michele santoro travaglio grillo luttazzi vespa

“BRUNO VESPA? ASSATANATO DI SOLDI, HA PASSATO LA VITA A ACCUMULARE DENARO” - MICHELE SANTORO APRE LE VALVOLE A “PULP PODCAST” DI FEDEZ E MR MARRA E INFILZA “BRUNEO”: “DICE PUTTANATE” SULL'EDITTO BULGARO DI SILVIO BERLUSCONI – TRAVAGLIO? CON LUI NON SIAMO PIU’ IN BUONI RAPPORTI, ALLA FESTA DEL FATTO HO PRESO I FISCHI - GRILLO? IL DIFETTO È CHE È UN GRANDISSIMO ATTORE. PRIMA AVEVA LA FORTUNA DI AVERE ANCHE UN REGISTA, CASALEGGIO. DA SOLO NON SO QUANTO POSSA SCRIVERE UNA BELLA COMMEDIA. UNA BELLA TRAGEDIA L’HA SCRITTA” – E SU LUTTAZZI SPIEGA CHE...

Beniamino Carini per mowmag.com - Estratti

 

michele santoro pulp podcast

Michele Santoro, uno che la tv non la guardava, la faceva. Uno che quando diceva “cambiamo la televisione” la cambiava davvero. E oggi? Finisce nel Pulp Podcast di Fedez e Mr Marra, perché ormai le cose succedono più lì che in prima serata sulla Rai. E parla, Santoro. Parla come se fosse ancora dietro la scrivania di Samarcanda, uno dei suoi programmi cult, e non uno spettatore disilluso che non ha più gli artigli di una volta. Eppure, sa ancora come graffiare.

 

Bruno Vespa e l’editto bulgaro

La prima legnata la prende Bruno Vespa. Sì, proprio lui, il re dei plastici e delle poltrone (e domande) comode, quello che attraversa le ere geologiche della tv italiana come un fossile indistruttibile. “Sull’editto bulgaro, Bruno Vespa ha detto una puttanata. Ha detto che io e Enzo Biagi non siamo usciti dalla Rai perché la Rai non ci aveva pagato. Io non potevo uscire dalla Rai perché ero un dipendente. Ma ho fatto anche un processo che è durato qualche anno per affermare il mio diritto a trasmettere, e l’ho pure vinto. Quindi Vespa non può non sapere che le cose sono andate così e non si può inventare queste balle”.

bruno vespa infervorato a cinque minuti 1

 

Poi l’affondo, quello che fa male davvero: “Sempre a parlare di soldi. La fanno persone che sono assatanate di soldi, che hanno passato tutta la loro vita ad accumulare denaro, ma quando vogliono denigrarti tirano in ballo i soldi”. Non serve aggiungere altro.

 

 

 

Se pensavate che Santoro avrebbe ricordato Enzo Biagi con la solita liturgia dei grandi del giornalismo, vi sbagliate di grosso. Sì, Biagi era un maestro, ma mica uno di quelli che ti insegnano con i sorrisi e i pacche sulle spalle. “Berlusconi ha avvicinato me, Indro Montanelli e Enzo Biagi.

marco travaglio michele santoro

 

Ho seguito tutta la fase della censura a Montanelli e a Biagi. Ma Biagi, a parte tutti i racconti che si fanno, non era per niente un personaggio bonario. Era molto severo nei confronti di quelli più giovani. Io e Mentana, allora. Se la prendeva con noi. Era molto critico”.

 

(…) E Luttazzi? “Non credo siano state le accuse di plagio (di alcune battute, ndr) ad allontanarlo dalla tv. L’ultimo monologo a Rai per una notte era urticante persino nei confronti del pubblico. Quando uno è così eversivo, per me è un grande. È un altro degli effetti della censura se non è tornato”. Santoro è infatti convinto che in seguito sia più un problema di timore: “Già siamo insicuri, chi fa il nostro lavoro ha un margine di insicurezza molto profondo. Poi, come un pilota di Formula 1 che ha fatto un incidente e non torna subito in pista, è difficile tornarci dopo un po’. Credo che per lui dipenda da questo”.

SANTORO

 

 

(...)

 

Beppe Grillo, il M5s, Travaglio e il Fatto

 

Capitolo Movimento 5 Stelle, anche qui non manca di lanciare più di una stilettata. “Non siamo più in buoni rapporti con Marco Travaglio”. Già questa è una notizia. Ma il pezzo grosso è su Grillo: “Ha fatto una cosa straordinaria. Interpretava una necessità storica, anche dal punto di vista dello sviluppo della rete. Lì c’è stata l’intuizione di Gianroberto Casaleggio e Grillo ci ha messo tantissimo coraggio, vigore, sapute e passione”. E poi arriva il colpo da ko tecnico:

 

“Il difetto di Grillo è che è un grandissimo attore. Forse uno dei maggiori in Italia. Come tutti gli artisti fa fatica a ragionare in termini politici. Quando guarda gli altri, li vede come possibili rivali. L’Oscar lo deve vincere lui”. Casaleggio era il regista perfetto: “Prima aveva la fortuna di avere anche un regista, Casaleggio. Senza il regista, da solo non so quanto possa scrivere una bella commedia. Una bella tragedia l’ha scritta”.

casaleggio grillo

 

E sul Fatto Quotidiano? “Io ho avuto il coraggio di andare alla festa del Fatto Quotidiano, quindi nel cuore del grillismo, a dirgli: guardate che fate un errore a contrastare Renzi. Ci voleva coraggio, infatti ho preso parecchi fischi”. E ora? “Vediamo se abbiamo tutti voglia di scrivere una pagina nuova con il M5s, fidandoci del fatto che Marco Travaglio si possa convertire a scrivere una pagina nuova, e non solo a dire che quello che proponiamo sono cazzate”.

MICHELE SANTOROmichele santoromichele santoro daniele luttazzicasaleggio grillomichele santoro

 

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)