SINDROME DI DOWNTON - LA SERIE SULL’ARISTOCRAZIA INGLESE E’ UN TRIONFO GLOBALE MA NON ECCITA GLI ITALIANI - I FAN SI LAMENTANO DI TROPPA PUBBLICITÀ SU RETE4, E PREFERISCONO SCARICARLA DA INTERNET O COMPRARE I DVD

Silvia Fumarola per ‘La Repubblica'

Mentre stasera su Retequattro si conclude la terza stagione di Downton Abbey (fazzoletti a portata di mano), il dibattito nei blog e sulla pagina Facebook dei fan impazza. Perché la serie più vista e più premiata, in Italia ha così poco pubblico? Partita con un milione di spettatori, se n'è persi per strada un po', e lunedì erano 861mila.

Un club rispetto gli 11 milioni che hanno seguito le avventure di Lord Grantham in Inghilterra e ai dieci milioni che hanno salutato l'arrivo della quarta stagione in America. Maureen Dowd, editorialista del New York Times, scrive come gli americani, nemici delle diseguaglianze, abbiano perso la testa per gli aristocratici, e di come lei, che ha radici irlandesi, guardi con occhi diversi la serie.

In Italia sul web il confronto sugli ascolti rasoterra è aperto: qualcuno pensa che ci sia un problema culturale, «non sappiamo apprezzare la bellezza e ci meritiamo solo Cesaroni e cinepanettoni»; c'è chi consiglia i dvd in inglese per apprezzare gli attori, altri spiegano di aver evitato apposta Retequattro per le interruzioni. Forse bisogna partire da qui: tanti scrivono che non si può infarcire di spot, stringendolo a Tempesta d'amore.

L'ex direttore di Rai4, Carlo Freccero, non ha dubbi: «È importante la rete, eccome: ognuno fa il proprio palinsesto ma Retequattro non è adatta. In Gran Bretagna è naturale
che siano impazziti. Gli americani, grandi fan di Downton Abbey, hanno un complesso verso gli inglesi, e il fatto che negli Stati Uniti vada in onda sulla Pbs, la rete pubblica, ha aggiunto forza. In Italia la fiction in costume è sempre vissuta attraverso la chiave del melodramma, mentre Downton è più complessa, è sui rapporti di potere declinati anche attraverso i legami amorosi».

«Sapevamo che era un prodotto difficile perché parla alla testa e non alla pancia» spiega il direttore di Retequattro, Giuseppe Feyles «ma respingo al mittente le critiche, è giusto mettere nel palinsesto la qualità alta, dobbiamo offrire prodotti per ogni tipo di pubblico, non solo quelli "larghi" per tutti. Ci abbiamo creduto. Per un livello così alto possiamo rinunciare a qualche punto di share, è un ottimo risultato. Perché destinare una serie raffinata solo alla pay tv? Noi accorpiamo due puntate, la pubblicità è sempre la stessa, forse verso la seconda parte era più intensa».

Si sarà fatto un'idea del pubblico. «Il pubblico, come la società, è complesso», continua Feyles «non ce n'è uno solo, più offerta c'è meglio è. Non a caso trasmetteremo un altro telefilm d'autore, Hatfields & McCoys con Kevin Costner, su due famiglie del West.

Downton Abbey mi ha colpito per la cura. Tanta bellezza è un messaggio per la nostra società, che è sciatta: era un mondo in cui la cura della casa e delle persone - rispettate sia upstairs che downstairs- è centrale. È ciò di cui sentiamo nostalgia. Proporremo anche Downton Abbey 4».

«Che invidia una serie così» commenta lo sceneggiatore Sandro Petraglia «curata nei minimi dettagli, dai costumi ai dialoghi, scritta benissimo, diretta con mano sicura, con una fattura superba. Costosissima. Il cast è azzeccato dal più piccolo dei personaggi, è facile avere un protagonista bravo, ma in Downton Abbey è grande anche l'ultima comparsa. Perché poco pubblico in Italia? Non penso sia adatta a Retequattro, che come RaiDue non ha un'identità precisa».

Secondo Freccero «il problema riguarda l'estetica, il gusto del pubblico». «Mediaset » spiega «offre in prima serata Il segreto, una brutta telenovela spagnola, è il romanzo d'appendice, non un romanzo. E Retequattro fa il tris: ripropone nella stessa serata
Il segreto, Tempesta d'amore e poi Downton Abbey: chi segue Il segreto può apprezzare la scrittura raffinata di Fellowes? Vogliamo parlare della fiction italiana? È disastrosa. Siamo fermi a Don Matteo e non apriamo il capitolo su Gli anni spezzati o Un matrimonio.
In Rai ci sarà ancora qualcuno di sinistra?».

 

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