DIMMI COME SCRIVI E TI DIRÒ SE SEI COLPEVOLE - CON UNA PERIZIA CALLIGRAFICA I PM CAPIRANNO SE GLI APPUNTI SULLA TRATTATIVA PER LA PRESUNTA TANGENTE SERRAVALLE, CONSEGNATI DA DI CATERINA, APPARTENGONO AL SEGRETARIO DELLA PROVINCIA PRINCIOTTA (CHE NEGA) - PUÒ ESSERE LA PROVA REGINA O FAR CROLLARE IL CASTELLO DI ACCUSE CONTRO PENATI & C….

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per il "Corriere della Sera"

Chiusura del cerchio sulla tangente Serravalle oppure boomerang per la credibilità dell'accusatore Di Caterina: passerà anche da una perizia calligrafica su un foglio dattiloscritto ma con alcune correzioni a mano, portato ai magistrati dall'imprenditore Piero Di Caterina e a suo dire consegnatogli dall'allora segretario generale della Provincia Antonino Princiotta, la possibilità dell'inchiesta della Procura di Monza di accertare eventuali corruzioni sottostanti l'acquisto nel 2005 da parte della Provincia di Milano presieduta da Filippo Penati del 15% dell'autostrada Milano-Serravalle detenuto dal gruppo Gavio-Binasco.

Cessione avvenuta a un prezzo molto elevato e tale da fruttare al venditore privato una plusvalenza di 179 milioni, 35 dei quali poi investiti nel 2005 da Gavio in una piccola quota nella tentata scalata dell'Unipol di Consorte alla Bnl.

Penati, il suo ex capo di gabinetto Giordano Vimercati, Binasco, Di Caterina, Princiotta, l'architetto Renato Sarno (vicino a Penati ma anche professionista legato a Binasco) e un dirigente di Banca Intesa, Maurizio Pagani, sono i sei protagonisti del filone d'inchiesta nel quale i pm Walter Mapelli e Franca Macchia ritengono centrale la caparra immobiliare con la quale Binasco, che non ha alcun rapporto con Di Caterina, nel 2008 gli fa avere 2 milioni di euro con un assegno tramite Sarno, in apparenza per una trattativa immobiliare in realtà fittizia e lasciata programmaticamente scadere al 31 dicembre 2010.

Penati si ritiene calunniato da Di Caterina quando costui ai pm dice: «Mi sono incontrato con Penati un giorno, credo quello precedente alla notizia dell'acquisto della partecipazione della Provincia di Milano nella Milano-Serravalle, e Penati mi ha parlato di questa operazione dicendomi che gli avrebbe consentito la restituzione dei soldi che mi doveva», in ipotesi appunto i 2 milioni veicolati nel 2008-2010 dalla caparra di Binasco.

È nell'interrogatorio del 30 giugno 2010 che Di Caterina consegna ai pm anche «un foglio dattiloscritto con alcune annotazioni a mano.

Mi è stato consegnato da Antonio Princiotta, all'epoca segretario generale della Provincia, nelle frequentazioni che io e Princiotta abbiamo avuto presso un ristorante svizzero di Capo San Martino (Lugano) nel marzo/aprile del 2010».

Perché sarebbe importante? Nel 2005 «Princiotta mi riferì che si stavano svolgendo delle trattative riservate presso lo studio di un commercialista milanese per definire il sovraprezzo da pagare al Gruppo Gavio per l'acquisto delle azioni Milano Serravalle da parte della Provincia. Princiotta, il quale partecipava alle trattative, mi disse che in quegli incontri stavano trattando l'importo che sarebbe stato retrocesso a Penati e Vimercati».

E qui c'entrerebbe il biglietto: nel 2010 «Princiotta mi ha consegnato questo foglio dicendomi che contiene il testo delle trattative che si sono svolte in relazione all'acquisto della Milano Serravalle da parte della Provincia di Milano. Il documento, sempre a detta di Princiotta, nell'aprile 2005 è stato oggetto di discussione nel corso di alcuni incontri presso lo studio del commercialista Ferruccio di Milano via Pontaccio» (studio che lì non esiste, fa rilevare il legale di Pagani, professor Angelo Giarda).

«Princiotta - aggiunge Di Caterina - mi ha riferito che a quegli incontri partecipavano lui, Vimercati, Binasco e un rappresentante di Banca Intesa, tale Pagani, e che si è anche parlato di un "sovrapprezzo" da pagare a favore di Penati e Vimercati. Tale importo era una percentuale del sovrapprezzo che la Provincia avrebbe pagato per ogni azione acquistata in virtù del pacchetto di maggioranza che veniva raggiunto».

Il giorno dopo averlo ricevuto, «nel retro del documento ho fatto annotare dalla mia segretaria le informazioni che mi sono state riferite a voce da Princiotta», che tramite il suo difensore esclude di aver consegnato un siffatto foglio a Di Caterina.

Il quale, ai pm che obiettano come sia «strano che io abbia fatto annotare dalla mia dipendente solo il giorno dopo le informazioni più importanti riferitemi da Princiotta e non abbia invece provveduto io a farlo», risponde: «Dico che è mia abitudine trattenere a mente le informazioni che mi vengono date, soprattutto se in forma riservata, e di prenderne nota quando ho la possibilità di farlo».

Dunque la retrofacciata del foglio ha le scritte a mano della segretaria sotto dettatura di Di Caterina, mentre la facciata anteriore dattiloscritta presenta delle frecce e degli appunti a mano che secondo Di Caterina sarebbero di Princiotta che gli avrebbe dato il foglio. Ecco perché i pm di Monza ora proveranno anche la strada della perizia calligrafica.

Se gli appunti a mano sul dattiloscritto risulteranno di Di Caterina o della sua segretaria, allora sarà l'attendibilità dell'accusatore (verificata in alcune vicende ma già controversa in altre) a vacillare. Se invece la calligrafia fosse di Princiotta, allora quel documento acquisterebbe un valore probatorio ben maggiore delle sole parole di Di Caterina.

 

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