selfie arte

PUO’ L’ARTE SCIOCCARE ANCORA NELL’ERA DEL SELFIE ESTREMO? - NEGLI ANNI ’70 GLI ARTISTI FACEVANO RISCHIOSE PERFORMANCE DAL VIVO, MA OGGI UN ARTISTA COME PUÒ COMPETERE IN UN MONDO DOVE UN RAGAZZINO SI FA UN SELFIE MENTRE UN TRENO LO COLPISCE IN TESTA E DOPO 11 SECONDI IL VIDEO STA GIÀ SU “YOU TUBE”?

David Flusfeder per “The Guardian”

perormance di cheng liperormance di cheng li

 

Nel 1974, ferma e senza espressioni dietro a un tavolo presso una galleria di Napoli, Marina Abramovic iniziò la sua performance “Rhythm 0”, durata sei ore. Il pubblico aveva un’intera pagina di istruzioni: “Ci sono 72 oggetti sul tavolo che potete usare su di me come desiderate...Io sono l’oggetto».

 

Tra gli oggetti c’erano una pagnotta, un profumo, una rosa, forbici, una pistola e una pallottola. All’inizio non è successo granché. Qualcuno l’ha baciata, qualcun altro le ha dato un fiore. Poi però il pubblico diventò selvaggio. Qualcuno le ha tagliato il collo e ha bevuto il suo sangue.

 

Qualcun altro l’ha messa sul tavolo, le ha aperto le gambe e ci ha infilato un coltello in mezzo. Le hanno stracciato i vestiti e l’hanno ferita con le spine. Un uomo ha caricato la pistola, l’ha fatta impugnare all’artista e l’ha puntata alla sua testa, invitandola al suicidio.

 

simon faithfull galerie polarissimon faithfull galerie polaris

Il gallerista dell’epoca intervenne buttando fuori il provocatore e la Abramovic (alcune sue opere saranno alla mostra “Risk” alla “Turner Contemporary” di Margate fino al 17 gennaio) imparò una lezione: «Se lasci la decisione al pubblico, puoi essere uccisa».

 

Lo stesso anno Joseph Beuys fece la performance “I Like America and America Likes Me”: nel suo primo viaggio in America fu prelevato all’aeroporto da un’ambulanza, avvolto in una coperta e portato in galleria, dove trascorse otto ore in una stanza con un coyote selvatico. Così per tre giorni, senza vedere nulla ma visto dal pubblico, poi fu riportato in Europa. Era il suo no alla guerra contro il Vietnam.

selfie del video del treno che gli ha colpito la testaselfie del video del treno che gli ha colpito la testa

 

Nel 1975 Chris Burden si esibì in “Doomed”: era sdraiato sul pavimento del “Museum of Contemporary Art” di Chicago e così rimase finché qualcuno non interagì con lui. Dopo 45 ore una guardia gli portò un bicchier d’acqua, Burden si alzò e se ne andò. La performance era finita.

 

joseph beuys con coyotejoseph beuys con coyote

Al tempo questi eventi sembravano guardare al futuro e rompevano le regole artistiche, abbracciavano il cambiamento e il pericolo per creare qualcosa di nuovo e rivelare qualcosa di vero. I tempi moderni iniziano con la misurazione del rischio. Nel diciottesimo secolo matematici e filosofi cominciarono a stabilire scale di tutti i tipi, per misurare altezza, larghezza e addirittura emozioni (secondo Georges-Louis Buffon le unità di base sono “paura” e “speranza”, polo negativo e polo positivo) o la probabilità di morire nelle successive 24 ore. La morte è parte della misurazione e quindi parte del sistema. E’ questo il mondo in cui viviamo oggi: guardiamo alle decisioni future con l’occhio del giocatore d’azzardo.

i like americai like america

 

La performance della Abramovic’s (seguita da quella meno estrema di Yoko Ono intitolata “Cut Piece”, dove il pubblico le tagliava i vestiti con le forbici) usava la passività dell’artista per esporla ai desideri del pubblico. Ma fu parte del pubblico che la protesse, prima ancora del gallerista. La folla non è omogenea né necessariamente maligna.

 

selfieestremoselfieestremo

Una delle star della mostra “Risk” è Eva Hesse, bella e turbata, ma convinta che la bellezza fosse l’unico peccato dell’arte. Come altri artisti degli anni ’70, ambiva all’autenticità del momento. Spesso la cosa più autentica era il corpo stesso dell’artista. Ma oggi un artista come può competere in un mondo dove un ragazzino canadese si fa un selfie mentre un treno lo colpisce in testa e dopo 11 secondi il video sta già su “You Tube”?

 

cut piece di yoko onocut piece di yoko ono

Smartphone e social media documentano in tempo reale le avventure più estreme e pericolose. Ma nel 2011 l’artista cinese Cheng Li e la sua partner scoparono davanti al pubblico del Museo di Arte Contemporanea di Pechino, poi lui fu arrestato e rieducato in un campo di lavoro. Forse non c’è bisogno di avere nostalgia per gli anni Settanta quando il serio e il faceto si combinano per produrre la possibilità di un significato o almeno la  possibilità di una conseguenza.

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