tiziano matteo renzi

LA VERSIONE DI RENZI: ''IL CASO CONSIP È UN DISEGNO EVERSIVO PER COLPIRE IL MIO GOVERNO''. AI SUOI DICE ''MIO PADRE È INDAGATO PER CONCORSO ESTERNO IN TRAFFICO DI INFLUENZE, UN REATO CHE FA RIDERE SOLO A DIRLO. UN REATO, PERALTRO, PER IL QUALE NEMMENO SI PUÒ INTERCETTARE. MA IL PROBLEMA È IL VERBALE DELL'INTERROGATORIO DI SCAFARTO...''

 

Francesco Bei per ''La Stampa''

 

MATTEO E TIZIANO RENZIMATTEO E TIZIANO RENZI

Un «disegno eversivo» per colpire il suo governo e costringere il premier con le spalle al muro. Questo è per Renzi il caso Consip, almeno fino a quando la gestione dell' inchiesta è stata affare della coppia Woodcock-Scafarto.

 

Le date in questa storia sono importanti. Quando a fine ottobre 2016 il capitano del Noe, Giampaolo Scafarto, indagando su Consip decide di tirare in ballo i servizi segreti, concordando con il pm Woodcock la «strategia investigativa», a palazzo Chigi il presidente del Consiglio è ancora Matteo Renzi.

 

MATTEO E TIZIANO RENZIMATTEO E TIZIANO RENZI

La manipolazione dell' inchiesta, con la fabbricazione del falso, anzi dei due falsi - l' asserita presenza sulla scena dell' indagine di 007 in azione di controllo, che serve a tirare in ballo il capo del governo, e l' errata attribuzione di una frase intercettata ad Alfredo Romeo anziché a Italo Bocchino - sarebbe avvenuta quindi, da parte dell' ufficiale dell' Arma, con il premier in carica.

 

Ricapitolando: una struttura dello Stato, secondo quanto sta emergendo dal riesame delle carte da parte del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi, avrebbe distorto volutamente il senso di alcune prove per colpire il presidente del Consiglio.

 

SCAFARTOSCAFARTO

Se non fosse intervenuta prima la sconfitta referendaria del 4 dicembre, Renzi probabilmente sarebbe stato indotto alle dimissioni sull' onda dello scandalo Consip due mesi dopo.

 

È questa la «sconvolgente verità» che il segretario del Pd sta condividendo in queste ore con i compagni di partito più vicini. Perché sì, certo, l' intercettazione della telefonata fatta al padre la mattina del 2 marzo, «è scandalosa», così come il rapido passaggio della trascrizione dell' audio dai file degli investigatori alle pagine del libro di Marco Lillo, giornalista del Fatto Quotidiano. È parimenti «intollerabile» l' intercettazione e la pubblicazione di una conversazione tra Tiziano Renzi, appena uscito dall' interrogatorio in procura, e il suo avvocato.

 

Un' intercettazione oltretutto non spendibile in un processo perché utilizzare conversazioni tra indagato e legale sarebbe vietato dalla legge (Pignatone dixit). «Ma di questo - dice Renzi - magari un giorno se ne accorgerà l' ordine forense, io non ne parlo. Altrimenti mi fanno passare per quello che vuole il bavaglio».

 

woodcockwoodcock

No, quello che in queste ore sta passando di bocca in bocca nel giro stretto del leader dem è una parola antica e terribile, che rievoca passate stagioni: eversione, colpo di Stato. Sembrerebbe un' esagerazione alla Berlusconi (sua la cantilena sui «4 colpi di Stato») se non fosse che lo stesso pm Woodcock, tirato in ballo da Scafarto nel suo interrogatorio di fronte ai pm romani, in un recente colloquio con Repubblica si è chiesto: «Perché Scafarto avrebbe dovuto mettere in atto una pianificazione eversiva contro Renzi?». La gravità di quanto accaduto non sfugge quindi allo stesso titolare dell' inchiesta, benché il pm di Napoli si dica convinto che quello di Scafarto sia stato soltanto «un errore».

 

Ecco, proprio su questa «pianificazione eversiva» ora Renzi chiede di vederci chiaro. Per questo arriva a considerare la pubblicazione delle telefonate sue e del padre come un «falso problema», quasi fosse del fumo gettato negli occhi da chi vuole coprire il vero scandalo, quello delle presunte manovre di un pezzo dello Stato per far cadere il governo in carica.

 

alessia moranialessia morani

«Mio padre - ripete in privato - è indagato per concorso esterno in traffico di influenze, un reato che fa ridere solo a dirlo. Un reato, peraltro, per il quale nemmeno si può intercettare. Ma il problema è un altro. Il problema che alcuni si rifiutano di vedere è il verbale dell' interrogatorio di Scafarto».

 

Un' eco di questi ragionamenti, di questa furia di Renzi per quanto accaduto e avrebbe potuto accadere (se il premier non avesse deciso in autonomia di lasciare palazzo Chigi dopo il referendum) si è sentita due giorni fa nelle parole di Matteo Orfini e Alessia Morani, due fra quelli più ascoltati al Nazareno.

 

Il presidente del partito, parlando all' Huffington post, ha invitato infatti a non concentrarsi sulla «gogna mediatica» (riferimento alle intercettazioni di Renzi padre e figlio), quando su quello che ha definito un «attacco alla democrazia». E Morani il giorno dopo, per chi non avesse ancora capito, ha aggiunto il nome del presunto regista di questo attacco: «L' inserimento nell' istruttoria dell' interferenza di 007 non sarebbe un errore, ma una scelta deliberata di Woodcock».

 

MARCO LILLO - DI PADRE IN FIGLIOMARCO LILLO - DI PADRE IN FIGLIO

È questa la «verità» di cui Renzi vorrebbe che l' opinione pubblica fosse consapevole, non tanto l' intercettazione pubblicata da Lillo. Anche perché parlare di intercettazioni, gridare contro lo scandalo della pubblicazione, è una litania di tutti i politici a cui il segretario dem non vuole piegarsi. «Eravamo saliti tre punti sopra i cinque stelle nei sondaggi, adesso la gente dirà: "Sono tutti uguali". Anche se non è vero - ammette Renzi - queste cose ti restano appiccicate addosso».

 

Resta ora l' attesa per gli sviluppi di questa storia. Il Guardasigilli Orlando ha avviato un accertamento sulla procura di Napoli, al Nazareno attendono le mosse successive: l' invio di ispettori e un' eventuale azione disciplinare contro Woodcock che si andrebbe ad aggiungere a quella già promossa dalla procura generale della Cassazione.

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO