casaleggio grillo di maio di battista

TECNO-ROBESPIERRE O INNOVATORE? TRAVAGLIO E BELPIETRO RICORDANO CASALEGGIO - MARCOLINO: “ERA UN IMPASTO DI ANTIMODERNITÀ E MODERNITÀ, DI INTRANSIGENZA FONDATA SUI VALORI DEL BUON SENSO ANTICO" - BELPIETRO: "CON LA SUA MORTE IL M5S SARA' QUALCOSA DI DIVERSO DA CIO' CHE CONOSCIAMO"

1 - IL TECNOROBESPIERRE

Marco Travaglio per il “Fatto Quotidiano”

 

dario fo gianroberto casaleggiodario fo gianroberto casaleggio

A vederlo così, la prima volta, credo sotto il palco del V-Day del 2007 a Bologna, quando il Movimento 5Stelle non esisteva forse neppure nella sua testa, non mi fece una grande impressione. Solo la bizzarra acconciatura e la voce di Paperino con una leggera zeppola di pronuncia lo distinguevano da uno dei tanti travet con l' impermeabile beige e la ventiquattr' ore. Poi mi propose una zona franca in diretta streaming sul blog di Grillo, ogni lunedì. La chiamammo Passaparola e funzionò.

 

CASALEGGIOCASALEGGIO

Dopo un po' mi disse: "Tu non puoi lavorare gratis: ma ora raccogliamo i tuoi interventi in tre o quattro dvd all' anno, li vendiamo online, ci paghiamo le spese e ricaviamo il tuo compenso". Obiettai: "Ma chi se li compra, se i Passaparola sono tutti online?". "Tu sottovaluti il web, in poco tempo si farà tutto in Rete". Naturalmente i dvd non se li comprò nessuno (come del resto quelli dei V-Day, con cui s' illudeva di coprire le spese delle kermesse, poi rimaste in gran parte sul groppone di Grillo che aveva anticipato le somme e, da genovese, si può immaginare con quale entusiasmo).

 

CASALEGGIO FARAGECASALEGGIO FARAGE

Continuammo comunque per tre anni e mezzo. Finché il blog diventò l' organo ufficiale del M5S che, fondato da Grillo&Casaleggio nell' ottobre 2009, si accingeva a entrare in Parlamento: mi parve giusto allontanarmi. Anche se mai una volta Gianroberto mi aveva detto cosa dovevo dire, o non dire. Nel frattempo, un mese prima dei 5Stelle, era nato il Fatto e, vista la sua abilità nel fabbricare siti e blog, avevamo pensato di chiedergli una consulenza per ilfattoquotidiano.it.

GRILLO CASALEGGIO IMOLAGRILLO CASALEGGIO IMOLA

 

Mission impossible, per due insanabili divergenze: lui pensava che chi mette in piedi un sito non possa limitarsi a un contributo tecnico, ma debba dire la sua sui contenuti, e aveva ragione, infatti ce lo facemmo da soli, in assoluta indipendenza; diceva pure che il Fatto doveva uscire soltanto online, finanziandosi con pubblicità e sottoscrizioni: "La carta è morta". E qui si sbagliava.

 

beppe grillo gianroberto casaleggiobeppe grillo gianroberto casaleggio

Da allora ci siamo visti una sola volta, quando lo intervistai alla vigilia delle Amministrative del 2014, che lui dava già per vinte e io per perse. Qualche volta ci sentivamo, per motivi di lavoro: lui chiamava per contestare qualche mio o nostro articolo, io per chiedere lumi su certe scelte assurde (dal patto con Farage a molte espulsioni con metodi antidemocratici) e qualche intervista, quasi sempre negata. Casaleggio era un impasto di antimodernità e modernità, di intransigenza fondata sui valori del buon senso antico e di tecnologia applicata al futuro. Un Tecnorobespierre.

 

CASALEGGIO CASALEGGIO

Esperto di comunicazione digitale, comunicava pessimamente se stesso. Detestava a tal punto i riflettori che quasi faceva apposta a rendersi antipatico e respingente con i giornalisti, quando gli sarebbe bastata qualche moina paracula per metterseli in tasca. "Intervistate i nostri ragazzi in Parlamento, io sono un privato cittadino, non mi va di mettermi in mostra".

 

Anche in questo era l' anti-Grillo: tanto irruento, torrenziale, emotivo, casinista e incontinente è l' uno, quanto misurato, pacato, timido, controllato e razionale era l' altro. Non rideva quasi mai, salvo quando parlava di "Beppe". I due si completavano a vicenda: un solo leader a due teste. Eppure questo travet coi riccioli era molto più ingenuo di quanto si pensi: alla "rivoluzione della gente comune nelle istituzioni" ci credeva davvero.

 

GIANROBERTO E DAVIDE CASALEGGIO A ROMAGIANROBERTO E DAVIDE CASALEGGIO A ROMA

Capace di una lucida follia, o di una folle lucidità, che gli faceva amare insieme Gengis Khan e Berlinguer, Borsellino e i padri costituenti, e che un giorno gli fece balenare quell' autentica pazzia che è il M5S: un movimento senza leader, ideologia, organizzazione, strutture, sedi. E soprattutto senza soldi. Non per partecipare, ma per vincere. Quando ne parlava all'inizio, sempre sottovoce con la voce di Paperino, suscitava solo ilarità.

 

Poi, da quando la cosa prese a sembrare possibile, le risate divennero calunnie, insulti, notizie inventate per sputtanarlo. È raro trovare un leader politico più vilipeso di lui. Arricchimenti fantasmagorici, logge segrete, poteri occulti, addirittura lo spionaggio delle email dei deputati. "Mi mancano solo i riti vudù e i sacrifici umani", scherzò una volta, mentre raccoglieva nel libro Insultatemi pure le offese collezionate.

 

DAVIDE CASALEGGIO DAVIDE CASALEGGIO

Non se ne dava pace: "Ma cos' ho fatto di male? Perché non si rassegnano all' idea che faccio questo perché mi sono rotto le scatole (la sua massima imprecazione, ndr) di vedere il mio paese andare a rotoli per una classe dirigente di ladri e incapaci. Dietro Casaleggio c' è solo Casaleggio. Una persona normale, forse banale. Ho sempre vissuto del mio lavoro, pagato le tasse, rispettato le leggi, poi ho cofondato un movimento che restituisce i soldi pubblici, mantiene le promesse fatte agli elettori, caccia i voltagabbana e impoverisce i suoi fondatori anziché arricchirli. E soprattutto sono incensurato".

 

Ecco, forse questo disturbava tanto: un incensurato che pretende di fare politica senza chiedere soldi pubblici né cariche ("al massimo potrei fare il ministro dell'Innovazione"). Una bestemmia. I metodi li abbiamo spesso contestati: Casaleggio in cuor suo sapeva bene che, senza la frusta e il pugno di ferro del "garante", l' Armata Brancaleone si sarebbe subito sfaldata, o fatta comprare, o scalare.

 

CASALEGGIO CASALEGGIO

Ora che se n' è andato dopo avere scritto un bel pezzetto di storia d' Italia, ma senza vedere il suo sogno realizzato, ha liberato i 5Stelle da quell' ingrata incombenza che prima o poi tocca a ogni movimento: uccidere il padre. Da oggi il M5S si ritrova troppo presto senza papà (Grillo è, per temperamento, la mamma). Ed è costretto, dall' oggi al domani, a diventare adulto.

 

2 - MORTO CASALEGGIO, IL GRILLO SILENTE ORA IL MOVIMENTO CAMBIERÀ. COSÌ

Maurizio Belpietro per “Libero Quotidiano”

 

GIANROBERTO CASALEGGIO E ELENA SABINA DEL MONEGOGIANROBERTO CASALEGGIO E ELENA SABINA DEL MONEGO

Non era un Grillo parlante ma piuttosto un grillo silente. Le sue interviste infatti si contano sulle dita di una mano. Il nostro Giacomo Amadori per cercare di sapere qualche cosa di più su di lui e sulla sua cerchia di amici, si appostò per giorni fuori dalla casa in cui viveva, cercando di carpire i segreti di un'ascesa tanto rapida. Ma anche così riuscì a scoprire poco. Perché Gianroberto Casaleggio, il guru del Movimento Cinque Stelle, era un fanatico della riservatezza.

 

Forse proprio questo ha contribuito a fare di lui un mito indecifrabile. Il visionario della rete e della politica che assieme ad un comico si era inventato un partito e che da un giorno all'altro aveva conquistato il 25 per cento dell' elettorato non bramava apparire.

 

All'improvviso, senza nessuna organizzazione alle spalle e senza nessuna esperienza in campo politico, Casaleggio e Grillo erano riusciti a imporre il tema della rottamazione della classe dirigente di questo Paese prima dell' arrivo del Rottamatore, sfruttando il malcontento popolare, la rabbia giovanile e la velocità con cui via web si diffondono le idee. Ciò nonostante né lui né Grillo volevano occupare uno strapuntino in Parlamento o al governo.

 

CASALEGGIO E GRILLO f afd a a f f d a ea CASALEGGIO E GRILLO f afd a a f f d a ea

Per la capacità di rimanere dietro le quinte e pur tuttavia di orientare le scelte del Movimento era stato paragonato al Grande Fratello. La segretezza che lo circondava, il sospetto che disponesse di un centro con cui eterodirigere giovani giunti in Parlamento senza alcuna esperienza, la proprietà del marchio con le cinque stelle nelle sue mani e in quelle di Grillo, sono fatti che ovviamente hanno favorito la nascita di molti sospetti e numerose leggende nere, quasi che Casaleggio fosse una specie di burattinaio. Personalmente non credo che avesse tutto questo potere.

 

LETTA E CASALEGGIO LETTA E CASALEGGIO

Forse era un uomo di grande cultura, come dice ora Dario Fo, di certo è stata una persona che su certi temi ha avuto grandi intuizioni. Detto ciò - e riconosciuto a lui e a Grillo il merito di aver creato un' offerta politica che ha intercettato il fenomeno dell' anti-politica - forse riusciremo a capire meglio quale è stato il suo ruolo nei Cinquestelle ora che non c' è più. Già, perché senza di lui, senza il Grande suggeritore - ammesso e non concesso che fosse un grande suggeritore - ora il Movimento deve imparare a reggersi sulle proprie gambe, calibrando la democrazia via web teorizzata da Casaleggio con la capacità di scelte a volte non suggerite dai voti online ma dal buon senso.

 

GIANROBERTO CASALEGGIO ROBERTO NAPOLETANO FABRIZIO SACCOMANNI AL FORUM AMBROSETTI DI CERNOBBIO GIANROBERTO CASALEGGIO ROBERTO NAPOLETANO FABRIZIO SACCOMANNI AL FORUM AMBROSETTI DI CERNOBBIO

Probabilmente sia il guru scomparso che il comico trasformatosi in leader avevano capito l' urgenza di cedere il bastone del comando ad altri. Si spiega così la nascita del direttorio di cui fanno parte Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico, ossia i giovani più in vista dei Cinque Stelle. Così come ora si capisce anche il passo indietro dello stesso Grillo, tornato all' improvviso al suo vecchio mestiere, ovvero a calcare il palcoscenico. Con la morte di Gianroberto Casaleggio si chiude un' epoca. Breve, anzi brevissima, ma pur sempre un' epoca. È molto probabile che il Movimento che vedremo da ora in poi sarà qualche cosa di diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere.

 

GIANROBERTO CASALEGGIO FOTO WIRED GIANROBERTO CASALEGGIO FOTO WIRED

Dopo tre anni in Parlamento e dopo aver conquistato alcune città, i grillini ora sono di fronte ad un passaggio critico. I sondaggi li vedono attestati intorno al 27 per cento, ossia più o meno la percentuale che ottennero a sorpresa nel 2013. Da questo punto di vista il dato è sorprendente, perché tra gli esperti non ce n'era uno solo che fosse pronto a scommettere che ce l' avrebbero fatta a mantenere il consenso.

 

I più ritenevano che il voto di protesta in uscita dai partiti tradizionali, di destra e di sinistra, sarebbe stato piano piano riassorbito a destra e a sinistra. Analisi che conferma - semmai ce ne fosse stato bisogno - che gli analisti quasi mai ci azzeccano. Così come non capirono la Lega e Forza Italia a suo tempo, non hanno capito i Cinque Stelle.

 

BEPPE GRILLO E CASALEGGIO AL QUIRINALE BEPPE GRILLO E CASALEGGIO AL QUIRINALE

Tuttavia quel terzo di elettorato che si riconosce nei grillini si aspetta qualcosa, si aspetta cioè che da movimento anti sistema, da gruppo di cittadini che si proponeva di aprire il Parlamento come una scatola di tonno, presto si trasformi in qualche cosa che possa contendere ai partiti tradizionali il governo del Paese, ovvero in una proposta politica alternativa a quella del Partito della Nazione, in grado di sostenere non solo battaglie di principio, ma anche di sviluppare idee per la conduzione di un grande Paese come l' Italia, in economia come in altri settori chiave.

 

GIANROBERTO CASALEGGIO FOTO WIRED GIANROBERTO CASALEGGIO FOTO WIRED

Tra poche settimane il Movimento potrebbe vincere a Roma, portando la candidata grillina in Campidoglio e se ciò dovesse accadere, quello sarà il vero primo banco di prova del dopo Casaleggio. Virginia Raggi è una professionista, una donna giovane e moderata, che ha scelto di interpretare una svolta molto pacata. Lei non è Grillo, non ha la stessa verve e neppure la stessa rabbia, non usa toni accesi né si lancia in crociate anti Casta. Ma forse è proprio ciò che serve in questo momento se non ci si vuole isolare. Non spaventare l'elettorato per dimostrare che dietro la Raggi non c' è nessun mistero, nessun Grande Fratello, forse è la cosa più importante da fare.

 

DARIO FO BEPPE GRILLO GIANROBERTO CASALEGGIO DARIO FO BEPPE GRILLO GIANROBERTO CASALEGGIO CASALEGGIO CASALEGGIO CASALEGGIOCASALEGGIOCASALEGGIO SU LE MONDE CASALEGGIO SU LE MONDE

 

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)