1. ECCO PERCHE’ IL DITTATORE NAZARBAYEV SOGNA DI VEDERE ABLYAZOV STECCHITO SOTTOTERRA: IL SUO EX COMPARE D’AFFARI SPORCHI HA CON SE’ LE CARTE SUGLI AFFARI SPORCHI CHE IL PRESIDENTE DEL KAZAKISTAN CONCLUDE CON PARTNER INTERNAZIONALI PIÙ O MENO PRESENTABILI DA 20 ANNI A QUESTA PARTE. AFFARI “DELICATI” (PETROLIO, GAS, ARMI, FINANZA) CHE, SE RESI PUBBLICI, FAREBBERO MOLTO INCAZZARE ALCUNE POTENZE PRONTE A RITORSIONI POLITICHE, ECONOMICHE, E MILITARI 2.ABLYAZOV SA TUTTO DEGLI AFFARI E PER QUESTO IL GOVERNO INGLESE SI PREMURA, PER CONTO DI NAZARBAYEV, CHE IL CARO DISSIDENTE NON FACCIA MOSSE ‘’AVVENTATE’’ 3. ALLO STESSO MODO L’ITALIA DI BERLUSCONI, SEMPRE LAVORANDO PER NAZARBAYEV, SI È PREMURATA DI FORNIRE UN’ULTERIORE ARMA DI RICATTO CONTRO ABLYAZOV: SUA MOGLIE ALMA E SUA FIGLIA. IMPACCHETTATE E DIROTTATE SU VOLO PRIVATO AL DITTATORE, CHE POTRÀ TENERLE IN OSTAGGIO GRAZIE A PROCESSI PENALI CREATI AD ARTE

1. ABLYAZOV È A LONDRA, SOTTO CONTROLLO DEI SERVIZI INGLESI PER CONTO DI NAZARBAYEV
DAGOREPORT

Dov'è Mukhtar Ablyazov? Davvero ha passato in famiglia qualche giorno di maggio a Roma, tra cozze e spaghetti a Ostia e giri per i villini di Casal Palocco, come raccontano gli investigatori privati italiani che lo hanno seguito per conto di una agenzia israeliana (un favore tra servizi?), per poi perderlo di vista due giorni prima del blitz che ha permesso la deportazione di sua moglie Alma Shalabayeva e di sua figlia?

Oppure il miliardario dissidente kazako non si è mai mosso da Londra, dove vive dal 2011 quando ha chiesto asilo politico?

Il rapporto tra Regno Unito e il regime di Nazarbayev è la chiave per la soluzione del pasticcio kazaco. Da Londra sono volati negli ultimi anni 10 miliardi di sterline in investimenti verso l'arido paese centroasiatico, una steppa grande come l'Europa con appena 7 milioni di abitanti, e Cameron è appena stato in visita ufficiale con imprenditori al seguito, per firmare contratti da 850 milioni di euro. Tony Blair incassa 8 milioni l'anno da Nazarbayev per fargli da paggetto di politica estera.

Possibile che un paese con simili sfacciati legami con il dittatore che da più di trent'anni regna indisturbato sul Kazakistan, permetta che il suo nemico pubblico numero uno si rifugi serenamente a Londra?

Possibile. Basta mettergli l'Mi5, i servizi segreti interni, alle costole. 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, il dissidente Ablyazov è tenuto sotto controllo nei movimenti, negli incontri, nelle comunicazioni. Perché il problema vero per Nazarbayev - uno che alle ultime elezioni ha preso il 98% dei voti - non è la concorrenza politica di Ablyazov. Ma quello che sa. I documenti che possiede. Le prove degli affari fatti dal regime a partire dalla caduta dell'Impero Sovietico.

Ormai sappiamo che Ablyazov era il braccio destro di Nazarbayev durante i "wild nineties", i selvaggi anni ‘90 di Far West dove quelli che oggi chiamiamo oligarchi, erano venti-trentenni col pelo sullo stomaco alto così che mettevano le mani su aziende e concessioni pubbliche che nel giro di pochi anni hanno regalato profitti miliardari.

Petrolio, gas, armi, finanza. Ablyazov sa tutto degli affari "delicati" che Nazarbayev conclude con "partner" internazionali più o meno presentabili da 20 anni a questa parte. Affari che, se resi pubblici, farebbero molto incazzare alcune potenze pronte a ritorsioni politiche, economiche, e militari.

Per questo Ablyazov è molto pericoloso e il presidente kazako preferirebbe vederlo sottoterra. E per questo il governo inglese si premura, per conto di Nazarbayev, che il caro dissidente non faccia mosse avventate.

Allo stesso modo l'Italia di Berlusconi, sempre lavorando per Nazarbayev, si è premurata di fornire un'ulteriore arma di ricatto contro Ablyazov. Sua moglie e sua figlia. Restituite al dittatore, che potrà tenerle sotto scacco grazie a processi penali creati ad arte.


2. L'ALTA CORTE DI LONDRA CONGELA 3,5 MILIARDI AD ABLYAZOV
Anna Zafesova per "la Stampa"

Non si sa dove sia Mukhtar Ablyazov e non si sa nemmeno quanto gli sia ormai rimasto della sua astronomica ricchezza (si stimava che avesse maneggiato asset per 10 miliardi di dollari). L'Alta Corte di Londra ha infatti congelato 3,5 miliardi di proprietà del miliardario kazako, ritenendo valide le accuse sull'appropriazione indebita. Il Kazakistan incrimina l'ex pupillo di Nazarbaev di aver dirottato oltre 6 miliardi dalla banca Bta, peraltro una volta sua proprietà conquistata durante le privatizzazioni degli anni '90.

La giustizia di Sua Maestà - pur avendo concesso ad Ablyazov l'asilo in quanto perseguitato dal regime kazako - non ha creduto alla sua tesi che gli uomini di Nazarbaev gliel'avessero sottratta con pressioni.

Del resto, la controparte non ha badato ai mezzi: i legali londinesi della Bta passata di mano hanno ottenuto dal giudice l'accesso alla posta elettronica del cognato dell'oligarca, condannato in contumacia a 18 mesi di prigione per aver dato una mano a nascondere il denaro, mentre Ablyazov correrebbe il rischio di 22 mesi per aver mentito alla corte. Secondo fonti citate dall'Ansa invece ci sarebbe già la condanna.

L'ex prodigio della fisica - che aveva comunque ottenuto l'asilo in Inghilterra - convertitosi agli affari appena è arrivato il capitalismo nel suo Paese, ha avuto una carriera piena di alti e bassi: è stato capo dell'ente energetico, ministro dell'Energia e Industria, per poi venire arrestato e condannato a 6 anni, ma graziato da Nazarbaev (anche per le pressioni di Amnesty). Ricostruisce il suo impero - banche, edilizia, grandi opere - e nel 2009 finisce di nuovo sotto processo.

Un'altalena che gli fa pagare ora quello che era stato il suo privilegio, l'essere stato uno di quelli che potevano ignorare la legge o riscriverla a proprio piacimento, comprare asset inaccessibili altri, venire promossi da un giorno all'altro. In altre parole, essere un oligarca. Il connubio di soldi e potere, brevettato in Russia ma tutt'altro che una sua esclusiva, permette a chi è dentro quasi tutto, ma glielo fa pagare.

Si dice che Nazarbaev nel 2006 avesse graziato Ablyazov con la condizione che si sarebbe limitato al business stando fuori dalla politica, e che si sia sentito "tradito" quando l'oligarca ha cominciato a spendere milioni per il suo partito d'opposizione e i media critici del presidente.

La stessa condizione posta a suo tempo da Vladimir Putin agli oligarchi ereditati dall'epoca eltsiniana. Chi ha disobbedito o è morto in esilio, come Boris Berezovsky, o sta scontando una condanna in un Gulag, come Mikhail Khodorkovsky. E come tanti altri, meno famosi e carismatici. Tutti perseguiti in base a accuse vere, o verosimili, con gli stessi tribunali che assecondavano gli oligarchi quando era il loro turno di prendere scorciatoie o disfarsi dei concorrenti, mostrano altrettanta spregiudicatezza nel macellarli.

Per chi non è più parte della cerchia degli "amici" l'impunità non c'è, anzi, è la volta che il regime può dare in pasto all'opinione pubblica uno degli odiati ricconi, e la giustificazione «ma lo facevano tutti» non fa che peggiorare le cose. I resti dell'oligarca diventato dissidente diventano il premio per i leali.

Nella detronizzazione di Khodorkovsky da uomo più ricco della Russia a addetto alla sartoria della prigione l'odio per un concorrente politico era inestricabilmente legato all'ambizione di nazionalizzare il suo impero, per darlo in mano ai fedelissimi del Kgb che non avevano partecipato alla spartizione della torta degli anni '90.

Ablyazov faceva parte di quelli, giovani e pragmatici, che pensavano che, finita l'epoca dell'accumulazione primitiva, si potesse anche diventare più civili ed europei, lasciandosi alle spalle i propri padrini. Ma ha dimenticato troppi scheletri nell'armadio di Nazarbaev.


3. GLI AFFARI BRITANNICI IN KAZAKHSTAN NON TOLGONO L'ASILO A ABLYAZOV
Enrico Franceschini per "la Repubblica"

Anche la Gran Bretagna ha forti interessi commerciali in Kazakhstan, ma questo non le ha impedito di concedere asilo politico a Mukhtar Ablyazov, il dissidente kazakho la cui moglie, Alma Shalabaeva, è al centro dello scandalo scoppiato in Italia causa del suo forzato rimpatrio in Kazakhstan. Il Regno Unito ha accettato nel 2011 la richiesta di asilo politico di Ablyazov, che già si era rifugiato a Londra dopo essere stato incarcerato e perseguitato in patria e poi in Russia; da allora il governo kazakho ha ripetutamente protestato nei confronti di quello britannico e avviato una richiesta di estradizione di Ablyazov, alla quale tuttavia per il momento Londra non ha nemmeno risposto.

Ciononostante i legami economici tra Gran Bretagna e Kazakhstan sono forti almeno quanto quelli fra l'Italia e l'ex-repubblica sovietica dell'Asia centrale. Si sono ulteriormente rafforzati poche settimane fa quando il primo ministro David Cameron è diventato il primo leader britannico a visitare il Kazakhstan, con un viaggio che ha portato alla firma di affari per un valore di 700 milioni di sterline (circa 850 milioni di euro), alla testa di una delegazione di oltre 30 grandi e medie imprese del Regno Unito.

La Gran Bretagna era già uno dei maggiori partner del Kazakhastan, avendogli fornito più di 10 miliardi di sterline di investimenti diretti da quando il paese acquisì l'indipendenza con il crollo dell'Urss nel 1991. In campo petrolifero, per esempio, nel giacimento di Kashagan, la multinazionale anglo-olandese Shell detiene la stessa quota dell'Eni, il 16,8%; e nell'altro importante giacimento di Karachaganak, la British Gas ha il 32,5% , esattamente la stessa percentuale della società italiana.

Quanto alle esportazioni britanniche in Kazakhstan, lo scorso anno hanno raggiunto i 375 milioni di sterline, ma la visita di Cameron è servita ad aumentarle, individuando nuovi campi di crescita potenziale in settori che vanno dall'energia ai servizi finanziari, dall'architettura all'istruzione.

La visita del conservatore Cameron in Kazakhstan ha provocato polemiche a Londra, con accuse da parte dell'opposizione laburista e di gruppi per la difesa dei diritti civili di avere offerto al leader kazakho Nursultan Nazarbaev un importante riconoscimento politico, a dispetto delle violazioni dei diritti umani nel suo paese e delle critiche che gli vengono rivolte per un sistema autocratico che mantiene di fatto la stessa leadership al potere da un quarto di secolo, e anche più a lungo considerato che Nazarbaev era già al potere in Kazakhstan in epoca sovietica.

Ma il silenzio di Cameron su questioni legate ai diritti umani, evidentemente, non arriva al punto di consegnare a Nazarbaev un dissidente kazakho ospitato a Londra, anche perché la decisione sulla sua estradizione spetta eventualmente alla magistratura britannica, non al potere politico, e qui la separazione dei poteri dello stato è un principio finora rigidamente rispettato. Per ricevere favori politici su queste cose, il Kazakhstan, o qualunque altro paese, deve rivolgersi altrove, magari un po' più a sud, come dimostra quello che è successo a sua moglie.

 

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