romano prodi corna

PRODI CONFONDE DESIDERIO CON REALTA’ E VEDE LA MERKEL ABBANDONARE L’EURO – “COMINCIA A NASCERE IN ME IL DUBBIO CHE LA GERMANIA SI TENGA UNA STRATEGIA DI RISERVA: FARE DA SOLA” – E PENSARE CHE FINO A POCO TEMPO FA DICEVA: “I PRIMI AD AVERE PAURA DI ABBANDONARE L' EURO SONO I TEDESCHI”

 

Fausto Carioti per Libero Quotidiano

 

PRODI CIAMPIPRODI CIAMPI

Sono cambiate molte cose. In Europa, a Berlino e persino nella testa di Romano Prodi. L' ex premier e presidente della Commissione europea, corresponsabile della nascita dell' euro (incluso quel disastroso rapporto di cambio con la lira), aveva sempre marchiato come una follia l' idea che la Germania potesse lasciare Eurolandia. «I primi ad avere paura di abbandonare l' euro sono i tedeschi», ripeteva col sorriso di chi conosce il mondo. Non è più così. Adesso il professore bolognese racconta un' altra storia: quella di un disegno della Germania per mollare la moneta unica al proprio destino e adottare una valuta forte.

 

LEX CANCELLIERE HELMUT KOHL ANGELA MERKEL ROMANO PRODI jpegLEX CANCELLIERE HELMUT KOHL ANGELA MERKEL ROMANO PRODI jpeg

Magari assieme ad altri Paesi, come Austria, Olanda e Finlandia. In ogni caso, una sorta di supermarco. Da contrapporre a ciò che resterebbe dell' euro: ridimensionato, a quel punto, a divisa di noialtri "latinos". Il fondatore dell' Ulivo l' ha messa così, in un' intervista alla Stampa: «Ragionando su quel che leggo, le ripetute interviste di accreditati esponenti tedeschi, filtra l' idea che possa essere la Germania a voler abbandonare l' euro. Comincia a nascere in me il dubbio che la Germania si tenga una strategia di riserva: fare da sola».

 

Un piano da far scattare se le cose per la moneta comune dovessero peggiorare o, semplicemente, se a Berlino dovessero decidere che è più conveniente fare così. Per l' Italia e altri Paesi potrebbe essere un' ottima opportunità per ricominciare a crescere, anche se questo Prodi non lo dice e molto probabilmente non lo pensa.

 

hans olaf henkel hans olaf henkel

La sua voce è quella di uno che non parla a caso, ha contatti con premier e capi di Stato dall' Europa alla Cina e mantiene incarichi e consulenze in gruppi privati e organizzazioni internazionali. Sinora però né la cancelliera Angela Merkel né alcun rappresentante del governo di Berlino ha mai parlato in pubblico di una simile eventualità. A sostenerla apertamente sono stati personaggi influenti, ma "laterali", come Hans-Olaf Henkel.

 

L' ex presidente della Confindustria tedesca, il quale già da tempo, dopo aver riconosciuto che il suo appoggio all' introduzione dell' euro è stato «il più grande errore professionale che io abbia mai fatto», ha invitato la Germania a lasciare Italia, Grecia, Spagna e Portogallo alle loro miserie per tornare al marco o creare un' unione monetaria con l' Austria e altri Paesi dai conti pubblici più solidi. Idee che lo hanno portato a farsi eleggere all' europarlamento nella lista di Alternativa per la Germania, il partito "populista" di Frauke Petry, in forte ascesa.

 

JOSEPH STIGLITZJOSEPH STIGLITZ

Più vicino al giro della Merkel il superconsulente Roland Berger, che presta i propri servigi anche al governo di Berlino: a dicembre, intervistato dal quotidiano Handelsblatt, ha detto che la Germania dovrebbe abbandonare l' area dell' euro «per salvare la Ue», che si trova in «condizioni catastrofiche» causate innanzitutto dalla valuta unica. Anche Joseph Stiglitz, ex capo economista della Banca mondiale, predica l' uscita della Germania dall' euro, assieme con altri Paesi nordici, per lo stesso motivo.

 

È evidente: Prodi è deluso dall' Unione e dalla moneta che ha contribuito a creare, ma oltre non si spinge. Facile intuire che non accoglierebbe con favore l' uccisione dell' euro per mano della Germania. Eppure, se questa avvenisse, l' Italia ne ricaverebbe almeno tre vantaggi: si libererebbe dal giogo dell' austerity imposto da Berlino, avrebbe una divisa svalutata rispetto a quella tedesca - con effetti positivi sulle esportazioni - e, in quanto idea altrui, non dovrebbe pagare il prezzo del biglietto d' addio che il presidente della Bce, Mario Draghi, ha appena quantificato in 358 miliardi nel caso in cui fosse Roma a lasciare la valuta unica.

 

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