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SUONA LA CAMPANELLA! – MIGLIAIA DI NIDI PRIVATI E ISTITUTI PARITARI RISCHIANO DI CHIUDERE DEFINITIVAMENTE: QUESTE STRUTTURE, CHE NON PERCEPISCONO LA RETTA DEI GENITORI, DEVONO COMUNQUE CONTINUARE A PAGARE L’AFFITTO E GLI STIPENDI DEL PERSONALE - A SETTEMBRE MIGLIAIA DI GENITORI RISCHIANO DI NON TROVARE CHI SI PRENDA CURA DEI LORO BAMBINI…

Lorena Loiacono per “il Messaggero”

 

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Le scuole, chiuse da settimane, aspettano di riaprire. Ma non tutte ce la faranno: ce ne sono migliaia che rischiano di restare chiuse per sempre. Sono le private e le paritarie che, senza aiuti concreti, potrebbero davvero non riaprire mai più e così sarebbero migliaia i bambini a restare senza scuola.

 

Un problema che parte dai nidi, tra cui il 60% è privato, e arriva fino ai licei. E' un grido di allarme in piena regola quello che si sta levando tra le strutture private: gli asili nido privati non percepiscono più la retta dalle famiglie e, in questo modo, potrebbero avere vita breve. Visto che devono comunque continuare a pagare l'eventuale affitto, non essendo considerati negozi, oltre agli stipendi e alle bollette.

 

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Basti pensare ad esempio che una struttura per l'infanzia, che accoglie mediamente 40 bambini in uno spazio di 300metri quadri, in una grande città arriva a pagare anche 3-5mila euro di affitto al mese. Qualora i nidi riaprissero a settembre, dopo 6 mesi, si tratterebbe di pagare solo di affitto 20-30mila euro senza aver percepito alcuna retta dalle famiglie. Impossibile.

 

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E migliaia di genitori allora, che a settembre potrebbero tornare a lavorare, non saranno nella condizione di farlo visto che le strutture private avranno chiuso i battenti. E sarà ancora più difficile trovare posti nelle strutture pubbliche: la disponibilità di posti nei nidi comunali, infatti, è ben al di sotto della richiesta. Sei strutture su 10 sono private. Sono circa 13.500 i nidi privati, a cui si aggiungono le scuole materne private per i bambini dai 3 ai 6, le ludoteche e gli spazi be.bi. Per un totale di oltre 20mila imprese, ora a rischio.

 

L'allarme quindi riguarda sia chi lavora nelle strutture, che resterà senza stipendio, sia le famiglie che resteranno senza assistenza. «E' impossibile resistere per 6 mesi restando chiusi spiega Barbara Basile, portavoce del comitato del Lazio di Educhiamo che raccoglie oltre 1500 strutture per l'infanzia private di Italia purtroppo una buona metà già sta valutando la possibilità di non riaprire.

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E sarebbe un danno gravissimo: se davvero vogliamo far ripartire l'economia, pensiamo anche alle famiglie che si troveranno in difficoltà». A settembre infatti migliaia di genitori, che saranno nella condizione di tornare a lavoro, non potranno farlo perché si ritroveranno senza i nidi dove portare i bambini. «Chiediamo alle istituzioni un serio intervento spiegano dal comitato ad esempio un contributo a fondo perduto per fronteggiare tutte le spese, rapportato al fatturato».

 

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Il problema riguarda anche le strutture paritarie che vanno dall'infanzia alle scuole superiori: in Italia sono frequentate da quasi 900 mila ragazzi, oltre 1 su 10 tra gli studenti italiani. Molti genitori, in difficoltà economiche in questo periodo, stanno pensando di non confermare le iscrizioni dei figli nelle scuole paritarie per poi spostarli alla scuola pubblica.

 

Le famiglie che frequentano le scuole paritarie si stanno organizzando in un Comitato dei presidenti dei consigli di istituto: «tanti genitori hanno le attività ferme, con inevitabili difficoltà a pagare le rette spiegano i promotori la prevista detrazione del 50% delle rette andrà sulla dichiarazione dei redditi 2021 ma potrebbe non bastare: serve un intervento immediato per aiutare le famiglie in difficoltà.

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Pensiamo ad una sorta di fondo salva-scuole, anche per evitare la possibile migrazione dalla paritaria alla scuola pubblica con tutte le conseguenze che comporterebbe. Un ulteriore problema potrebbe presentarsi nei prossimi mesi e per il prossimo anno scolastico».

 

Per le scuole pubbliche, infatti, in questo periodo dell'anno non è semplice aprire nuove sezioni in tempo per settembre prossimo. «Rischiamo di dover affrontare un enorme problema spiega Stefano Sancandi, dirigente del liceo scientifico Primo Levi di Roma e coordinatore della rete di scuole pubbliche di un vasto territorio che riguarda la possibilità delle scuole pubbliche di assorbire alunni dalle paritarie: esiste un problema di numeri e di tempi.

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Ci sono scuole che non hanno aule disponibili, oltre a quelle già in uso, ma anche gli istituti che dispongono di locali in esubero comunque non avrebbero i docenti necessari per attivare nuove classi. La pianta organica dei docenti dell'anno 2020-2021 viene strutturata ora, in base alle iscrizioni già effettuate. Se tra luglio e settembre si presentassero decine di alunni per ogni scuola, non avremmo i docenti necessari per accoglierli. La scuola non è un semplice travaso, quindi si creerebbe un problema enorme».

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