VIENE GIÙ IL FORMIGAIO - HAI VOGLIA A DIRE CHE “UNA SENTENZA NON È UNA CONDANNA”, LA BUFERA NEL PDL IN LOMBARDIA È ORMAI SCANDALO ACCLARATO: È INDAGATO 1 CONSIGLIERE SU 10 - E ANCHE A MONTECITORIO LO SANNO BENE: PER STRAQUADANIO “FORMIGONI È MESSO MALE. AL PROSSIMO AVVISO DI GARANZIA O ARRESTO, LA LEGA FORSE LO FA CADERE” - I BERLUSCONIANI GUARDANO GIÀ AL FUTURO, CHE AL PIRELLONE, PER LORO, POTREBBE CHIAMARSI MARONI...

Mario Ajello per "Il Messaggero"

La grande paura del Pdl. Che sbanda, vede complotti dappertutto, non è più convinto che Formigoni reggerà fino alla fine del mandato e paventa elezioni anticipate nel prossimo autunno con Maroni che potrebbe fare le scarpe al governatore soprannominato il Celeste. A Montecitorio i deputati eletti in Lombardia, una falange strabordante, minimizzano, svicolano o parlano soltanto off the record in preda all'ansia: «Ne hanno preso un altro».

Oppure, si trincerano dietro le parole del governatore lombardo che piovono anche in Transatlantico. «Un avviso di garanzia non è una condanna», è il mantra di Formigoni ripetuto da tutti. Ma l'epicentro della bufera è ovviamente Milano, dove al Pirellone un consigliere su dieci (in tutto siamo a nove su ottanta) è stato indagato e si tratta per lo più di esponenti del forzaleghismo che da 18 anni rappresenta il cuore del potere che ora però sta collassando al Pirellone. Lunedì scorso i maggiorenti lombardi del Pdl e si sono riuniti, paventando ciò che sarebbe accaduto ieri, e dall'ex sottosegretario Casero a Giorgio Straquandanio sembrava proprio che la vedessero nerissima.

«Formigoni è messo molto male», spiega ora l'onorevole Straquadanio, «e al prossimo avviso di garanzia o arresto, la Lega forse lo fa cadere, nonostante sia a sua volta inguaiata dal punto di vista giudiziario». Opinione condivisa da molti, ma senza dirlo ufficialmente.

Lo schema sarebbe il seguente: una tenaglia politico-giudiziaria tra Lega e estrema sinistra alla Pisapia, con il Pd in posizione defilata a causa del caso Penati ma super-attiva. I berluscones, tra Milano e Roma, credono che il protagonismo lombardo di Maroni, il quale sta vincendo tutti i congressi, possa portare al ribaltone, travolgendo anche le linee di Bossi che annaspa. Che cosa c'è di meglio, per potere e visibilità, che il ruolo di governatore a Bobo il quale adesso non ha incarichi?

Magari gli scenari complottisti, e le innaturali convergenze bipartisan che li sosterrebbero, sono il prodotto della grande paura nel partito berlusconiano. Di certo però il governatore è in una situazione difficile. Vogliono far cadere sulla sua testa, sostiene la guardia pretoriana del Celeste, tutti i casi giudiziari - ormai numerosi - anche quelli che non gli appartengono.

Quelli che lo riguardano sono oil for food (vecchio tormentone); la grave questione delle firme elettorali considerate false su cui insistono ossessivamente i Radicali e che potrebbero dare sorprese a breve; e quella della sanità, che non è soltanto il San Raffaele. E' uscito fuori il nome di Daccò, uno dei massimi imprenditori della sanità privata e uomo vicino a Formigoni.

Quindi il governatore potrebbe dimettersi? Gli ex An, che hanno in Corsaro e La Russa i pezzi forti milanesi, fanno quadrato intorno a lui. Anche perché, all'interno del Pdl, tra il ciellino Formigoni e i reduci dal partito finiano, è in vigore da tempo un patto politico. Un altro ciellino, stretto sodale del Celeste, l'onorevole Renato Farina, vede a sua volta un «disegno mascalzone» e si concentra sull'accusatore di Giammario: «Lo conosciamo bene da tempo. E' un architetto, lo portò nel partito un vecchio socialista, Zaffra. Ai tempi di Forza Italia già accusò uno dei nostri, Terzi, che poi è stato scagionato con tante scuse».

Allora, però, l'epidemia di scandali non era così virulenta come adesso, fino al punto che il tanto sbandierato modello lombardo è finito il polvere e in cantalena: «Oggi chi prendono?». «Dobbiamo reagire - dice Stracquadanio - perchè non agendo, come fece la Dc ai tempi di Mani Pulite, rischiamo di venire travolti». Anche La Russa è in questo mood, come un po' tutti. E il Celeste? Da Milano, ostenta serenità. Ripete in queste ore, filosoficamente: «L'uomo non deve collocarsi nella posizione di violentare il tempo. Di volerlo costringere secondo la propria misura. Ma deve capire che il tempo è distensione, durata». Ma magari, stavolta, il tempo è finito.

 

 

DAVIDE BONI CON ROBERTO FORMIGONI jpegROBERTO FORMIGONI PH MARIO CASTIGLIONI DAVIDE BONI jpegSTRACQUADANIOROBERTO MARONI IL PIRELLONE

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