ARRIVANO ANCHE DAL FONDO AUSTRALIANO MACQUARIE, PRESENTE IN ASPI E OPEN FIBER: MEGLIO DISINVESTIRE QUANDO I DIVENDENDI NON SONO PIU' CONVENIENTI....