
ECCONE UN ALTRO CHE SCOPRE CHE IL CALCIO NEL GOLFO È FATTO DI SOLDI E NIENTE PIÙ – MANOLO GABBIADINI SI LAMENTA DELLA SUA ESPERIENZA A DUBAI, MENTRE INCASSA 3 MILIONI A STAGIONE DALL’AL NASR: “ALLO STADIO SPESSO C’È POCA GENTE ANCHE PER LE TEMPERATURE ELEVATE. AGLI ALLENAMENTI QUASI NESSUNO È PUNTUALE. IN QUALE SERIE ITALIANA GIOCHEREBBE L’AL NASR? DIFFICILE DIRLO. CI SONO PARTITE BELLE E ALTRE SCADENTI…” – L’ATTACCANTE 33ENNE AMMETTE: “QUESTA È STATA UNA SCELTA DI VITA PIÙ CHE SPORTIVA, ALLA MIA ETÀ ERA GIUSTO PENSARE ANCHE AL CONTRATTO...” – VIDEO
Estratto dell’articolo di Salvatore Riggio per www.corriere.it
La carriera di Manolo Gabbiadini, 33 anni, sta proseguendo a Dubai. Una scelta fatta nel 2023 per indossare la maglia dell’Al Nasr. In due anni l’attaccante si è ambientato, vive con la famiglia e si sente a casa: «Nel giugno 2023 la Sampdoria fu molto chiara: per problemi economici doveva vendermi. Il mio ciclo lì era finito. Ranieri mi chiamò per portarmi a Cagliari, però il club sperava di strappare un prestito. Non volevo aspettare gli ultimi giorni di mercato. Poi arrivò l’offerta da Dubai.
È stata ovviamente una scelta di vita più che sportiva: alla mia età era giusto pensare anche al contratto. Ci troviamo benissimo, anche se io sono fermo da un po’ per la lesione del tendine dell’adduttore. All’inizio eravamo preoccupati per Tommaso, che aveva lasciato gli amici e faticava un po’ a inserirsi. Ma gli siamo stati vicini e dopo sei mesi è partito alla grande. Quando torniamo in Italia, lui e il fratellino non sono tanto contenti», ha raccontato nell’intervista rilascia alla «Gazzetta dello Sport».
«In quale serie italiana giocherebbe l’Al Nasr? Difficile dirlo. Ci sono partite belle e altre scadenti. L’Al Ain l’anno scorso ha vinto la Champions asiatica battendo nei quarti la squadra saudita di Ronaldo e in semifinale quella di Koulibaly. Il portiere deve obbligatoriamente essere nato qui.
Sono ammessi cinque stranieri e due “residenti”: giovani sotto i 21 anni, che dopo tre stagioni di attività possono prendere il passaporto a patto di non aver giocato in un’altra Nazionale. [...]
Del nostro calcio mi mancano soprattutto i tifosi. Qui il calcio è molto seguito, ma allo stadio spesso c’è poca gente anche per le temperature: a volte giochi con 500 spettatori, poi magari in una sfida importante sono 30mila. Mi capita di ripensare a Marassi o al clima delle trasferte, a quelle emozioni. Mi sono dovuto adeguare ai ritmi. In Italia se il ritrovo nello spogliatoio è alle 15, con un minuto di ritardo prendi la multa. Qui i puntuali sono due o tre.
Ma poi in allenamento e partita vanno tutti forte, altrimenti vengono cacciati. Io sono bergamasco, precisino, ma se prendi tutto seriamente diventi matto. Così ho imparato ad apprezzare tante cose. Come dicono loro: scialla. O enjoy».
Gabbiadini ha anche ripercorso la sua carriera: «Qual è stato il Manolo più forte? Forse quello del 2014-15, stagione a metà tra Samp e Napoli, con 15 gol in A. Ho bei ricordi di tutte le tappe. Il settore giovanile dell’Atalanta e l’esordio quando ancora non ero pronto. L’esplosione a Bologna dove ho conosciuto Martina. L’incredibile affetto dei tifosi della Samp, con cui mi sentirò sempre in debito: sono preoccupato per la classifica.
I due anni di Napoli che mi sembrano 10 per la quantità di calore e di bellezza che ho trovato. E poi la Premier: a 14 anni quando conobbi Silvio Pagliari, il mio procuratore, gli dissi che un giorno avrei voluto giocare lì e mi rispose che se lo sarebbe segnato sull’agenda. Il giorno che firmai per il Southampton coronai quel sogno: è stata un’esperienza incredibile».
Resta grandiosa la doppietta firmata a Wembley con la maglia degli Spurs nella finale di Coppa di Lega contro il Manchester United: «Uscii all’83’ e Mourinho venne a darmi la mano mentre mezzo Wembley cantava il mio nome. Purtroppo subito dopo Ibra segnò il 3-2 e perdemmo» […]
MANOLO GABBIADINI
MANOLO GABBIADINI
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