SAN DE GREGORIO ARMENO - TUTTI I GUAI GIUDIZIARI E I “BUCHI” MILIONARI DEL NUOVO IDOLO DELLA PROCURA DI NAPOLI

Fosca Bincher per "Liberoquotidiano"

Sergio De Gregorio, l'inventore del Movimento degli italiani nel mondo creato per Forza Italia, poi trasferitosi armi e bagagli con Antonio Di Pietro e Romano Prodi, e infine tornato con il centrodestra, al suo primo anno da senatore non aveva altro che lo stipendio da parlamentare: 123.020 euro. L'anno dopo ha quasi raddoppiato: 210.173 euro. Il terzo anno è salito addirittura a 352.916 euro.

Poi nel 2009 la débâcle: 155.222 euro. Ma si è ripreso subito: 364 mila euro nel 2010 e 370.993 euro nel 2011. Non se la passava male. Davanti alla procura di Napoli ha spiegato che furono Silvio Berlusconi e Valter Lavitola a rendergli il tran-tran quotidiano più semplice: per farlo passare all'opposizione di Prodi nel 2006 gli promisero 3 milioni di euro, poi parzialmente contenuti in una specie di contratto firmato nel 2007.

Un milione di euro fu il finanziamento diretto e dichiarato alla tesoreria delle Camera da Forza Italia per federare il movimento di De Gregorio nel futuro Pdl. Avrebbero voluto dargli di più, ma alla luce del sole sarebbero nati problemi con altri alleati di Berlusconi che avevano avuto lo stesso ruolo: da Gianfranco Rotondi ad Alessandra Mussolini. Così i soldi sono arrivati in nero - dice lui.

Versamenti ora di 100, ora di 200 e altre volte di 300 mila euro con «monete da 500 euro» (sono parole sue in una deposizione in procura) che Lavitola gli faceva avere «ed io ero sicuro che me li mandasse Berlusconi». Questa versione è stata cambiata almeno tre volte in pochi mesi da De Gregorio davanti alla procura di Napoli, che di volta in volta le ha prese per buone tutte: semplicemente al senatore tornava improvvisamente «la memoria».

Eppure davanti agli stessi uffici giudiziari c'erano numerosi filoni che vedevano protagonista De Gregorio. Imputato per le numerose attività che lo avevano visto protagonista proprio con Lavitola negli anni precedenti alla vita parlamentare, in procedimenti per bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa, false fatturazioni e altre amenità del genere.

Insieme al suo amico editore de L'Avanti di cui era socio nell'International press era accusato, «facendo ricorso a fatture e documenti falsi nell'occasione rilasciati da società solo apparentemente terze ma nella realtà facenti capo agli stessi richiedenti quali la Broadcast Video press srl., la Aria Nagel srl, la SSP commercio srl, la SSP servizi srl, la SPP servizi e soluzioni srl e altre», di essersi appropriati «della somma complessiva di 23.200.641,34 euro» fra il 1997 e il 2009.

Sempre De Gregorio è accusato di essersi appropriato attraverso un sistema di false fatturazioni di 2.173.298,68 euro. E poi De Gregorio e i suoi soci nella sua società Broadcast Video press sas «distraevano, occultavano, dissimulavano, distruggevano o dissipavano in tutto o in parte i beni fra i quali somme per circa 5 milioni di euro». Non solo: «Compivano più operazioni dolose che aggravavano il dissesto della società».

E siccome non bastava incassavano con altre società per operazioni inesistenti «un milione di euro il 17 gennaio 2005, altri 300 mila euro il 29 marzo 2005, 140 mila euro il 6 aprile 2005 e 235 mila euro il 15 dicembre 2006». Cifre che naturalmente non potevano fare di de Gregorio il poverello di Assisi che spesso vuole sembrare. E che dimostrano una sua certa consuetudine con i fondi neri. Vero che per tutti i reati contestati e commessi l'ex senatore ha appena patteggiato una pena di 20 mesi, che sembra quasi regalata vista l'estensione dei capi di accusa.

Ma le vicende restano e spiegano molto dell'uomo. Due sue società nonostante il nero che avrebbe ricevuto da Lavitola- Berlusconi (che lui dice avere versato per coprire i debiti societari del passato) sono comunque fallite. Quando si è cercato di ricostruirne a fatica la contabilità, De Gregorio si è mostrato collaborativo. È andato con uno pacco di presunti documenti.

I curatori fallimentari non hanno trovato nulla e lo hanno guardato attoniti. Quando i pm glielo hanno contestato De Gregorio ha allargato le braccia e spiegato che purtroppo tutti i documenti stavano al suo indirizzo di residenza precedente.

Purtroppo quella casa è stata ristrutturata, e dando il bianco alle pareti guarda tu che sfortuna, molti documenti contabili sono stati rovinati. Gli altri sono andati perduti. Ma le società non erano più sue: quando ha visto i primi guai, De Gregorio le ha vendute a un certo Roberto Cristiano, corrispondente dell'Avanti da Messina, che ha provato a trasferire le attività ad Hong Kong.

Ma è stato pizzicato ed è finito agli arresti. Alla fine De Gregorio è fallito per colpa di Equitalia, che vantava un credito di 286.521,32 euro. Gli unici beni lasciati dentro la società fallita sono una Lancia Thema del 1986, una Fiat Regata del 1986 e una Alfa Lancia del 1990. Buttati via dal curatore fallimentare, che non avrebbe ricavato una lira.

Ormai braccato dalle procure e protestato per avere emesso un assegno da 300 mila euro violando ogni norma antiriciclaggio e senza avere potere singolo di firma, De Gregorio ha provato a inventarsi un secondo lavoro per integrare le entrate da parlamentare. Si è fatto assumere nel 2010 come direttore generale della Value Merchant advisor del calabrese Giuseppe Ioppolo. Chi era? Il suo portaborse al Senato, finito su tutte le cronache di Roma per essere entrato in via proibite con la sua auto ed essersi preso la ovvia multa gridando: «Lei non chi sono io. Lavoro al Senato e le farò passare guai per quello che sta facendo».

 

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