trump cruz kasich

TRUMPARACULO – IL TYCOON PASSA ALLA FASE DUE: USA TONI PACATI, ASSUME UN ESPERTISSIMO LOBBISTA DI WASHINGTON E PUNTA AI DELEGATI “ORFANI” DI RUBIO PER ASSICURARSI LA CONVENTION – L’ESTABLISHMENT REPUBBLICANO E’ (QUASI) CON LE SPALLE AL MURO

Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

TRUMPTRUMP

 

Ai piedi della scala mobile dorata, Donald Trump sembra un altro. Dieci-quindici minuti di comizietto per celebrare la vittoria di New York senza un insulto, una battuta.
Niente. Il «bugiardo» Ted Cruz, ora torna a essere il «Senatore Ted Cruz». L' altro avversario, finora solo «Kasich», pronunciato con la c dolce per mostrare che a stento di lui si ricorda il cognome, ora diventa, correttamente «Il Governatore John Kasich» con la c dura.

 

ted cruz trumpted cruz trump


Davanti alla folla stipata nella hall della Trump Tower, a Manhattan, martedì sera, il front runner del partito repubblicano lancia la «fase due» della campagna. A un mese e mezzo dalla fine delle primarie, il 7 giugno in California, il candidato capolista cambia strategia. Continua a protestare per le regole che disciplinano l' attribuzione dei delegati; seguita ad alzare l' indice con una smorfia di disgusto per denunciare «il sistema corrotto della politica».

 

 

PAUL MANAFORT TRUMPPAUL MANAFORT TRUMP

Ma intanto si sta attrezzando per evitare sorprese nella Convention del 18 luglio a Cleveland. Per prima cosa ha assunto un lobbista di lunga e composita esperienza: Paul Manafort, avvocato, 67 anni portati bene anche grazie alla vistosa tintura dei capelli, originario del Connecticut, nonno italiano (Manaforte probabilmente).

 


La società di consulenza di Manafort a Washington è molto popolare tra i parlamentari repubblicani. Un patrimonio di contatti e relazioni costruito fin dal 1976, quando il giovane legale entrò nello staff di Gerard Ford. Poi, in sequenza, consulenze per Ronald Reagan, George H. Bush, Robert Dole, George W. Bush e John McCain. In mezzo, nel 2010, un contratto con Viktor Yanukovich, vincitore delle presidenziali in Ucraina, poi cacciato nel 2014.

 

donald trump campagna nello stato di new yorkdonald trump campagna nello stato di new york


Ora Manafort è formalmente incaricato di tenere i rapporti tra il mondo di Trump e quello dei delegati in cammino verso Cleveland. In realtà il lobbista è già diventato il principale consigliere del costruttore di Manhattan, scalzando il capo della campagna Corey Lewandowski. Nella squadra è entrato anche Rick Wiley, fino a poco tempo fa l' ombra del governatore del Wisconsin, Scott Walker che il 29 marzo scorso aveva dichiarato di appoggiare Cruz.

 

donald trump con melania ivanka e il maritodonald trump con melania ivanka e il marito


I cambiamenti stanno modificando in profondità il team di Trump. Lewandowski è più irritabile del solito e un altro protagonista della prima fase, quella della rissa continua, Stuart Jolly, 52 anni, si è dimesso lunedì 18 aprile: nel nuovo organigramma si sarebbe trovato a rispondere non più direttamente al principale, ma a Rick Wiley.

 

john kasichjohn kasich


I due assidui frequentatori del sottobosco politico americano, Manafort e Wiley, sono già in manovra. Incassati 89 delegati su 95 a New York, ora Trump guida la classifica con 845 rappresentanti, ormai fuori dalla portata di Cruz, fermo a 559, e di Kasich a 147.
A questo punto gli scenari sono sostanzialmente due. Il primo: il tycoon raggiunge da solo nelle restanti primarie la soglia per ottenere la nomination: 1.237 delegati. Su questo obiettivo si sta concentrando lo stesso Trump che continua un tour forsennato muovendosi su tre cardini: Pennsylvania (al voto il 26 aprile), Indiana (3 maggio) e California (tappa finale, 7 giugno).

 

trump rubiotrump rubio


Seconda prospettiva, considerata dagli osservatori la più probabile: Trump si ferma a qualche decina di seggi dal traguardo. A questo punto il duo Manafort-Wiley dovrà aver pronto, questo è il loro compito, un elenco di delegati extra, reclutati tra i circa 170 che si presenteranno alla convention senza un padrone.

marco rubio trumpmarco rubio trump

 

 

Tra questi ci sono i 147 lasciati in eredità da Marco Rubio. Un' operazione alla portata della nuova squadra. Anche perché per l' establishment repubblicano, fallito il tentativo di presentare un unico portabandiera alternativo, diventa sempre più complicato spiegare perché si debba negare la nomination al candidato che finora ha raccolto 8 milioni e 716 mila voti: 2 milioni e 330 mila più del secondo, Ted Cruz.

 

 

trump girls patriottichetrump girls patriotticheDONALD TRUMP MOSTRA LE MANI E GARANTISCE SUL SUO PISELLODONALD TRUMP MOSTRA LE MANI E GARANTISCE SUL SUO PISELLOBUSTO DI DONALD TRUMPBUSTO DI DONALD TRUMPsupporter  di trump in florida aspettano il candidatosupporter di trump in florida aspettano il candidato

E che, soprattutto, ha contribuito in modo decisivo a mobilitare l' elettorato. Gli ultimi dati disponibili (6 aprile 2016) mostrano che nelle primarie di quest' anno si sono presentati alle urne 21,9 milioni di persone, il 57% in più rispetto ai 14 milioni del 2012.

 

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