giorgia meloni oscar giannino giancarlo giorgetti

“QUESTA SULLE ‘PRIVATIZZAZIONI’ È PURA FUFFA DA BIPOLARISMO TESTOSTERONICO” – OSCAR GIANNINO (CHE NEL 2011 SI FECE CELEBRARE IL MATRIMONIO DA GIORGIA MELONI): “IL POVERO GIORGETTI NON STA SVENDENDO UN BEL NIENTE. NON C’È NESSUNA PRIVATIZZAZIONE IN VISTA. SONO PURE CESSIONI DI QUOTE MINORITARIE. SI DARÀ SOLO UN INCENTIVO AI PRIVATI PER ASSUMERE QUOTE PRESENTATE COME PRIVE DI RISCHIO E A RENDIMENTO GARANTITO”

 

Estratto dell’articolo di Oscar Giannino per “il Foglio”

 

OSCAR GIANNINO

Diciamolo: sulle cosiddette privatizzazioni è slittato il piede sulla frizione. Il titolo di Repubblica sabato, “Italia in vendita” – “vendita” e non “svendita” – era solo la sintesi dei servizi relativi all’impegno di Giorgetti nel promuovere a investitori esteri gli oltre 350 miliardi di debito che deve piazzare in questo 2024, e l’assunzione di parte di quei 20 miliardi di quote di aziende pubbliche che il governo deve cedere in tre anni.

 

Meloni ha risposto che non prende lezione di italianità, ma Stellantis non c’entra nulla né con quel titolo né con ciò che Giorgetti è impegnato a fare. Il povero Giorgetti non sta svendendo un bel niente.

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI

Questa sulle “privatizzazioni” è pura fuffa da bipolarismo testosteronico, niente di reale. E non solleva neanche per sbaglio i punti veri che bisognerebbe affrontare per cedere quei 20 miliardi di quote pubbliche. In primis, non c’è nessuna “privatizzazione” in vista. Sono pure cessioni di quote minoritarie. Quei quattro gatti che la pensano come chi scrive aggiungono “purtroppo”, tutti gli altri no.

 

Ormai da anni l’unico vento che spira da sinistra a destra nella politica italiana è “le privatizzazioni degli anni Novanta sono stati un errore impostoci dall’Europa, lo stato deve tornare a essere regolatore e gestore insieme”. […]

 

LE POSSIBILI PRIVATIZZAZIONI DI FERROVIE, POSTE, MPS E ITA

Giorgia Meloni ha detto con chiarezza che “non ci sarà alcuna cessione del controllo di società pubbliche”. Noi quattro gatti abbiamo diritto a criticare, ma la sinistra la pensa uguale. Secondo punto: cedete quote pubbliche per far cassa, invece di usare le politiche di bilancio!”.

 

Come sopra: le politiche di bilancio lassiste hanno accomunato con poche eccezioni governi di tutti i colori, e quando anni fa la famigerata Ue ci consentì flessibilità per decine di miliardi di euro, dal governo Renzi in poi la politica l’ha usata per bonus e superbonus […], mica per iniziare una seria politica di abbattimento del debito. […]

 

Quel che invece sarebbe interessante, ma ovviamente non avverrà, è che il confronto pubblico si ponesse alcune questioni davvero rilevanti, se si vogliono cedere quote a privati del capitale di Ferrovie e Poste. Ferrovie Spa è oggi al 100 per cento pubblica e riceve a vario titolo più di 10 miliardi all’anno di trasferimenti dalle casse pubbliche.

 

oscar giannino giorgia meloni

Pochi hanno continuato a protestare […]. A tutti sembra normale. Questi trasferimenti servono a coprire costi. Grazie a tale ripiano improprio si realizzano modesti profitti. Ora se ne vuole cedere al mercato una quota per ottenere tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Ma perché i privati dovrebbero acquisirla, se non per comprarsi la garanzia un dividendo che viene da continuità se non accrescimento dei trasferimenti pubblici, invece che da maggior efficienza?

 

Una spinta all’efficienza verrebbe solo da una quota di capitale privata rilevante e dotata di voce nel cda, ma è esattamente quel che il governo e l’intera politica italiana non vogliono. In caso contrario si darà solo un incentivo ai privati per assumere quote presentate come prive di rischio e a rendimento garantito.

 

Cosa diversa ancora sarebbe cedere quote della sola Trenitalia scorporandola dalla rete: come azienda di servizi, la sua efficienza avrebbe solo da guadagnare da soci privati, e la cessione potrebbe essere alla fine anche integrale, lasciando allo stato la rete Rfi e i servizi non a mercato come i treni regionali.

 

SEMO GENTE DI PORCATA - VIGNETTA BY MANNELLI

Pensate ai tuoni che verrebbero da sinistra e sindacati. Per Poste, la cessione di due terzi della quota del Mef, vista la quota detenuta da Cdp, vedrebbe la società restare con un 45 per cento di capitale pubblico così da assicurarne il controllo. Ma poiché l’azienda guidata da Del Fante è impegnata in una strategia di crescita verso nuovi business e logistica […], la cessione di una quota non minima ma corposa a fondi d’investimento andrebbe accompagnata da un’esplicita strategia di assicurarsi il loro sostegno per accrescerne ulteriormente redditività e produttività. Su cose così ci vorrebbe la polemica, non sul solito straccio della lesa sovranità italica.           

giancarlo giorgetti giorgia meloni giancarlo giorgetti giorgia meloni oscar giannino

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...