HA UCCISO QUALCUNO? - CHE CI FA “DENTRO” UN UOMO DI 73 ANNI, MALATO DI PARKINSON, NON CONDANNATO E SEMPLICEMENTE SOTTO INCHIESTA PER TRUFFA AGGRAVATA? - FELTRI SOLLEVA IL CASO BELLAVISTA CALTAGIRONE IN CARCERE DA 17 GIORNI, NONOSTANTE SIA GIÀ STATO INTERROGATO PER TRE ORE DAL PM DOPO CINQUE GIORNI DI SEGREGAZIONE E SENZA LA POSSIBILITÀ DI CONFERIRE CON GLI AVVOCATI - UN TIPO DI “ISOLAMENTO”, QUESTO, DI SOLITO RISERVATO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA PER COSTRINGERLA A PARLARE…

Vittorio Feltri per "Il Giornale"

Francesco Caltagirone Bellavista è in carcere da 17 giorni, nonostante sia già stato interrogato per tre ore dal Pm dopo cinque giorni di segregazione e senza la possibilità di conferire con gli avvocati. Un tipo di «isolamento», questo, di solito riservato alla criminalità organizzata. Che ci fa «dentro» un uomo di 73 anni, non condannato e semplicemente sotto inchiesta per truffa aggravata? L'autorità giudiziaria si giustifica così: non c'è pericolo che il detenuto fugga, però potrebbe inqui­nare le prove e reiterare il reato. Mah! Non si capisce come.

Egli si è dimesso da tutte le cariche delle sue società (Acqua Marcia e Porto d'Imperia) e, anche se volesse, non sarebbe in grado di fare pa­sticci né di depistare le indagini se dalla prigione passasse agli arresti domiciliari, rimanendo cioè sotto controllo. Non sappiamo se Caltagirone sia innocente o no. Ma non è questo il punto.

Ci domandiamo piuttosto perché la nostra giustizia ricorra spesso alla carcerazione cautelare, anche quando non cautela un bel nulla e alimenta il sospetto di essere usata quale mezzo (di tortura) per indurre il carcerato a confessare ciò che gli inquirenti non sono riusciti ad accertare. Non è degno di un Paese civile seviziare un cittadino che fino a prova contraria è innocente.

Tra l'altro Caltagirone non è accusato di reati di violenza tipici di una personalità che costituisca una minaccia per la società. La truffa, ammesso e non concesso sia stata commessa, è circoscritta a un episodio definito. E per contestarla è necessario aver acquisito documenti che la rendano quantomeno plausibile. Se tali documenti esistono, si tratta poi di suffragarli con testimonianze e altri elementi probatori.

Sarà il dibattimento in aula a stabilire la verità processuale, in base alla quale eventualmente il tribunale emetterà una sentenza di condanna. Insomma, la galera, se meritata, va scontata dopo il verdetto di terzo grado e non in attesa del giudizio di primo grado o, addirittura, in mancanza di rinvio a giudizio. Siamo di fronte, nel caso Caltagirone, e non è l'unico, a sistemi di giustizia non condivisibili.

Non è neppure un problema di garantismo, ma di civiltà giuridica. Da segnalare con orrore che le nostre strutture carcerarie sono pessime per tutti: sia per chi ha già subìto una pena sia per chi è potenzialmente innocente. Nessuna distinzione. Il che dimostra che la detenzione preventiva, quando non sia indispensabile per proteggere la comunità, ha un solo scopo: intimidire, fiaccare, portare alla disperazione una persona per estorcerle una confessione, ciò che agevola sì il lavoro dei magistrati impegnati nell'accertamento dei fatti, ma lo rende disumano per non dire di peggio.

A proposito di metodi discutibili, giova ricordare le modalità dell'arresto di Caltagirone Bellavista, avvenuto il 5 marzo scorso. Era in programma un incontro ( nella sede del Comune di Imperia) tra lui e il sindaco della città, Paolo Strescino. Un appuntamento solenne. Numerosi giornalisti, fotografi, operatori televisivi. Al momento di cominciare la riunione,è scattata l'operazione spettacolare: manette. Un'umiliazione supplementare per l'ingegnere. Era necessario tutto ciò? Utile alle indagini?

Esiste un precedente clamoroso. La cattura di Enzo Tortora, l'uomo più mite del mondo, trascinato in catene davanti alle telecamere del telegiornale, convocate all'uopo, e condotto a Poggioreale quale efferato delinquente. Vabbé. Sorvoliamo. Facciamo notare che Caltagirone da oltre un anno chiedeva di essere interrogato dalla magistratura, ma nessuno lo aveva ascoltato.

Lui desiderava chiarire. Lo ha desiderato invano. Sei mesi orsono il Pm richiede al Gip l'arresto e questi emette l'ordinanza solamente il 5 marzo. Perché c'è voluto un semestre per mandare in carcere l'ingegnere, se c'era il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato? Non è un controsenso? Francamente non comprendiamo.

Un signore di 73 anni, malmesso di salute, può stare in galera nell'indifferenza di chi invece ha il potere e il dovere di fare qualcosa?

 

FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE A IMPERIASCAJOLA CON BELLAVISTA CALTAGIRONE TAGLIA IL NASTRO ALLAVVIO DEL CANTIERE DEL PORTO buss scajola f bellavista caltagironeVITTORIO FELTRI FRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE

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