giorgia meloni e ursula von der leyen a roma 1

SE VUOLE TENERE LA POLTRONA, URSULA DOVREBBE TENERE ALLA LARGA LA DUCETTA – LA SVOLTA A DESTRA DEI CONSERVATORI EUROPEI GUIDATI DALLA MELONI, CON GLI INGRESSI DI VIKTOR ORBAN E DEL PARTITO DI ERIC ZEMMOUR, COMPLICA I PIANI PER IL BIS DELLA VON DER LEYEN ALLA GUIDA DELLA COMMISSIONE UE – DA UNA PARTE CRESCE L’IMBARAZZO DENTRO IL PPE PER POSSIBILI CONVERGENZE CON ECR. DALL’ALTRA I SOCIALISTI E I LIBERALI LANCIATO UN ULTIMATUM: “MAI CON GLI ESTREMISTI DI DESTRA”. E SENZA I VOTI DI PSE E RENEW, URSULA NON VA DA NESSUNA PARTE...

Estratto dell’articolo di Claudio Tito per “la Repubblica”

 

Giorgia Meloni Viktor Orban Mateusz Morawiecki

La svolta ancora più a destra dei Conservatori europei guidati da Giorgia Meloni fa scricchiolare il bis di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione. Non solo per l’imbarazzo evidente che sta crescendo dentro il Ppe, ma perché i Socialisti e i Liberali hanno subito lanciato un ultimatum: «Mai con la destra».

 

Von der Leyen da tempo lavora a un rinnovo del suo mandato e da mesi ha scommesso sul sostegno della premier italiana e del suo partito, Fratelli d’Italia. Ma i nuovi innesti nell’Ecr, il gruppo europeo di destra che vede proprio Meloni al suo vertice, stanno stravolgendo lo schema iniziale. L’ingresso dell’europarlamentare francese Nicolas Bay della formazione di estrema destra “Reconquête” di Eric Zemmour, l’annunciata adesione di Fidesz, il partito ungherese di Viktor Orbán, e l’ipotesi che anche Marine Le Pen ne faccia parte dopo le elezioni europee, si stanno rivelando un boomerang.

 

Manfred Weber e Ursula von der leyen

Nonostante le avances nei confronti della presidente del Consiglio italiana, l’inquilina di Palazzo Berlaymont sa bene che senza i voti di Pse e Renew (il partito di Emmanuel Macron) nessuno ha i numeri per essere eletto alla guida dell’esecutivo europeo. Tutti i sondaggi, infatti, confermano che non esiste una maggioranza nel prossimo Parlamento Ue senza socialisti e popolari. E che l’ipotizzata alleanza tra Ppe e Ecr è solo nella testa di qualche dirigente italiano di Fratelli d’Italia. Ma del tutto impraticabile. La base, insomma, resta la cosiddetta “maggioranza Ursula”.

 

nicolas bay

Da giorni il presidente del Pse, lo svedese Stefan Lofven, ripete: «Nessuna cooperazione è possibile con la destra». E ancora ieri il segretario generale del Pse, Giacomo Filibeck, ha ricordato: «Noi puntiamo sul nostro spitzenkandidat Nicolas Schimit. Ma in ogni caso non staremo mai insieme ai partiti di destra. Né con l’Ecr, né con Identità&Democrazia (il gruppo di Matteo Salvini, ndr)».

 

E la stessa posizione è stata assunta dai liberali di Renew. «È la linea rossa. L’unica cosa che il gruppo Ecr ha appena conquistato accogliendo Reconquête – ha avvertito la capogruppo, Valerie Hayer - è la sua esclusione definitiva dalle trattative politiche. Anche prima che arrivasse Orbán. Nessuna compiacenza nei confronti dell’estrema destra europea».

 

giorgia meloni viktor orban meme by edoardo baraldi

È dunque un messaggio nemmeno tanto criptico a Von der Leyen: se vuoi davvero farti confermare, allora devi lasciare perdere i Conservatori. Non solo. Pse e Renew adesso iniziano a puntare l’indice contro i Popolari. Chiedono in particolare al presidente del Ppe, il tedesco Manfred Weber, di «uscire dall’ambiguità».

 

Una richiesta che fa perno sul malcontento che tra i popolari inizia a serpeggiare per le aperture a destra. In particolare gli esponenti del nord Europa non gradiscono i contatti con l’Ecr. Non lo apprezza soprattutto il capo del governo polacco, Donald Tusk, che farà di tutto pur di non entrare nella maggioranza europea con il suo nemico interno, il Pis di Morawiecki.

 

giorgia meloni ursula von der leyen vertice italia africa

Tra l’altro la stessa Von der Leyen deve fare i conti con il dissenso all’interno del suo stesso partito, la Cdu tedesca. Il suo massimo organismo dirigente, infatti, lunedì 19 la indicherà come spitzenkandidat del Ppe. Sembra una scelta a suo favore, ma lo è solo apparentemente. La presidente della Commissione non avrebbe voluto questa designazione per ripresentarsi invece dopo le elezioni europee come candidata “super partes”.

 

Manfred Weber e Ursula von der leyen

Il suo progetto è così svanito (ha insistito su questo punto proprio il tedesco Weber, suo “nemico” storico) e dovrà scendere nell’agone politico come tutti gli altri. E come tutti gli altri potrà essere sottoposta a possibili siluramenti. Il Ppe sarà comunque il primo gruppo al Parlamento europeo, ma dovrà inevitabilmente scendere a patti almeno con il Pse e con Renew.

 

E il feeling mostrato dall’attuale presidente della Commissione verso Giorgia Meloni rischia proprio per questo motivo di diventare controproducente. I nomi di Zemmour, Le Pen e Orbán rappresentano una sorta di spauracchio per tutti i partiti europeisti. Compreso quello popolare.

 

URSULA VON DER LEYEN - EMMANUEL MACRON - GIORGIA MELONI - SUMMIT EU MED 9 MALTA

[…]  Il messaggio è ora arrivato chiaramente alle orecchie di Von der Leyen e di chiunque altro voglia candidarsi alla presidenza della prossima Commissione Ue. E per Giorgia Meloni queste mosse potrebbero rivelarsi solo un modo per affrontare la competizione a destra con il gruppo salviniano.

GIORGIA MELONI E URSULA VON DER LEYEN Nicolas Bay Marine Le Pen

Ultimi Dagoreport

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO

autostrade matteo salvini giorgia meloni giancarlo giorgetti roberto tomasi antonino turicchi

TOMASI SÌ, TOMASI NO – L’AD DI ASPI (AUTOSTRADE PER L’ITALIA) ATTENDE COME UN’ANIMA IN PENA IL PROSSIMO 17 APRILE, QUANDO DECADRÀ TUTTO IL CDA. SE SALVINI LO VUOL FAR FUORI, PERCHÉ REO DI NON AVER PORTARE AVANTI NUOVE OPERE, I SOCI DI ASPI (BLACKSTONE, MACQUARIE E CDP) SONO DIVISI - DA PARTE SUA, GIORGIA MELONI, DAVANTI ALLA FAME DI POTERE DEL SUO VICE PREMIER, PUNTA I PIEDINI, DISPETTOSA: NON INTENDE ACCETTARE L’EVENTUALE NOME PROPOSTO DAL LEADER LEGHISTA. DAJE E RIDAJE, DAL CAPPELLO A CILINDRO DI GIORGETTI SAREBBE SPUNTATO FUORI UN NOME, A LUI CARO, QUELLO DI ANTONINO TURICCHI….

mario draghi ursula von der leyen giorgia meloni

DAGOREPORT - AVVISO AI NAVIGANTI: IL DISCORSO DI MARIO DRAGHI A HONG KONG ERA UNA TIRATA D’ORECCHIE A BRUXELLES E ALLA DUCETTA DELLE "DUE STAFFE" - PER "MARIOPIO", SE TRUMP COSTRUISCE UN MURO TARIFFARIO INVALICABILE, È PREFERIBILE PER L'EUROPA TROVARE ALTRI SBOCCHI COMMERCIALI (CINA E INDIA), ANZICHE' TIRAR SU UN ALTRO MURO – SUL RIARMO TEDESCO, ANCHE GLI ALTRI PAESI DELL'UNIONE FAREBBERE BENE A SEGUIRE LA POLITICA DI AUMENTO DELLE SPESE DELLA DIFESA - IL CONSIGLIO A MELONI: SERVE MENO IDEOLOGIA E PIÙ REAL POLITIK  (CON INVITO A FAR DI NUOVO PARTE DELL'ASSE FRANCO-TEDESCO), ALTRIMENTI L’ITALIA RISCHIA DI FINIRE ISOLATA E GABBATA DA TRUMP CHE SE NE FOTTE DEI "PARASSITI" DEL VECCHIO CONTINENTE...

massimiliano filippo romeo matteo salvini luca zaia

DAGOREPORT – AL CONGRESSO DELLA LEGA DEL 6 APRILE, SALVINI SARÀ RIELETTO SEGRETARIO PER LA TRAGICA ASSENZA DI SFIDANTI. L’UNICO CHE AVREBBE POTUTO IMPENSIERIRLO SAREBBE STATO IL COORDINATORE DEL CARROCCIO IN LOMBARDIA, L'EX FEDELISSIMO MASSIMILIANO ROMEO: MA IL COINVOLGIMENTO DEL FRATELLO, FILIPPO DETTO ''CHAMPAGNE'', NELLO SCANDALO LACERENZA-GINTONERIA NE HA AZZOPPATO LE VELLEITÀ – MA SUL TRIONFO DI SALVINI GRAVA UNA NUBE: CHE FARÀ IL “DOGE” ZAIA? SI PRESENTERÀ O RIMARRÀ A SCIABOLARE AL VINITALY DI VERONA?

stephen schwarzman jonathan grey giorgia meloni giancarlo giorgetti blackstone

DAGOREPORT: CHI TOCCA I FONDI, MUORE... – CHE HANNO COMBINATO DI BELLO IN ITALIA I BOSS DI BLACKSTONE, LA PIU' POTENTE SOCIETA' FINANZIARIA DEL MONDO? SE IL PRESIDENTE SCHWARZMAN ERA A CACCIA DI VILLONI IN TOSCANA, JONATHAN GRAY, DOPO UNA VISITA A PALAZZO CHIGI (CAPUTI) CON SALUTO VELOCE A MELONI, HA AVUTO UN LUNGO COLLOQUIO CON GIORGETTI SULLO STATO DEGLI INVESTIMENTI IN ITALIA (TRA CUI ASPI, DOVE I DIVIDENDI SONO STATI DECURTATI) – MENTRE IL FONDO USA KKR POTREBBE VALUTARE UN'USCITA ANTICIPATA DALLA RETE EX TIM (3 ANNI ANZICHE' 5)PESSIMI RUMORS ARRIVANO ANCHE DAL FONDO AUSTRALIANO MACQUARIE, PRESENTE IN ASPI E OPEN FIBER: MEGLIO DISINVESTIRE QUANDO I DIVENDENDI NON SONO PIU' CONVENIENTI....