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TESS IS MORE - IL PUGNO CHIUSO DELL’ATTIVISTA AFROSVEDESE CONTRO I NEONAZI: “NEI LORO OCCHI IL PEGGIO DELL’EUROPA. LA GENTE HA PERSO LA MEMORIA, POTREBBE SVEGLIARSI DAVANTI ALLA MINACCIA QUANDO SARÀ TROPPO TARDI. PER QUESTO VOGLIO SFIDARLI”

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Andrea Tarquini per “la Repubblica”

 

«Ho reagito all’improvviso, senza pensarci troppo: vedendoli in piazza, lo sdegno mi ha tolto tempo d’aver paura ». Così Tess Asplund, la signora svedese di origini africane divenuta famosa nel mondo per aver fermato da sola un corteo di trecento neonazisti nella città svedese di Borlänge, narra quei momenti. E il dramma di Scandinavia ed Europa investiti dal razzismo.

 

Come ha deciso di sfidarli?

«È stato per impulso. Li ho visti sfilare, mi sono detta che non è ammissibile che razzisti, estremisti predicatori di odio come loro sfilino in piazza. E mi sono messa in mezzo alla strada, decisa a tentare di fermare il loro corteo ».

TESS ASPLUNDTESS ASPLUND

 

Ci vuole coraggio per non aver tempo d’aver paura?

«A volte si agisce senza pensarci su. Non m’immaginavo nemmeno che quelle foto pubblicate dai reporter di Expo (il mensile dell’omonima Ong antirazzista, fondato e poi diretto dall’autore della trilogia di Millennium Stieg Larsson, ndr) avrebbero fatto il giro del mondo online. Mi ha sorpreso».

 

Come hanno reagito i nazisti in quei secondi?

«Mi hanno fissato con i loro occhi gelidi e carichi d’ira, ma senza dire una parola. Io ho ricambiato lo sguardo freddo. Non hanno pronunciato nessun insulto e nessuna minaccia. Tutto è avvenuto in pochi secondi: dalla loro terza fila uno di loro è venuto avanti verso di me, deciso a spingermi via. Gli agenti sono stati più veloci, si sono posti in mezzo».

 

Ha temuto o teme loro reazioni violente, anche oggi o domani?

«Solo adesso ripensandoci, da quando le foto sono su Internet ».

 

Ha ricevuto minacce, online, su Facebook o in altro modo?

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«Non ancora. Mi aspetto che arriveranno, stranamente non è ancora accaduto. So che mi attaccano sui loro siti. Non li visito, mi informano amici. Ho famiglia, voglio conservare la calma. Ma lottando contro il razzismo impari a convivere con la paura. Anche in Svezia è diventato normale. Alcuni amici militanti vivono a indirizzi segreti, protetti da agenti speciali».

 

Da quando è attivista antirazzista?

«Dall’età di sedici anni. Prima ho partecipato a manifestazioni, poi sono entrata nell’organizzazione Fokus Afrofobi, di cui ora sono vicepresidente e portavoce. Impari pian piano che la paura è normale. Sono attiva anche nel movimento per il diritto d’asilo a Stoccolma: aiutiamo i rifugiati. Da 26 anni è l’attività centrale nella mia vita».

 

Questo è stato il primo faccia a faccia coi nazisti?

«In questo modo sì. Ma li conosco. Non temono nemmeno un’opinione pubblica più coraggiosa contro di loro. Credono di avere una missione, non li fermano neanche proteste di massa».

SVEZIA NAZISTI IN MARCIASVEZIA NAZISTI IN MARCIA

 

I loro gruppi, e i populisti (SverigeDemokraterna, SD) crescono. Cambia l’anima della Svezia, e dell’Europa?

«Difficile rispondere. Ma certo sono pericolosi. La crescita di SD ha cambiato gli umori. Temo che entrino in una coalizione di governo un giorno. Potrebbero diventare persino primo partito. Il volto peggiore delle società europee si mostra anche nel Nord. La gente ha perso la Memoria, potrebbe svegliarsi davanti alla minaccia quando sarà troppo tardi. Per questo voglio sfidarli, anche in piazza ».

 

L’emergenza migranti è la prima causa del volo dell’ultradestra?

SVEZIA 1985 UNA DONNA AGGREDISCE CON LA PROPRIA BORSA UN MANIFESTANTE DI ESTREMA DESTRASVEZIA 1985 UNA DONNA AGGREDISCE CON LA PROPRIA BORSA UN MANIFESTANTE DI ESTREMA DESTRA

«Può darsi. La gente vede nei migranti esseri umani illegali, anche da noi. Fa tremare pensare dove si può arrivare cominciando a dichiarare illegale un essere umano. Sono ottimista solo perché spero negli adolescenti e nei giovani. I ragazzi sono più aperti, non s’identificano con la vergogna dell’Europa dei muri. Dobbiamo dare loro informazione e Memoria. Milioni di europei dimenticano persino che 100-150 anni fa la povertà trasformò in migranti i loro antenati, l’oblìo è veloce nell’animo d’Europa».

 

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