dazi guerra commerciale xi jinping donald trump

TRUMP IMPONE I DAZI E LA CINA RISPONDE – TRA LE ARMI IN MANO A XI JINPING C’E’ LA SVALUTAZIONE DELLO YUAN: UNA MONETA PIU’ DEBOLE RENDEREBBE LE ESPORTAZIONI CINESI MENO COSTOSE PER GLI ACQUIRENTI AMERICANI, MITIGANDO L'IMPATTO DELLE TARIFFE - E C'È ANCHE CHI IPOTIZZA LA VENDITA IN MASSA DEI TITOLI DEL TESORO AMERICANO: A FINE 2024 LA CINA NE DETENEVA 768 MILIARDI (PECHINO E’ IL SECONDO MAGGIOR DETENTORE DI BOND USA DOPO IL GIAPPONE) - XI JINPING PARE ANCHE PIÙ DISPOSTO A UTILIZZARE LA LEVA DELLE RISORSE MINERARIE, VISTO CHE LA CINA DOMINA ESTRAZIONE, RAFFINAZIONE ED ESPORTAZIONE DI MOLTI METALLI CRITICI PER L'INDUSTRIA ELETTRONICA, IL GREEN TECH E IL SETTORE DELLA DIFESA…

Estratto dell’articolo di Lorenzo Lamperti per “la Stampa”

 

donald trump xi jimping

[…] Trump ha annunciato il 10% di dazi aggiuntivi sulle importazioni dalla Cina, motivati col flusso dei precursori chimici per la produzione del Fentanyl. Pechino sfoglia l'arsenale delle possibili ritorsioni, che appare più affilato rispetto al primo mandato di Trump. Nei prossimi giorni, in arrivo dure reazioni soprattutto a livello retorico. […] la risposta sarà multiforme e modulata a seconda delle possibilità di dialogo intraviste con la Casa Bianca, con Trump che ha annunciato di voler visitare Pechino entro i primi cento giorni di mandato.

 

donald trump

La certezza è che la postura negoziale mantenuta nel 2018 e 2019 sarà accompagnata da una pratica più assertiva, soprattutto se il potenziale summit tra leader non dovesse produrre accordi. Il governo cinese sa che i dazi al 10% sono solo un primo passo. In caso di scontro, Trump ha già minacciato tariffe al 60%, o addirittura fino al 100%, qualora i Brics procedessero nella costruzione di una moneta alternativa al dollaro. Tra gli strumenti a disposizione di Pechino per avviare ritorsioni c'è la svalutazione dello yuan.

xi jinping

 

Un renminbi più economico renderebbe le esportazioni cinesi meno costose per gli acquirenti d'oltreoceano, mitigando l'impatto delle tariffe su un'economia ancora molto dipendente dall'export, come segnala il surplus da quasi 105 miliardi di dollari registrato a dicembre: un record. C'è anche chi ipotizza la vendita in massa dei titoli del Tesoro americano. A fine 2024 la Cina ne deteneva 768 miliardi, in leggero aumento rispetto a ottobre ma all'interno di un calo costante, accentuato rapidamente dall'autunno 2021.

 

trump xi jinping

Pechino resta comunque il secondo maggior detentore di bond Usa dopo il Giappone.

Rispetto al passato, Xi Jinping pare anche più disposto a utilizzare la leva delle risorse minerarie. «Il Medio Oriente ha il petrolio, noi abbiamo le terre rare», disse un tempo l'ex presidente Deng Xiaoping. Oggi la Cina domina estrazione, raffinazione ed esportazione di molti metalli critici per l'industria elettronica, il green tech e il settore della difesa.

 

Dallo scorso 1° ottobre sono entrate in vigore una serie di norme che legano indissolubilmente terre rare e materiali strategici alla sicurezza nazionale, con una supervisione diretta dello Stato. Il 1° dicembre sono stati inaspriti i controlli sulle esportazioni di materie prime come tungsteno, magnesio e grafite, utili alla produzione delle batterie per i veicoli elettrici. Precedentemente era stato fatto lo stesso per l'antimonio, ampiamente utilizzato per le munizioni militari, ma anche per gallio e germanio, fondamentali per la produzione di chip.

trump xi

 

L'entità della possibile stretta sarà modulata dall'entità delle tariffe di Trump. I recenti successi di Huawei e DeepSeek su chip e intelligenza artificiale danno alla Cina la speranza di poter attutire l'effetto di nuove sanzioni e restrizioni sulle catene di approvvigionamento. Fu proprio la guerra commerciale del primo mandato di Trump a convincere Xi ad accelerare il perseguimento dell'autosufficienza tecnologica, insieme al riorientamento dell'export verso i paesi del cosiddetto Sud globale. […] si mira a un qualche tipo di accordo, contando sull'animo negoziale di Trump e magari su Elon Musk, che in Cina ha enormi interessi con Tesla. […]

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...