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CHI HA FATTO FUORI MAURIZIO ARRIVABENE? IL NOTO GIORNALISTA BRITANNICO MARK HUGHES SULLE PAGINE DI "MOTOR SPORT MAGAZINE" TRACCIA UN PROFILO POCO LUSINGHIERO DELL'EX TEAM PRINCIPAL FERRARI E RIVELA CHE L’IMPULSO DECISIVO PER L'ALLONTANAMENTO È ARRIVATO DA JOHN ELKANN - “ARRIVABENE È STATO UN DESPOTA CON I SUOI INFERIORI, MA SENZA RIUSCIRE A COMPENSARE CON QUALITÀ ISPIRAZIONALI. ERA NEL RUOLO SBAGLIATO, E  MARCHIONNE LO AVEVA CAPITO, AL PUNTO DA…”

Mark Hughes per "Motorsport Magazine"

Traduzione di "www.formulapassion.it"

 

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“L’allontanamento di Maurizio Arrivabene dal suo ruolo in Ferrari è stata una scelta logica. Non era l’uomo giusto per quel lavoro, e aveva un valore minore rispetto a Binotto, che avrebbe potuto lasciare la Ferrari qualora Arrivabene fosse rimasto come suo capo. Ma questo non significa che si sia trattata di una decisione attesa. L’impulso decisivo è arrivato dal presidente John Elkann, insediatosi da pochi mesi. 

 

[…] Ma cos’ha sbagliato Arrivabene? Gli è mancata la capacità di guidare e di ispirare. Ciò che lui vedeva come leadership, molti attorno a lui lo percepivano come bullismo. E ha avuto una relazione simile anche con i media, con un atteggiamento offensivo che gli ha fatto avere ben pochi amici.

 

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Ha coperto le sue conoscenze mancanti con risposte sprezzanti e aggressive. Sembrava che non capisse nemmeno cosa non stesse capendo. All’inizio pensavo fosse a causa della barriera linguistica, ma col tempo ho capito che si esprimeva allo stesso modo anche nella sua lingua madre. 

 

[…] È stato un despota con i suoi inferiori, ma senza riuscire a compensare con qualità ispirazionali. È stato un ‘sissignore’ con i suoi superiori. Arrivabene era nel ruolo sbagliato, e Sergio Marchionne lo aveva capito, al punto da pianificarne l’uscita, com’è poi accaduto. […]

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Arrivabene ha guidato il team attraverso una cultura di intimidazione e di paura, mentre Mattia Binotto ha convinto Marchionne che allontanando la paura si sarebbe potuta sprigionare la creatività degli uomini Ferrari. 

 

[…] Quindi arriviamo al 2018, quando la peggiore squadra aveva la migliore macchina. Non era la squadra peggiore per via delle persone al suo interno, ma per come è stata guidata.

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E questo ha influenzato anche l’approccio e la mentalità del suo pilota di riferimento. […] Non c’è stata un’inserzione pubblicitaria per trovare un sostituto ad Arrivabene, ma se ci fosse stata avrebbe dovuto includere il seguente avvertimento: ‘Le intimidazioni e pensiero uni-dimensionale escluderanno il candidato’“.

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