LA GUERRA DEGLI UTENTI CONTRO IL GOVERNO USA È INIZIATA: PRESTO NASCERÀ UN SOFTWARE PER PROTEGGERSI DALLE SPIE

Serena Danna per "Corriere della Sera"

Mentre Obama continua a difendere il programma di sorveglianza della National Security Agency, il mondo della tecnologia muove i primi passi per la tutela della privacy della cittadini. L'Internet Engineering Task Force, una comunità internazionale che riunisce progettisti e sviluppatori per promuovere gli standard di Internet, ha annunciato un piano per evitare il tracciamento degli utenti sul web.

Il progetto prevede un sistema di comunicazione crittografata tra i siti e i browser (i software per navigare sul web) che renderebbe impossibile il tracciamento da parte di terzi. Al momento sono i siti che ospitano transazioni finanziarie a utilizzare i codici per proteggere i dati degli utenti: le banche, ad esempio, o i grandi bazar online come Amazon.

Ma dopo le rivelazioni di Edward Snowden, l'ex funzionario della Cia che ha svelato il sistematico spionaggio del governo americano ai danni dei cittadini attraverso il web, la tutela della privacy online è diventata priorità. Non lo è solo per i cittadini, che non vedono più la sicurezza nazionale motivo sufficiente per essere «spiati» online, consapevoli che la trasparenza debba essere un dovere dei governi e non della vita privata delle persone.

Anche i colossi del web hanno capito che la collaborazione con il governo potrebbe procurare loro più danni che benefici. La notizia che la Nsa avrebbe pagato milioni di dollari per spingere aziende come Google, Yahoo!, Microsoft e Facebook a produrre documenti per coprire le loro attività «illecite» online, danneggia la reputazione di aziende che basano il loro successo (economico e no) sulla fiducia degli utenti.

Per questo non stupisce che il team del progetto dell'Ietf per proteggere la vita online dei cittadini includa anche gli sviluppatori e gli ingegneri delle compagnie coinvolte nello scandalo. Obiettivo del gruppo è rendere obbligatorio l'utilizzo del protocollo criptato «Trasport Layer Security» già nella prossima versione dell'http, il sistema di comunicazione usato per il trasferimento dei dati sul web, prevista per il 2014.

La ribellione delle aziende di tecnologia è cominciata agli inizi di agosto, quando Lavabit e Silent Circle, due società statunitensi che offrono caselle email a prova di tracciamento, hanno annunciato la sospensione di alcuni servizi per non dover fornire informazioni sui loro clienti alla National Security Agency.

Ladar Levison, proprietario di Lavabit, ha ammesso di aver ricevuto l'ordine di collaborare con la Nsa dalla Foreign Intelligence Surveillance Court, il tribunale federale che autorizza l'agenzia ad avere accesso ai database delle aziende.

D'altronde anche la paventata selezione rigorosa di dati e metadati da analizzare, usata dal governo per difendersi dalle accuse, è stata smentita: il Wall Street Journal ha affermato che il 75% del traffico internet in America è sorvegliato dagli analisti dell'agenzia di sicurezza, i quali - non di rado - non solo commettono errori grossolani, ma utilizzano i software per spiare le conversazioni dei propri partner (nel 2012 ci sono stati due casi).

In base alle rivelazioni di Edward Snowden si è scoperta anche l'esistenza di un programma, XKeyscore, in grado di registrare tutto quello che un utente fa su internet e che resiste ai sistemi di cifratura delle comunicazioni.

D'altronde è notizia di qualche giorno fa che i software usati per il programma Prism non servissero solo all'anti-terrorismo ma anche a contrastare crimini domestici. La Reuters ha rivelato che un'unità segreta della Drug Enforcement Administration avrebbe a disposizione «un database di documentazione telefonica fornito da diverse agenzie nel Paese che le aiutano ad avviare indagini sui cittadini nel Paese».

Ieri il Financial Times ha pubblicato una lettera a firma di diverse organizzazioni di difesa dei diritti dei netizen, tra cui il fondatore del web Tim Berners Lee, che chiedono una riforma dello status quo online: «La nozione di libertà e sicurezza online - si legge - rischia di finire negli annali della storia».

 

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