UN FIORETTO? NO, UN FIORINO! (PERCHE’ NO UN FIORELLO?) - IL LEADER POPULISTA OLANDESE WILDERS TUONA CONTRO L'EURO: “TORNIAMO AL FIORINO” - FORTE DEL SUO RUOLO DETERMINANTE PER LE SORTI DELLA MINORANZA CHE GOVERNA L’OLANDA, IL LEADER DEL PARTITO DELLA LIBERTÀ POTREBBE OTTENERE IL VIA LIBERA AL REFERENDUM POPOLARE: “UN DIRITTO PER IL CITTADINO SOPRATTUTTO ORA CHE RISCHIAMO SERI TAGLI AL BILANCIO” - IL MINISTERO DELLE FINANZE OLANDESE: “NON ANDRÒ A MENDICARE A BRUXELLES”…

Luigi Offeddu per il "Corriere della Sera"

«Molliamo subito l'euro e torniamo al fiorino. Prima si vota su questa decisione, e meglio è». Geert Wilders, leader populista del Partito della libertà e pilastro esterno della minoranza che governa l'Olanda, non fa mai una mossa a caso. Infatti ieri ha annunciato questo suo referendum, «un diritto per il cittadino olandese soprattutto ora che rischiamo seri tagli al bilancio». E oggi si siede al tavolo del governo per negoziare su quegli stessi tagli, ormai giudicati indispensabili dalla Commissione europea, dai leader dell'eurozona e dalla Banca centrale europea.

Perché l'incredibile è avvenuto, nella classe dell'euro il ragazzino solerte del primo banco rischia di finire dietro la lavagna: quella stessa Olanda che sei mesi fa rimbrottava gli spendaccioni greci, e che ancora è uno dei soli 4 Paesi dell'euro ad avere un rating da «tripla A», oggi sta tuffata nella recessione proprio come tante altre nazioni e soprattutto si vede richiamare dall'Europa per aver sforato le previsioni sul deficit pubblico: nel 2013 sarà ancora al 4,5% del prodotto interno lordo, ben al di sopra di quel 3% concordato con Bruxelles; e già l'Aia scorge il suo tasso di disoccupazione superare il 5%, proprio là dove, da 40 anni, decine di etnie di tutto il mondo trovano lavoro, pensione, sicurezza sociale.

Questa mattina si comincia dunque a discutere dei tagli: dai 9 ai 12 miliardi di euro, ad andar bene, con 2,5 miliardi che dovrebbero arrivare da un congelamento dei salari pubblici per due anni e mezzo, e altri 2,7 miliardi attesi da un blocco di pensioni e assicurazioni sociali; il resto, non si sa. Tutta colpa dell'euro, spiega appunto uno come Wilders, sbandierando le sue analisi statistiche. L'ultima dice: dall'introduzione della moneta comune ci si attendeva un introito annuo di 800 euro in più per ogni cittadino olandese, e invece c'è stata una perdita di 2.700 euro, sempre a cranio.

L'argomento fa presa, ma soprattutto conta il fatto che Wilders è l'ago della bilancia in una situazione politica potenzialmente instabile. Infatti il governo di minoranza formato dal partito Vvd (liberaldemocratici pro libero mercato, guidati dal primo ministro Mark Rutte) e dall'alleanza cristiano democratica Cda, si regge in parte sull'appoggio di Wilders, che secondo i patti viene regolarmente consultato su alcune materie: immigrazione, ordine pubblico, assistenza agli anziani, provvedimenti di austerità. È per quell'ultimo punto, che oggi chiederanno il suo parere: ma c'è da scommettere che l'uomo vorrà qualcosa, o molto, in cambio.

Ci sono altri partiti che potrebbero essere importanti per il governo, in questo momento: i due socialisti o socialdemocratici, PdvA e Sp, che però sono rimasti esiliati all'opposizione due anni fa, quando il panorama politico ed economico era ben diverso da quello di oggi.

Il governo ribadisce quella che considera la sua priorità di sempre: «Avere delle finanze in ordine è fondamentale, sia in Olanda che nell'Unione Europea: è questa la massima priorità del ministero delle finanze per i prossimi anni».

Ma l'imbarazzo trapela anche dalle dichiarazioni ufficiali. E dalle parole di colui che oggi guida proprio il ministero delle Finanze, Jan Kees de Jager: «Io non andrò a mendicare a Bruxelles - ha detto l'altro ieri - io vado sempre con la testa alta, oppure non vado per nulla». E ancora: «Per me è un'esigenza assoluta che l'Olanda, specialmente dopo aver fatto di tutto per avere delle strette regole di bilancio, si attenga a esse». Questa mattina, dovrà spiegarlo a un signore biondo di nome Geert Wilders.

 

il leader della destra olandese Gert Wildersbarroso MERKEL grecia - Papademos

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)