d alema xi jinping

"LA CINA HA CERTAMENTE UN SISTEMA AUTORITARIO. MA NON POSSIAMO RICONDURRE TUTTO A QUESTO…” - D'ALEMA SCATENATO SULLA VIA DELLA SETA DIMENTICA COSA SIA UNA DITTATURA: "NON C’E’ NUOVO ORDINE INTERNAZIONALE SENZA DIALOGO CON PECHINO. L’OCCIDENTE È A UN BIVIO, ESSERE ALLEATI DEGLI AMERICANI NON SIGNIFICA FARE SEMPRE TUTTO QUELLO CHE DICONO GLI AMERICANI. LO SCONTRO FRONTALE CON LA CINA NON E’ NEL NOSTRO INTERESSE. ECCO IL MOTIVO" - IL LIBRO

Camilla Povia per fondazioneleonardo-cdm.com

 

d'alema

“Non si può ricostruire un nuovo ordine internazionale senza misurarsi con la Cina e la sua ambizione. L’Occidente è a un bivio: intraprendere la via di uno scontro e dunque iniziare una guerra commerciale o trovare la strada di nuova stagione di cooperazione internazionale. Penso che lo scontro frontale non sia nel nostro interesse”.

 

Massimo D’Alema ha da poco pubblicato il suo ultimo libro, edito da Donzelli, "Grande è la confusione sotto il cielo", che racchiude una lunga e appassionante riflessione sul ruolo che la Cina può ricoprire nel nuovo ordine mondiale. L’ex presidente del Consiglio parte dalla consapevolezza che se da un lato la pandemia sembra aver accentuato il declino dell’Occidente, dall’altro è indispensabile che esso, orgoglioso dei propri valori, rivolga lo sguardo al mondo orientale, superando così il vecchio schema di dominio di una sola potenza nonché le pretese egemoniche di un unico modello culturale e politico.

 

“L’idea che si è fatta strada dopo la caduta del muro di Berlino e cioè che tutto il mondo dovesse tendere verso un unico modello, un’unica organizzazione dell’economia e della società, è entrata in crisi.

 

Quel modello ha avuto un grandissimo momento di espansione che è coinciso con l’indiscussa leadership americana dell’amministrazione Clinton, ma nel corso degli ultimi anni ha perso il suo ‘appeal’. La democrazia ha perduto terreno in tante parti del mondo. L’America ha cercato di reagire in modi diversi sia attraverso una politica neoconservatrice, penso alla guerra in Iraq, e sia attraverso una politica riformista, con il sogno americano dei democratici. Ma sono tutti tentativi che non hanno avuto esito.

d'alema cover

 

Le primavere arabe, per esempio, nate sull’onda di riformismo dell’amministrazione Obama, alla fine non hanno prodotto alcuna democrazia in Medio Oriente ma anzi una vasta destabilizzazione di quell’area. E il motivo è che evidentemente quel modello occidentale non poteva essere esportato in quella parte di mondo.

 

Ecco io penso che questa sia la crisi dell’ordine mondiale: ovvero soprattutto la crisi della capacità dell’occidente di regolare le relazioni internazionali, di prevenire e di risolvere gli eventuali conflitti. Contemporaneamente a questa difficoltà dell’occidente è cresciuto il peso di altri protagonisti, sul piano militare e geo politico quello della Russia e sul piano economico quello della Cina. Viviamo in un mondo molto più plurale e multilaterale”.

 

massimo d'alema

Sembra infatti che la Cina, anche per come ha gestito la crisi scaturita dall’epidemia, sia uscita da questa sfida meglio di altri, penso agli Stati Uniti che invece stanno pagando il prezzo più alto in termini di vittime.

“Stiamo parlando di una crisi senza vincitori ma è chiaro che ci sono alcuni Paesi che sono relativamente meno perdenti di altri. E non c’è dubbio che la Cina sia tra questi. Anche dal punto di vista economico, la Cina avrà certo un rallentamento di crescita ma non vivrà il crollo del Pil dell’Europa e degli Stati Uniti d’America.

 

E’ interessante rilevare che i Paesi che hanno una migliore organizzazione sociale e una maggiore capacità di gestione delle crisi sociali complesse, sono quelli che hanno affrontato meglio la crisi da Coronavirus. Penso alla Germania, oltre che alla Cina. Non solo, dunque, dal punto di vista economico ma anche dall’immagine che questi Paesi hanno comunicato al resto del mondo.

 

L’occidente è vittima dell’anarchismo individualistico, l’oriente no: non solo la Cina ma anche altri paesi asiatici hanno governato meglio di altri questa sfida. Il problema è che gli americani tendono a leggere la Cina come una variante asiatica del comunismo sovietico: questo non è vero.

 

E’ una realtà molto più complessa e non è un caso che la Cina da 4000 anni sia uno stato unitario, con un grande impero e una straordinaria cultura. Se non si analizzano anche questi dati, che vanno oltre la dimensione dell’autoritarismo politico, non si riesce a comprenderne la forza. La Cina ha certamente un sistema autoritario, perché è chiaro che il ritardato allarme è il frutto della mancanza di libertà che vive quel Paese. Ma non possiamo ricondurre tutto a questo”.

 

Nel recente dibattito ha preso piede il rischio che questa nuova fase ‘multilaterale’ di cui lei parla sia affrontata nella logica di un rilancio del conflitto e di una nuova guerra fredda.

“Penso che sarebbe un errore enorme perché una nuova guerra fredda sarebbe controproducente soprattutto per l’Occidente. Un grave errore di calcolo pensare di avere di fronte un impero fragile come fu l’impero sovietico.

 

Se poi noi spingiamo la Russia verso un rapporto privilegiato con la Cina e coltiviamo ostilità verso quest’ultima, ci troveremmo in poco tempo di fronte a una enorme potenza euroasiatica che mette insieme la forza militare e le materie prime della Russia con il potenziale espansivo dell’economia cinese.

 

Sarebbe un errore gravissimo e aprirebbe una sfida dall’esito incerto. Per questo nel libro sostengo la necessità di rilanciare una politica di coesistenza in grado di riconoscere un ruolo alle potenze che emergono in un nuovo contesto internazionale multilaterale”.

 

xi jinping 1xi jinpingd'alema contebergoglio

A questo punto, con una rivalutazione del ruolo e dell’importanza della Cina, che fine fa l’atlantismo dell’Italia?

“Noi siamo parte del mondo occidentale, non possiamo certo decidere di allearci con la Cina.

 

Il problema è semmai quale visione prevale all’interno del mondo occidentale. Il compito dell’Europa, non dell’Italia, è quello di spingere gli Stati Uniti d’America verso una coesistenza e non una guerra fredda. Del resto il rapporto tra l’Europa e l’America è sempre stato dialettico.

 

Ricordo che nel 2006, quando tornai al Governo come ministro degli Esteri, il primo atto fu il ritiro dei soldati dall’Iraq e non è che l’amministrazione americana di Bush sia stata contenta, per usare un eufemismo. Fu una decisione importante che ci distinse dalla politica americana ma non per questo siamo usciti dalla Nato.

 

Era solo una giusta scelta tant’è che poi l’intrapresero anche gli americani. Ricordo questo episodio soltanto per dire che essere alleati degli americani non significa fare sempre tutto quello che dicono gli americani. Pur avendo compiuto quella scelta così impegnativa abbiamo avuto un’ottima collaborazione con l’amministrazione americana: è la dimostrazione che si può essere membri leali dell’alleanza atlantica e amici degli americani anche conservando una posizione dialettica quando sono in gioco valori fondamentali per l’Italia, per l’Europa e per il mondo”.

 

Recentemente anche il Papa ha posto il problema dell’Europa e della sfida grande che l’attende. Cosa può fare per recuperare un ruolo di primo piano?

“L’Europa può svolgere un ruolo efficace solo se è in grado di imprimere una svolta al suo interno. Questo significa andare in senso contrario rispetto al sovranismo, ovvero insistere per una maggiore integrazione politica dell’Europa.

 

Ed essa è possibile solo dopo aver ricostruito il rapporto con i cittadini europei, entrato in crisi a causa delle politiche di austerità e contenimento della spesa pubblica che negli anni sono entrate in conflitto con le ragioni sociali degli europei. Il tema è dunque come riorientare le politiche europee in direzione della crescita ma anche di una maggiore eguaglianza sociale.

 

 Questa è la grande sfida che attende l’Europa. La pandemia ha messo a nudo alcune debolezze gravi del mondo occidentale ma ha spinto a cambiamenti importanti. Sicuramente in America dove è emersa tutta la debolezza del populismo americano ma anche in Europa dove è emersa l’insostenibilità delle politiche di austerità, con il patto di stabilità che è andato finalmente in crisi. In Europa si è aperta una battaglia politica e le recenti misure di cui si ha notizia vanno verso una maggiore crescita, sostegno agli investimenti e all’occupazione.

 

Questa svolta sarebbe stata auspicabile già dalla crisi del 2007/2008 ma si rivelò soltanto un’occasione mancata. Ora abbiamo un’altra finestra di opportunità importante e l’Italia in questo ha giocato un ruolo, insistendo con maggior determinazione per un cambiamento di rotta dell’Europa. Se il Recovery fund sarà approvato nei termini in cui viene proposto, il nostro Paese può mettersi dalla parte di chi ha insistito per uscire dalla logica dei ‘salvataggi’ e delle ‘troike’ con l’obiettivo di promuovere un piano di sviluppo europeo. Che l’Europa finanzi un piano con risorse proprie attraverso la creazione di obbligazioni e di un debito europeo, è una novità politica molto importante. E’ un passo verso il sovranismo europeo”.

 

xi jinping

 

massimo d'alema a palazzo chigi nel 1998 ph guido harari:contrasto

Kissinger qualche tempo fa ha scritto un editoriale sul Wall Street Journal nel quale fa riferimento esplicitamente alla ‘necessità di mantenimento della leadership statunitense’ dicendo che essa dovrà guidare l’uscita dalla crisi da Coronavirus a livello globale. Ma d’altro canto in questi giorni fa impressione la perdita di autorevolezza dell’America per l’uso della forza da parte della polizia verso la comunità degli afroamericani.

“Purtroppo quello che emerge in queste settimane è un male antico dell’America, che di forme di razzismo ne ha sempre conosciute. Ciò che colpisce è la percezione di questo fenomeno e la dimensione che ha preso. Si ha la sensazione che questi atteggiamenti razzisti non solo non siano contrastati dall’amministrazione di Trump ma anzi siano avvallati e incoraggiati.

 

Come ha detto il generale Mattis, ex capo del Pentagono, quando ha preso posizione contro l’idea di mandare i soldati in piazza contro i manifestanti, è la prima volta che un presidente punta a spaccare l’America. Tra l’altro è anche abbastanza inedito nella storia americana che si ribellino anche i vertici militari. Trump ha portato l’America a una crisi molto profonda che ha persino risvolti istituzionali. Il modo in cui, in questa vicenda, si è incrinato il rapporto tra la Casa Bianca e altri fondamentali poteri, è abbastanza impressionante.

 

Per tornare a Kissinger, mi viene da dire che la leadership la si esercita, non la si teorizza. Ed essere leader comporta anche una certa generosità facendosi carico anche dei problemi degli altri. Ora, un leader mondiale che si rivolge al mondo al grido di ‘America first’, difficilmente può essere leader. Quello slogan segnala semmai una rinuncia alla leadership.

 

Noi abbiamo bisogno di un’America che torni a parlare al mondo: solo così può essere un’interlocutrice utile per l’Europa. Personalmente non ho mai creduto a una Europa anti americana, è una prospettiva velleitaria. Bisogna sperare che dalle elezioni presidenziali di novembre si affermi un’America che vuole tornare a dialogare e a collaborare con l’Europa”.

donald trump xi jinpingJim Mattisursula von der leyen sergio mattarelladonald trump HENRY KISSINGERRICHARD NIXON HENRY KISSINGER 1

 

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”