ignazio marino marziano

TEATRINO CAMPIDOGLIO - “DISGRAZIO” MARINO STA PENSANDO DI PROLUNGARE LA SUA AGONIA RESTANDO AL SUO POSTO - A QUEL PUNTO IL PD PASSEREBBE ALLA SFIDUCIA O I CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA SI DIMETTONO IN MASSA - FRATTASI COMMISSARIO?

MARINO ORFINIMARINO ORFINI

Mauro Favale per “la Repubblica - Roma”

 

SE l’obiettivo era tenere tutti col fiato sospeso, Ignazio Marino c’è riuscito alla perfezione. Aula o non Aula? È questo il dilemma che circola tra Campidoglio, Nazareno, Palazzo Chigi e Montecitorio: perché alla situazione del Comune di Roma guardano un po’ tutti, anche prefettura e Vaticano, con la scadenza del Giubileo ormai davvero vicina.

 

Quando mancano dieci giorni al 2 novembre, giorno in cui le dimissioni del sindaco diventeranno esecutive, l’unica certezza è lo scontro finale che sembra profilarsi tra il primo cittadino e il suo partito, il Pd, il primo interlocutore di quella «verifica» (in verità dall’esito per nulla incerto) richiesta da Marino. E ribadita ieri anche dall’assessore a lui più vicina, Alessandra Cattoi: «Un confronto è giusto e auspicabile», dice. Anche perché è convinta che «lo scollamento tra città e sindaco (di cui aveva parlato anche Matteo Renzi, ndr.) è tutto da dimostrare».

 

MARINO GABRIELLIMARINO GABRIELLI

Su un punto, però, la Cattoi si dice soddisfatta: «Oggi si parla di politica ma fino a una settimana fa si diceva che il sindaco aveva dovuto dare le dimissioni perché c’erano delle cose molto strane sulle sue spese di rappresentanza. Non e’ vero, non ci sono cose strane sulle spese di rappresentanza. C’e’ una crisi che è tutta politica. Perché la politica ha isolato Marino? È di questo che dovremmo parlare ». Se in Aula Giulio Cesare, davanti a maggioranza e opposizione, o in un altro contesto, come suggerisce l’assessore Marta Leonori (Ci sono tanti modi per avere un confronto, diretto o in aula»), ancora non si sa.

 

marino renzi bergogliomarino renzi bergoglio

Ieri, durante la riunione di giunta, il tema non è stato affrontato. La polemica si è giocata tutta a distanza, con l’assessore dimissionario Stefano Esposito che se l’è presa con la collega Cattoi («Gli errori di Marino sono anche colpa sua») per poi chiudere, ancora una volta, qualsiasi spazio: «Non credo ci sia bisogno di ulteriori riflessioni».È la linea di tutto il Pd che, dopo la riunione con Matteo Orfini di due giorni fa, ribadisce la volontà di non arrivare a uno showdown in Aula Giulio Cesare. «Meglio evitare l’ultimo teatrino», è la frase che riecheggia nel gruppo consiliare.

 

RENZI MARINORENZI MARINO

Anche perché il risultato numerico sarebbe scontato: a sostegno del sindaco ci sarebbero non più di 11 consiglieri, i 5 della sua civica, i 4 di Sel, un ipotetico appoggio esterno di Mino Dinoi dal gruppo misto. L’undicesimo sarebbe lo stesso Marino. Comunque troppo lontani da quota 25, necessaria ad avere la maggioranza. In ogni caso, è sempre pronto il piano B, quelle dimissioni in massa dei consiglieri Pd contrari al sindaco. Sommate alle firme dell’opposizione, farebbero decadere automaticamente l’attuale consiliatura.

 

stefano esposito intervistato da antonello caporalestefano esposito intervistato da antonello caporale

Intanto Palazzo Chigi e Prefettura guardano alle prossime scadenze. Il “dream team” promesso da Matteo Renzi è quasi pronto, mentre al 99% il commissario che traghetterà Roma fino alle prossime elezioni sarà Bruno Frattasi, capo dell’ufficio legislativo del Viminale. Il prefetto Franco Gabrielli, che avrà il compito di nominarlo, si mantiene sul vago: «Vedremo il primo novembre: se Marino ritira le dimissioni ci saranno scenari e se non le ritira ce ne saranno altri».

 

 

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