galliani agnelli

1. MALTRATTATO IN CAMPO, GALLIANI SI È BECCATO LA RAMAZZATA ANCHE FUORI DAL GIOVANE AGNELLI, LA CUI FAMIGLIA, RESTA UNA FABBRICA INESAURIBILE DI ARROGANZA SPREZZANTE 2. SONO INCIPIT “IL GEOMETRA GALLIANI…” CHE SPINGONO BUONA PARTE DEGLI ITALIANI A IMMAGINARE UNA SCONFITTA DELLA JUVE COME UN FUGGEVOLE MOMENTO DI FELICITÀ

Giancarlo Dotto per Dagospia

 

barbara berlusconi e gallianibarbara berlusconi e galliani

Si chiama brodino. Lo davano ai principini col mal di vivere. In attesa di diventare una splendida e pallida nonnina con la veletta e le memorie tutte in fila da rosolare nelle notti d’inverno, i nipotini in cerchio, Roby Mancini trova da allenatore ancora in panca un pezzo della sua Inter, dopo tre schiaffi trucidi. Il Palermo si presta quasi da copione. Veniva da troppa sazietà. La storia dei vuoti e dei pieni. Ripartirà.

ANDREA AGNELLI LUCIANO MOGGIANDREA AGNELLI LUCIANO MOGGI

 

Nel giorno che conta, nella partita più importante del suo campionato, Rudi Garcia si gioca la carta che ti auguri ma non t’aspetti. Verde. Un bisillabo come Totti. Che diventa pentasillabo con il nome. Daniele invece di Francesco. Compattissimo botolo che sputa fiammante calcio da entrambi gli arti. Diventerà, a breve, una meraviglia nel circo del pallone.

 

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Era una Roma monca di tutto. Che metteva in campo anche i resti del Capitano perché almeno quelli spaventassero il nemico. E, intanto,  gente a Trigoria che si lussava gomiti e caviglie scendendo il letto di casa. E Ibarbo che sembrava un acquisto e, invece, era una barzelletta (ma giocatore importante, giuro sul vostro onore).

 

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E la Juventus che, la sera prima, aveva già messo sotto i tacchi il Milan come una calpestabile cotoletta. Già passato di questi tempi nella centrifuga romana, boccaccia che si fa capanna, va riconosciuto a Garcia almeno il merito di aver motivato la truppa nel giorno più duro, in attesa di riavere ivoriani, feriti e smandrappati. Ora dovrebbe essere discesa. Dovrebbe.

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Per il resto. Dovete spiegare a Braccobaldo Allegri che non ha bisogno di allungare il grugno pensoso e vagamente canino lungo novanta minuti come questi. Che non c’è bisogno di mandare in campo gli altri e nemmeno se stesso, quando hai un Tevez là davanti, Buffon in porta, Chiellini e Bonucci (ma perché, Cristo Santo, quelle pose marziali, quel grottesco posame littorio che ostenta anche quando bacia la fidanzata sotto il portone?) dietro, Pogba e Pirlo in mezzo.

 

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Stia sereno, Allegri. Non c’è da abbaiare. La Juve vince. Ha già vinto, nonostante lui. In Italia gioca, in tutti i sensi, da sola. E, quando non sono le sue eclatanti virtù, quando c’è il dubbio, ecco che anche il dubbio diventa bianconero.

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E’ sempre la Juve di Conte. L’ho vista pressare con la bava ai denti sul 3 a 1 quei poveracci del Milan, appena usciti dall’area che si lambiccavano di cosa farsene della sfera. La tristezza infinita del Milan non è nell’aver perso contro questa Juventus, ma nell’essersi dichiarati a fine partita soddisfatti di “aver tenuto testa”. Tenuto testa? Darsela a bere è una droga infallibile.

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Il Milan dello “Stadium” presentava almeno quattro o cinque impresentabili, i due ghanesi su tutti, Muntari capitano!, Baresi e Maldini inventatevi una tomba solo una notte per  rovesciarvi, strapassati remoti come Zaccardo e Alex o inadeguati come Honda.

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Maltrattato in campo, il “geometra” Galliani si è beccato la ramazzata anche fuori dal giovane Agnelli, la cui famiglia, partendo da matrici più nobili, resta una specie di fabbrica inesauribile di quel marchio d’oro colato che è l’arroganza in forma sprezzante. 

 

Sono incipit come quelli del giovane Agnelli “Il geometra Galliani…” che spingono buona parte degli italiani a immaginare una sconfitta sportiva della Juventus come un piccolo e fuggevole momento di felicità.

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