luigi lajolo

“QUANDO SI SMETTE DI LAVORARE, SI SMETTE ANCHE DI VIVERE” – PARLA LUIGI LAJOLO, IL DENTISTA DI ROMA NORD CHE A 93 ANNI CONTINUA AD ANDARE IN STUDIO TUTTI I GIORNI: “IL SEGRETO DELLA LONGEVITA’? GENETICA, IL RESTO SONO CHIACCHIERE. VADO A LETTO NON PRIMA DI MEZZANOTTE E LE MIE ABITUDINI ALIMENTARI NON SONO UN MODELLO. NEL TÈ METTO DIECI CUCCHIAINI DI ZUCCHERO, LE UOVA MI PIACCIONO SOLO CON TANTA MAIONESE. LA GLICEMIA COME STA? BENISSIMO” – E POI LA CARRA’, IL FRATELLO CARDINALE E LA LETTERA AL PAPA CHE NON…

Roberta Scorranese per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

 

Dottor Lajolo, a 93 anni indossa ancora il camice?

«Certo, sono un dentista e vengo qui in studio a lavorare».

luigi lajolo

 

Tutti i giorni?

«Tutti i giorni».

 

Roma Nord, palazzina elegante. Lo studio dentistico fondato da Luigi Lajolo (e dalla sorella Rosella) nel 1969 ha pareti chiare dove spiccano ironici manifesti d’epoca e foto storiche.

 

Luigi ha una stanza tutta per sé: è vero che oggi la maggior parte dell’attività è nelle mani del figlio Carlo e del resto del personale, ma è anche vero che ogni mattina (abita al piano di sopra) il dentista 93enne non rinuncia alla sua routine quotidiana: una visita, un consulto, anche solo un consiglio.

 

È importante per lei?

«Mi fa sentire vivo».

 

Mi spieghi.

«Sono convinto che quando si smette di lavorare, e quindi di sentirsi “utili” a qualcuno, si smetta anche di vivere. 

 

(...)

 

luigi lajolo

Ma se la sente di fare interventi chirurgici?

«Quelli delicati no, però ci sono vecchi pazienti affezionati che si fanno mettere le mani in bocca solo da me».

 

Come si arriva a 93 anni con questa voglia di vivere?

«Genetica, prima di tutto. E lo dico da medico, il resto sono chiacchiere. Anche perché se lei si aspetta da me il racconto di una vita morigerata, la freno subito».

 

In che senso?

«Vado a letto non prima di mezzanotte, dormo pochissimo e le mie abitudini alimentari non sono un modello».

 

Coraggio, racconti.

«Nel tè metto dieci cucchiaini di zucchero».

 

raffaella carrà

Come si dice a Roma, ammazza!

«Il tè mi piace dolcissimo, che cosa ci posso fare?».

 

Ma almeno nei grassi si dà una regolata?

«Le uova mi piacciono solo con tanta maionese. E al formaggio non rinuncio neanche morto».

 

E la glicemia come sta?

«Benissimo».

 

Beh ma allora, in quanto medico, che risposta si dà?

«Forse perché faccio tanto sport, cosa che va a riequilibrare il metabolismo. Almeno trenta o quaranta minuti al giorno, senza sgarrare mai».

 

Camminata veloce?

«Ping pong e lo sa perché? Perché oltre a mantenermi in forma, allena anche i riflessi.

Tanti anziani pensano che basti fare attività fisica, ma è il cervello che bisogna tenere attivo, mi creda. Ho anche comprato la cyclette e il tapis roulant, ma quello non basta».

 

(...)

 

Qualche «bocca» famosa che ha curato in passato?

«Raffaella Carrà. Veniva qui in studio e quando uscivo per chiamarla improvvisava un balletto audace sollevando la gamba. Che donna pazzesca.

Una volta mi invitò alla tv, a quel programma che conduceva, come si chiamava, quello con i fagioli, ah sì, Pronto Raffaella . Andai a spiegare la storia dell’anestesia».

luigi lajolo

 

Dottor Lajolo, lei crede in Dio?

«Ho un fratello cardinale e con cui è tutto un affettuoso bisticciare tra cinismo, fede, scherzo e filosofia. Non so se credo in Dio, di certo c’è una cosa che non riesco a capire: ma com’è possibile che nasciamo già macchiati del peccato originale? Voglio dire: fai nascere un bambino, ascolti il suo primo gemito, lo vedi mentre va incontro alla vita e con quale coraggio puoi dirgli che è già guasto?».

 

E suo fratello che dice?

«Dà le risposte che deve dare, ma lui è molto serio. Ecco perché non sa che in gran segreto io ho scritto al Papa».

 

Per dirgli che cosa?

«Per dirgli che non può permettere che un Patriarca ortodosso definisca il conflitto russo-ucraino come una “guerra santa”».

luigi lajolo

 

E Sua Santità ha risposto?

«No, pazienza».

 

Però adesso suo fratello starà leggendo il «Corriere» e la scoprirà.

«Accidenti, è vero!».

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