uberfresh uber consegna cibo

FINGERE CHE UBER NON ESISTA - IL GOVERNO NON INVITA CONSUMATORI E APP DI ‘RIDE SHARING’ ALLA TRATTATIVA CON TASSISTI E NCC, NASCONDENDO LA TESTA SOTTO LA SABBIA DAVANTI AL PREPOTENTE GIGANTE AMERICANO INVECE DI PROVARE A REGOLAMENTARLO - IL MANAGER: ‘PAGHIAMO LE TASSE IN ITALIA’ (MA NON ERA IN OLANDA?)

 

Bruno Ruffilli per “la Stampa

 

uberuber

«Quella che si presenta ora è un' occasione storica», osserva Carlo Tursi, General Manager di Uber Italia. «Speriamo solo che il Governo voglia riformare il settore dei trasporti partendo dai consumatori, da chi userà i servizi di mobilità non per i prossimi venti giorni ma per vent' anni. Chi oggi usa la propria auto non per scelta ma per mancanza di scelta, perché un bus non arriva o non può permettersi un taxi».

 

uber uber

Intanto al tavolo tecnico convocato martedì prossimo al ministero dei Trasporti parteciperanno le associazioni dei taxi e degli Ncc (auto a noleggio con conducente), ma non Uber. Non le altre piattaforme di ride sharing e nemmeno i rappresentanti dei consumatori.

 

Deluso?

l app di uberl app di uber

«Mi pare presto per commentare, siamo all' inizio di un percorso, mi stupirebbe se non venissero invitati i rappresentanti dei consumatori, e anche noi e i nostri concorrenti. Le regole attuali risalgono al 1992, quando internet e i cellulari non esistevano quasi, e in alcuni casi sono molto restrittive. Il sistema ha mostrato i suoi limiti molto prima della nascita di Uber, specie nelle grandi città: a Milano ad esempio l' ultima autorizzazione per Ncc risale a 40 anni fa».

 

Si dice spesso che non c' è spazio per l' innovazione da noi. È vero?

«I cittadini sono assetati di soluzioni che migliorino la qualità della vita e che consentano una mobilità più flessibile, con qualità migliore e prezzo più basso. In questo gli italiani non sono meno pronti di altri cittadini europei».

ubereats ubereats

 

E l' Italia?

«In Europa è il Paese più chiuso. A Parigi, dopo le proteste iniziali, Uber collabora col governo in un piano di mobilità integrata pensato per completare i trasporti pubblici, e il 65% delle corse Uber a Parigi iniziano o finiscono a 200 metri da una fermata della metro. In Estonia ci interfacciamo direttamente con l' agenzia delle entrate, così gli autisti devono solo premere un pulsante sull' app per dichiarare al fisco i redditi percepiti tramite Uber: tutto è trasparente, tutto tracciabile».

gabi holzwarth e travis kalanick di ubergabi holzwarth e travis kalanick di uber

 

Da noi invece si discute molto di licenze dei taxi: il valore crollerebbe.

«Non è un problema difficile da risolvere come sembra. Un liberista puro direbbe che sono le leggi del mercato, e in realtà le licenze non si potrebbero nemmeno vendere o comprare. Ma è una pratica tollerata da decenni e anche regolamentata, quindi bisogna prenderne atto: immaginiamo un passaggio graduale, che magari aiuti i tassisti anche a rinnovare auto e tecnologie. Però un' autorizzazione a svolgere un servizio pubblico non può diventare uno strumento per bloccare il mercato».

 

Uber opera in 73 Paesi ed ha un valore di mercato di 68 miliardi di dollari. Quanto è grande in Italia?

«Operiamo solo a Milano e Roma, e solo con Uber Black, il servizio più costoso, che certo non è un' alternativa all' auto privata. Abbiamo un migliaio di autisti professionisti iscritti con 83 mila utenti unici negli ultimi tre mesi. In tutto il mondo sono oltre 40 milioni al mese.

Siamo una trentina di dipendenti, compreso il centro assistenza clienti e Uber Eats, il servizio di consegna di cibo a domicilio attivo a Milano».

 

GRAZIANO DELRIOGRAZIANO DELRIO

E dove paga le tasse?

«Tre quarti degli incassi dall' app vanno agli autisti, il resto al momento è ben poca cosa, ma Uber paga le tasse in tutti i paesi dove opera, anche in Italia».

 

Uber è una piattaforma tecnologica o un servizio di taxi?

«Non possediamo vetture né licenze né autorizzazioni. Operiamo nel settore del trasporto persone ma non siamo un servizio taxi, come ci occupiamo anche di food delivery ma nessuno direbbe mai che siamo un ristorante. Siamo una piattaforma tecnologica che favorisce la mobilità».

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