PARADOSSO O PARA-GURU? - SECONDO L’ANTITRUST, DE LUCA È INCOMPATIBILE: O LASCIA IL GOVERNO O IL COMUNE

Vincenzo Iurillo per "il Fatto Quotidiano"

L'ultimatum dell'Antitrust, notificato il 7 ottobre, scadeva ieri e Vincenzo De Luca aveva ancora il cerino acceso in mano e il cappello su entrambe le poltrone. Così la delibera dell'Autority è arrivata puntuale: sancisce senza se e senza ma che la carica di sindaco Pd di Salerno è incompatibile con l'incarico ricoperto da 211 giorni nel governo Letta.

Viola due leggi: quella sul conflitto d'interessi del 2004 e quella per la stabilizzazione e lo sviluppo del settembre 2011. Beffa finale: il provvedimento del presidente Giovanni Pitruzzella definisce De Luca "sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti". Facendo strame dell'appellativo di "viceministro" che De Luca esibisce fiero insieme a quello di sindaco nei comunicati su carta intestata del Comune di Salerno.

E distruggendo alla radice la correlata tesi difensiva del primo cittadino Pd, contenuta nella memoria presentata il 25 novembre, secondo cui non sussiste incompatibilità perché non sono state attribuite le deleghe e dunque non si è perfezionata la procedura di nomina a viceministro.

"Il regime delle incompatibilità di cui alla legge 215/2004 trova comunque applicazione - a prescindere dalla questione deleghe - perché lo stesso dottor De Luca, per effetto del Dpr 3 maggio 2013 e del giuramento prestato quale sottosegretario di Stato alle Infrastrutture e ai Trasporti, ha comunque assunto il relativo incarico di governo, incompatibile (anch'esso, ndr) con la carica di sindaco del Comune di Salerno". De Luca aveva chiesto una proroga per produrre documentazione integrativa, istanza respinta perché "tardiva".

La delibera di incompatibilità sarà comunicata al diretto interessato, inviata ai Presidenti delle due camere e trasmessa al consiglio comunale di Salerno, che da mesi ha congelato in commissione Statuto la procedura di decadenza dalla carica di sindaco. De Luca ha 60 giorni per ricorrere al Tar del Lazio o 120 giorni per un ricorso straordinario al Capo dello Stato. Ma la sensazione è che la partita verrà chiusa nei prossimi giorni, prima che si attivi una mozione individuale di sfiducia in Parlamento o un intervento del Prefetto sul consiglio comunale, con le dimissioni di De Luca dall'incarico di governo.

Lunedì scorso il viceministro, pardon, sottosegretario ha scritto una lettera aperta a Letta a mò di ultimatum per ottenere le deleghe. Il premier non ha risposto ufficialmente. Ha lasciato trapelare una frase gelida: "Talvolta i non atti valgono più di mille parole". Da tradurre così: niente deleghe se prima non si dimette da sindaco. Cosa che De Luca non ha intenzione di fare in assenza di garanzie sul peso effettivo del suo ruolo di governo.

Ma conviene a Letta tenersi uno che un giorno sì e l'altro pure conciona contro il governo di cui è membro, è coinvolto in torbide vicende giudiziare - pochi giorni fa il Fatto Quotidiano ha rivelato una nuova accusa di corruzione per uno stralcio dell'inchiesta sul crac del pastificio Amato - ed è il padrone assoluto di quel Pd salernitano la cui immagine è inquinata da un'indagine sulle presunte infiltrazioni camorristiche nel tesseramento, e dal voto bulgaro congressuale del 97% per Matteo Renzi?

 

Vincenzo De LucaVINCENZO DE LUCAvincenzo de luca al seggio elezioni regionali saccomanni, alfano e lettaGiovanni Pitruzzella

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