LA SCISSIONE DELL’ATOMO DI “SCIOLTA CIVICA”: METÀ DEI MONTI-BOYS VUOLE RESTARE CON PIERFESSO

Francesco Bei per "la Repubblica"

Non si sono mai amati e l'ora del divorzio sta per scoccare. In fondo anche Mario Monti, pur smentendo la notizia di una espulsione dell'Udc dai gruppi "civici", ha lasciato intendere ieri che una separazione è dietro l'angolo: «Con Casini abbiamo deciso a suo tempo di fare i gruppi unici e ogni ulteriore decisione sarà presa in accordo: la vita è fatta anche di valutazioni in corso d'opera e comunque in via consensuale». La verità è che il gruppo dirigente di Scelta Civica su questo argomento - la separazione dell'Udc - si è spaccata esattamente a metà: sette contro sette.

È accaduto martedì al comitato di presidenza convocato da Monti dopo l'ennesima lite con i centristi di Casini. «Questa questione - ha esordito l'ex premier - va risolta in maniera definitiva, se possibile consensualmente. Non sono più disposto ad accettare il controcanto quotidiano dell'Udc, per cui ogni volta che proponiamo qualcosa Lorenzo Cesa o qualcun'altro ci risponde con ostilità o ironia».

Monti ha chiesto «una decisione chiara e definitiva, in una direzione o in un'altra». Ovvero separazione subito dall'Udc, la strada preferita, oppure creazione di un partito unico con Casini. Quello che forse il leader non aveva previsto era la divisione verticale del suo stato maggiore tra chi - come Mario Mauro, Lorenzo Dellai o Andrea Riccardi - riteneva preferibile tenere ancora la porta aperta a Casini e chi - l'ala laica di Lanzillotta e Della Vedova - si è schierata con Monti per l'avvio della separazione.

Sette contro sette. Ma alla fine, nonostante il pareggio, è prevalsa la linea del leader. E un immediato riscontro lo si è avuto ieri, con la presentazione dei coordinatori regionali di Scelta Civica da parte del Professore. Un segnale di radicamento territoriale del nuovo soggetto politico, proiettato verso la sua prima convention al Teatro Eliseo di Roma il 13 luglio. Appuntamento al quale l'Udc risponde con la propria assemblea programmatica convocata appena una settimana dopo.

«Mi sembra surreale - osserva il segretario centrista Cesa - che oggi, con tutti i problemi che ha l'Italia, dobbiamo stare a discutere se Scelta Civica si debba dividere o meno da noi». Il problema ora è capire se Casini riuscirà a convincere qualche parlamentare ad aderire ai nuovi gruppi dell'Udc in formazione. Servono infatti almeno 5 senatori e 10 deputati per formare delle componenti del gruppo Misto. E i casiniani sono 3 al Senato e 8 alla Camera.

Intanto, oltre all'Udc, Scelta Civica ha perso ieri un altro pezzo. Lo strappo l'ha compiuto Italia Futura, il movimento di Montezemolo, uno dei soci fondatori. Italia Futura annuncia «il ritorno all'origine di "pensatoio" al servizio dell'agenda del paese, fuori dai partiti ma dentro alla politica ». L'associazione, si legge in un comunicato, «si smarca dal ruolo di corrente partitica nel quale la confusione politica di questi mesi l'ha relegata».

 

CASINI E MONTI EDOARDO BARALDI monti casini MARIO MAUROLORENZO DELLAIAndrea Riccardi Luca Cordero di Montezemolo

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