QUELLO STRANO ASSE RENZI-BANANA-NAPOLITANO - SULLA LEGGE ELETTORALE, RE GIORGIO STA CON MATTEO: SE NON SI CAMBIA, LA MANNAIA DELLE ELEZIONI

Marco Conti per "Il Messaggero"

Non è uno che si commuove facile, ed è noto. E così è stato anche ieri, malgrado Renzi abbia mandato nella sede di FI la giovane e affascinante Maria Elena Boschi.
Il niet di Denis Verdini è stato totale sia sulle preferenze, sia sulle soglie di sbarramento. «Non si tocca nulla». Soprattutto non si rivede quel 5% di sbarramento che nel palazzone di San Lorenzo in Lucina sospettano sia il vero obiettivo da abbattere per il Nuovo Centrodestra.

NIET

«I patti sono chiari e anche su questo abbiamo discusso a lungo. Noi abbiamo già ceduto sul doppio turno e oltre non riusciamo ad andare», è stata la cortese ma ferma spiegazione data dal coordinatore azzurro alla parlamentare che il segretario del Pd ha incaricato di seguire la trattativa. Ma la trattativa non c'è, almeno per ora, e il «prendere o lasciare», pronunciato da Renzi sabato scorso dopo l'incontro con Berlusconi, diventa un muro contro il quale sinora sono andati a cozzare tutti i tentativi.

Compreso quello che Angelino Alfano sta facendo con Enrico Letta e Dario Franceschini. Quest'ultimo ha rotto ogni indugio schierandosi ieri l'altro sul Corriere in maniera netta contro il ritorno delle preferenze, mentre il presidente del Consiglio continua a guardare con sospetto le mosse di Renzi e cerca di tenere buono l'alleato con l'assunto che le riforme spettano al Parlamento e ai partiti.

Sino a ieri il gioco è stato tenuto dai partiti, ma da lunedì il confronto si sposta prima in Commissione e poi in Aula. Il via libera dato ieri al testo base di tutti i partiti contraenti dell'accordo rafforza le speranze del sindaco di Firenze che è però consapevole delle insidie che lo attendono.

Al punto da aver ieri di nuovo detto chiaramente che «se salta tutto si torna a votare anche in pieno semestre di presidenza italiana dell'Europa». Una constatazione, o una minaccia, che non impressiona i piccoli partiti che in questi giorni stanno facendo la voce grossa, visto che l'alternativa all'Italicum c'è ed è il sistema proporzionale che ha scritto la Consulta.

ALLARME

Una iattura per Renzi, che vorrebbe andare a palazzo Chigi forte di una sua e coesa maggioranza, ma non per il Cavaliere che potrebbe elettoralmente lucrare sulla incapacità del centrosinistra di mantenere fede agli impegni presi con gli elettori e con FI. Lo schema dentro il quale avviene la trattativa sta comunque cominciando ad emergere e se il Sel di Vendola se la prende con il suo potenziale alleato - il Pd - altrettanto ha cominciato a fare ieri Alfano che ha messo in guardia il Cavaliere da una legge che favorirebbe la sinistra.

In buona sostanza ogni partito lavora nel tentativo di convincere il leader del partito potenzialmente alleato. Per le "trappole" e gli accordi trasversali, occorrerà attendere che il testo arrivi in aula. Per ora anche nel Pd regge il principio che gli emendamenti si presentano solo di gruppo. Francesco Paolo Sisto, presidente della prima Commissione, ha fissato per lunedì alle 13 il termine ultimo per gli emendamenti confermando il timing accelerato imposto da Renzi.

QURINALE

L'invito del Capo dello Stato ad approvare al più presto il pacchetto di riforme rafforza la strategia del segretario del Pd che conta molto sulla velocità e, per evitare che il tutto si impantani, continua a brandire il rischio di elezioni subito. Il silenzio del Quirinale sul possibile esito della legislatura tratteggiato da Renzi, qualora dovesse naufragare il tentativo in atto, la dice lunga sull'umore di Giorgio Napolitano nei confronti delle promesse dei partiti, tante volte disattese, di riscrivere la legge elettorale e di varare un pacchetto di riforme istituzionali.

Ipotizzando il voto anche nel semestre europeo, Renzi ieri ha spinto la sua minaccia ben oltre il portone di palazzo Chigi dove, a suo giudizio, la coppia Letta-Alfano lavora per affossare la legge elettorale in Aula grazie al voto segreto, contando proprio sulla presunta volontà del Colle di preservare l'appuntamento internazionale. Ciò avvalora l'esistenza di una sorta di intesa tacita a tre (segretario del Pd, Cavaliere e Colle), che potrebbe divenire a quattro (Letta) subito dopo la stipula del patto di programma che dovrebbe avvenire a metà del mese prossimo.

 

RENZI NAPOLITANORENZI E BERLUSCONI MATRIMONIO ALL ITALIANA BERLUSCONI NAPOLITANO RENZI-VENDOLAENRICO LETTA E ALFANO NEL GIORNO DELLA FIDUCIA AL GOVERNO FOTO LAPRESSE

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