TASSE LOW COST - L’AD DI RYANAIR, MICHAEL O'LEARY, SOTTO INCHIESTA A BERGAMO PER EVASIONE FISCALE - DAL 2003 AVREBBE ASSUNTO 220 DIPENDENTI DI ORIO AL SERIO PAGANDO LE TASSE SECONDO IL REGIME FISCALE IRLANDESE, PER UN TOTALE DI 12 MLN € EVASI - RYANAIR SOSTIENE DI ESSERE UNA COMPAGNIA IRLANDESE E DI NON DOVERE CONTRIBUTI ALL’ITALIA: MA I SERVIZI SANITARI DEI SUOI DIPENDENTI LI PAGHIAMO NOI...

Riccardo Nisoli per il "Corriere della Sera"

Guai giudiziari per Mister Ryanair. La procura di Bergamo ha iscritto nel registro degli indagati Michael O'Leary, amministratore delegato della compagnia irlandese, e il dirigente Juliusz Komorek, suo braccio destro per gli affari legali. Il pubblico ministero Maria Mocciaro contesta loro l'omesso versamento dei contributi per aver assunto a Dublino 220 dipendenti di stanza a Orio al Serio assoggettandoli alla tassazione irlandese, molto più bassa di quella italiana.

Uno stratagemma che, stando ai calcoli dell'Inps e della Dpl (Direzione provinciale del lavoro) di Bergamo, avrebbe comportato un danno all'erario di quasi 12 milioni di euro. Una cifra stimata al ribasso, secondo gli ispettori: l'importo si basa sui nominativi dei dipendenti consegnati da Ryanair. Ma secondo il database della Polizia di frontiera, dal 2003 al 2010 sarebbero passati dallo scalo bergamasco 900 dipendenti della compagnia irlandese. Quindi l'imponibile «evaso» sarebbe molto più consistente, anche se una parte non potrà più essere riscossa perché destinata a finire in prescrizione.

I riflettori della giustizia italiana cominciano dunque ad accendersi sul colosso irlandese del low cost, dopo che la Dpl di Bergamo, alla fine del 2011, aveva segnalato all'Inps le presunte irregolarità nell'assunzione dei dipendenti Ryanair.

La compagnia di Dublino, che ha sempre sostenuto di non dover pagare le tasse in Italia non avendo qui una stabile organizzazione di servizio, aveva tempo 90 giorni per regolarizzare la sua posizione: pagando i contributi contestati avrebbe estinto il reato. Ma così non è stato in quanto Ryanair è convinta di essere nel giusto: i suoi equipaggi, sostiene O'Leary, operano a bordo di aerei irlandesi e non svolgono in Italia alcuna attività lavorativa. Quindi, niente contributi in Italia.

Di diverso avviso la procura. Mentre le altre compagnie aeree estere che hanno una postazione italiana assumono dipendenti secondo regole italiane (come Lufthansa Italia, Air France Italia), Ryanair fa firmare i contratti a Dublino dove la tassazione sugli stipendi è mediamente intorno al 12% mentre da noi è al 37%.

Di fatto, però, i dipendenti Ryanair, pur essendo lavoratori di diritto irlandese, lavorano in Italia, dove vivono (uno dei requisiti per l'assunzione è proprio il domicilio entro un'ora dall'aeroporto) usufruendo anche delle prestazioni sanitarie per loro e per le loro famiglie. E qui sta l'altro aspetto finito sotto la lente degli inquirenti, che per ora non fa parte del fascicolo ma è solo oggetto di un'indagine esplorativa della Guardia di finanza di Bergamo. Il dipendente della compagnia aerea chiedeva all'Inps di rilasciare la certificazione del diritto all'assistenza sanitaria (in gergo: il modello A1).

Grazie a questo certificato, una hostess Ryanair che ha bisogno di cure all'estero, ottiene assistenza senza sborsare un soldo. Ma la prestazione non è gratuita: il conto viene poi addebitato allo Stato che ha emesso la certificazione assicurativa, in questo caso l'Italia. Il punto, secondo l'ipotesi accusatoria, è che il colosso dei cieli, oltre a pagare le tasse a Dublino, avrebbe scaricato impropriamente i costi dell'assistenza sul sistema sanitario italiano.

La compagnia irlandese sapeva? Secondo gli ispettori, sì: il certificato ottenuto dall'Inps deve infatti essere trasmesso agli uffici del personale Ryanair. Resta da capire come mai alcune sedi Inps abbiano, per anni, concesso indebitamente la certificazione. Quando ci si è accorti dell'errore, erano già stati distribuiti oltre 800 certificati. A spese degli ignari contribuenti italiani.

 

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