SOCIALBANANA - ROMA O MILANO? LA SCELTA DELLA ONLUS DOVE SCONTARE LA PENA FA LITIGARE COPPI E GHEDINI

Ugo Magri per La Stampa

Entro quattro giorni, S.B. dovrà decidere quale piega imprimere alla propria vita. Difatti martedì gli scade il termine per chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali: un inchino umiliante alle regole della giustizia, che tuttavia consentirebbe al Cavaliere di cavarsela con qualche ora di lavoro al dì, lasciandolo libero di spendere come gli aggrada il resto delle giornate. L'intenzione di presentare domanda pare fuori discussione. Però sul «come», sul «dove» e sul «quando» scontare la pena regna, incredibilmente, una fitta nebbia.

Ci si aspetterebbe che l'uomo ormai abbia ben chiaro presso quale onlus proporsi (lunghissima è la lista delle organizzazioni pronte a spalancargli le braccia, specie con gli attuali chiari di luna), invece nulla risulta dalle sue parti. «La scelta è un segreto professionale», fa il misterioso l'avvocato Longo.

«La realtà è che lui non ha deciso perché cambia idea ogni due per tre», è la risposta che si riceve invece nell'entourage. Storace ha provato a stuzzicare il diretto interessato, ricavandone l'impressione che Silvio preferisca far capo a Roma, dove l'ex premier ha traslocato la sua residenza; ma nelle ultime ore nemmeno la scelta di «mettersi in prova» nella Capitale pare sia poi così certa, perché è tornata in auge Milano. Per farla breve, tutto è ancora per aria mentre la sabbia nella clessidra scorre inesorabile.

Sembra certo che, a rendere più ardua la scelta berlusconiana, contribuisca una forte dissonanza tra i suoi legali. Stando ai «rumors», Coppi e Ghedini sarebbero in totale disaccordo sulla strategia da seguire. Al punto che il primo starebbe interrogandosi molto seriamente se insistere nella difesa del Cavaliere, accettata sei mesi fa senza aver mai potuto correggere adeguatamente la rotta.

Fonti vicine alla famiglia e all'azienda riferiscono che la tattica imposta da Ghedini consisterebbe nel temporeggiare in attesa di qualche amnistia o indulto; dunque, la domanda di Berlusconi al Tribunale di sorveglianza sarebbe parecchio generica, non conterrebbe indicazioni specifiche su come e dove fare servizio sociale.

Laddove Coppi, viceversa, è contrario a menare il can per l'aia, convinto che il suo cliente farebbe bene a sbarazzarsi della pena (9 mesi se si comporterà bene) in modo da riavere quanto prima il passaporto e godersi la libertà. Teme fortemente, il principe del foro, che certi ostruzionismi nei confronti dei magistrati finirebbero per indispettirli vieppiù, col risultato catastrofico di condannare Berlusconi agli arresti domiciliari, circostanza che di regola accade una volta su cento.


La divergenza non finisce qui. Coppi consiglia di posizionare il Cavaliere su Roma, dove sarebbe in grado di seguirlo passo passo nei suoi mille impicci giudiziari. Invece Ghedini gradirebbe Silvio a Milano, per ragioni uguali ma contrarie. E qui subentrano ulteriori dilemmi.

Qualora mettesse radici all'ombra del Cupolone, Berlusconi resterebbe centrale in politica però sotto l'influenza moderatrice di Alfano e degli altri «ministeriali»; se viceversa optasse per Arcore, avrebbe modo di dedicarsi ai nipoti, al Milan e alle aziende, ma sarebbe lontano dai giochi capitolini, subirebbe l'influenza di Bondi, della Santanché e dei «lealisti», operando dunque quale scheggia impazzita in un sistema che tanto sano, a ben vedere, non è.

 

FRANCO COPPI E NICCOLO GHEDINI GHEDINI IN CASSAZIONE FOTO LAPRESSE BERLUSCONI IN TRIBUNALEsantanche e alfano - copyright PizziBONDI URLA NEL GIORNO DELLA FIDUCIA A LETTA FOTO LAPRESSE

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