QUOTE IN-CASINATE - A PALAZZO MADAMA SI GIOCHERANNO I DESTINI DELLA PROSSIMA LEGISLATURA E MONTIMER, PREOCCUPATO DALLE POSSIBILI DEMOCRISTIANERIE POST-VOTO DI PIERFURBY E FINI, BLINDA LA LISTA UNITARIA DEL SENATO: STOP ALLE QUOTE E OBBLIGO PER GLI ELETTI DI CONFLUIRE IN UN GRUPPO UNICO - L’AGENDISTA STREGONE NON LEGGE I SONDAGGI E PUNTA AD AVERE TRA I 30 E I 50 SEGGI - CASINI RINUNCIA ALLA TRATTATIVA? “SULLE LISTE DECIDE IL PROFESSORE…”

1 - LISTA MONTI: CASINI, NO QUOTE NE' TRATTATIVE, DECIDE IL PROF
(ANSA) -
Per la compilazione delle liste che fanno capo al presidente del Consiglio "non ci sono quote" né sono in corso su questo trattative: "tutti saranno indicati dal presidente del Consiglio". Lo dice il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. "Noi avremo zero senatori, visto anche che avremo un gruppo unico" sottolinea Casini in occasione di una conferenza stampa a Montecitorio dove assicura: "non ci sono affatto trattative, il clima tra noi è ottimo e ieri sera più che altro abbiamo chiacchierato".

2 - IL PROFESSORE BLINDA LA LISTA DEL SENATO STOP ALLE "QUOTE"
Fabio Martini per "la Stampa"

Per Mario Monti il cambio di stagione si misura anche dalla qualità dei suoi vertici, un tempo assieme ad Obama, Merkel e Hollande, ieri sera ancora una volta con Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini per mettere a punto nomi, pesi e contrappesi della lista montiana al Senato. Il Professore ha deciso di «sporcarsi le mani», occupandosi personalmente di questo dossier perché sa che la qualità delle candidature al Senato sta diventando strategica: è nella «Camera alta» che quasi certamente si giocheranno i destini della prossima legislatura.

E infatti nel vertice di ieri sera Monti ha imposto regole rigide: per la lista unica del Senato, «niente quote» e, per scongiurare future tentazioni autarchiche, obbligo per i candidati di confluire dopo le elezioni in un Gruppo senatoriale unico. Effettivamente, nella prossima legislatura il Senato potrebbe, per una volta, strappare alla Camera la proverbiale centralità politica.

Al punto che stanno accarezzando l'idea di diventare senatori personaggi che non lo sono mai stati: Pier Ferdinando Casini (che punta alla presidenza dell'assemblea), Silvio Berlusconi, mentre Nichi Vendola ha deciso di stornare verso la Camera tutti i suoi candidati «border line», per evitare un bis dell'effetto-Turigliatto, il senatore di Rifondazione comunista che con le sue dissociazioni, diede il via allo smottamento del governo Prodi.

E d'altra parte non era sfuggito nei giorni scorsi a Monti il rischio che Udc e Fli, dopo le elezioni e in presenza di un risultato poco brillante della coalizione, potessero accarezzare l'idea di riprendersi la loro autonomia. Giocandosi col Pd, in caso di pareggio, la partita della maggioranza. Ecco perché nei giorni scorsi il Professore aveva stoppato la richiesta di Pier Ferdinando Casini di poter avere 20 capilista Udc in altrettante Regioni.

Ecco perché ieri sera, nel vertice con Casini e Fini, Monti ha chiesto che «si accantoni l'idea delle quote». Ecco perché, proprio per evitare possibili, fughe centripete nella prossima legislatura, il «commissario» Enrico Bondi avrebbe presentato un decalogo per le liste. Compresa la sottoscrizione di un impegno vincolante a far parte dello stesso gruppo nella prossima legislatura. In altre parole, Monti ha «blindato» la lista unitaria del Senato.

Dalle prime proiezioni fatte, la coalizione calcola di poter eleggere nel prossimo Senato un numero di senatori che oscilla tra i 30 (pari al 10% di voti a livello nazionale) e 50 (pari al 20%) e Monti punta ad averne con se più della metà. Certo, per ora l'area Monti non appare capace di attrarre candidature di peso.

Da questo punto di vista la giornata di ieri ha segnato un punto a favore del Pd, che è riuscito ad annunciare la candidatura di personalità - l'ex direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli e il numero due della Cisl Giorgio Santini - che almeno sulla carta sembravano «tagliate» su misura per la Lista Monti. Il premier, in realtà, sta tenendo coperti i nomi di maggior prestigio e l'elenco sarà reso noto giovedì dallo stesso Monti.

Dentro i due partiti della coalizione, teso il conflitto dentro il Fli, precipitato nei sondaggi su quote che ne limitano molto le potenzialità, sia alla Camera che al Senato. Alla Camera (dove si immagina di poter eleggere 7-8 deputati), Fini si è impegnato a trovare un posto sicuro ad Italo Bocchino, Chiara Moroni, Roberto Menia, Enzo Raisi e Carmelo Briguglio, mentre al Senato (posti sicuri 3), i "blindati" sono Benedetto Della Vedova, Giulia Bongiorno e uno tra Giuseppe Valditara e Alessandro Ruben, uno dei principali artefici dello storico viaggio in Israele di Fini.

 

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