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TI SEI DIVERTITO A MONTARLI? ORA SMONTALI – IKEA RICOMPRERA' I MOBILI USATI DAI CLIENTI OFFRENDO IN CAMBIO BUONI SPESA DAL 30% AL 50% DEL PREZZO INIZIALE IN BASE ALLE CONDIZIONI DELL’OGGETTO RESTITUITO – MA OCCHIO PERCHÉ NON TUTTO PUÒ ESSERE RESTITUITO E LA CAMPAGNA DURERA'...

Emily Capozucca per "www.corriere.it"

 

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I mobili usati? Li riporti in fabbrica. E Ikea ricompra i mobili usati dai suoi clienti (ecco come funziona). La catena di mobili componibili, fondata dall’imprenditore svedese Ingvar Kamprad nel lontano 1943 e divenuta ormai un colosso mondiale, cambia pelle e punta sulla sostenibilità con una campagna marketing che verrà lanciata in occasione del «Black Friday» a novembre, che si distacca totalmente dal mondo dell’«usa e getta».

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Il programma

Il programma «Buy Back» è un’iniziativa di riacquisto che darà la possibilità ai clienti di restituire vecchi mobili Ikea in cambio di buoni spesa dal 30% al 50% del loro prezzo iniziale. «Una scelta sostenibile e vantaggiosa per tutti e per l’ambiente» fa sapere la società, perché si darà una seconda vita ai mobili usati che potranno essere rivenduti nella sezione “As-Is” dei negozi. Nel caso in cui i prodotti non fossero nelle condizioni di poter essere rivenduti saranno allora riciclati o donati a progetti della comunità locale, ha affermato la società.

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La modalità del Buy Back in Italia

Ikea ha annunciato che sarà la prima volta che la campagna verrà lanciata quasi contemporaneamente in 27 Paesi tra cui tra cui Gran Bretagna, Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Russia, con modalità diverse da Paese a Paese.

In Italia, la campagna #GreenFriday per dare ai mobili usati una seconda vita durerà dal 27 novembre al 6 dicembre in tutti i 21 store sul territorio nazionale. Chi consegna a Ikea i propri mobili usati riceverà un buono acquisto da spendere in negozio. In base alle condizioni dei mobili, il buono può ammontare fino al 50% del prezzo originale dell’articolo.

 

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Nel periodo del Black Friday, però, per i soci Ikea Family che rivenderanno i propri mobili di seconda mano, il valore del buono sarà maggiorato di un ulteriore 50% rispetto alla valutazione ricevuta. Il buono potrà essere utilizzato entro 2 anni dal momento del rilascio.

 

I clienti che desiderano rivendere i propri mobili usati potranno consultare la pagina del sito dedicata («Dai ai tuoi mobili Ikea una seconda vita»), verificare le condizioni del servizio di riacquisto ed effettuare una pre-valutazione del prodotto prima di recarsi in negozio per la valutazione finale e la consegna.

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I prodotti idonei a essere restituiti all’Ikea: dalle librerie a lettini e scrivanie

Non tutti i mobili possono però essere restituiti per il «buy back». Nell’elenco dei prodotti idonei ci sono: scaffali, librerie, scrivanie, tavoli e tavolini, sedie, sgabelli e panche, armadi (non componibili, con dimensioni max pari a h 202 cm – L 120cm – p. 60 cm), cassettiere, comodini, carrelli e buffet, mobili da esterni, strutture letti bambini e culle.

 

Il valore del buono spesa e la valutazione dell’usato

Il valore del buono spesa (da usare cioè nei negozi Ikea) dipende dale condizioni del mobile. Quelli in ottime condizioni potranno ricevere il 50% del prezzo originale e quelli «ben tenuti» il 40%, quelli «bene usati» solo il 30% (dipenderà dal numero di graffi e dall’usura). È necessario però che il prodotto sia completo e perfettamente funzionante, montato correttamente al momento della restituzione, pulito e non modificato.

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Le mode e tendenze

Ma quali mobili saranno restituiti alla casa madre? Si tende, principalmente, a sostituire un prodotto se deperito o non più di moda. «Cambiano le visioni degli interni delle case, soprattutto in questo periodo di pandemia, con il lockdown abbiamo rivalutato gli spazi, logge e terrazza, il vivere fuori.— ha spiegato Massimo Marzorati, amministratore delegato della società Grandi architetture & Partners ed esperto di design —. Si assiste a un’amplificazione che non tutte le case però possono fare.

 

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Si dà maggior valore ad alcuni oggetti a cui prima non si pensava affatto, ad esempio al classico lampadario o alle semplici luci: oggi si riscopre la parte emotiva che questi possono generare. Gli oggetti non sono più solo completamento di arredo».

 

L’effetto smart working (sulle nostre case)

C’è una contaminazione degli spazi agevolata e favorita dallo smart working: «Cambia la disposizione della casa: una cucina, a esempio, oggi può diventare un piccolo studio con un tavolo che può assolvere più funzioni e trasformarsi in postazione di lavoro.

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Non sono tanto le mode che cambiano ma la sensazione di come vivere una casa. Una volta un divano era solo un semplice divano su cui ci lasciava andare la sera davanti a un film per poche ore, con il lockdown e lo smart working, la casa diventa un ufficio: dovendo passare in casa molto più tempo si è molto più attenti ai particolari e al confort. Le funzionalità contano tanto quanto l’aspetto estetico forse anche molto di più».

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