
STAVA MEGLIO CHI STAVA PEGGIO: OGGI PER I RAGAZZI FAR PARTE DELLA “GENERAZIONE MILLE EURO” È UN MIRAGGIO - I GIOVANI ITALIANI VANNO ALL’ESTERO A CERCARE LAVORO, DENARO E FUTURO - IL 21,3% DEGLI UNDER 35 NON HA UN’OCCUPAZIONE. A QUESTO SI AGGIUNGE IN UN MIX DEPRIMENTE DI STIPENDI BASSI E SCARSE POSSIBILITÀ DI CRESCITA PROFESSIONALE. E SE, NEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI, LA RETRIBUZIONE MEDIA DEI BOOMER È SALITA DEL 23% QUELLA DEI GIOVANI È ANDATA GIÙ DEL 17%...
Estratto dell’articolo di Paolo Russo per "la Stampa"
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Per la generazione Z che ha fatto le valige per trovare fortuna all'estero la ricerca di una retribuzione più alta viene indicata solo al quarto posto tra le priorità. Ma certo è che tra i giovani espatriati la molla principale era e resta avere un lavoro migliore.
Quello che ha spinto ad andarsene il 26,2% di loro, mentre secondo un'indagine della Fondazione Nord Est la ricerca di una più alta qualità della vita è al secondo posto con il 23,2%. Seguono la migliore opportunità di studio e formazione con il 15,6% in fuga da un Paese tra quelli che investe meno in istruzione e ricerca in Europa.
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Poi con l'11,4% dei casi c'è l'aspettativa di un salario più elevato. Resta il fatto che incrociando i dati Eurostat l'Italia risulta il Paese meno accogliente per i giovani, insieme al Portogallo paradiso dei pensionati, anche italiani, e al piccolo Lussemburgo, accogliente con i nababbi assai meno con gli altri. E a fare la differenza resta sempre e comunque il lavoro. Che prima di tutto bisogna avere la fortuna di avere. Cosa che non capita al 21,3% degli under 35 italiani contro il 14,1% della media europea.
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Che siamo un Paese per vecchi lo raccontano anche un altro paio di dati: quello di una spesa per le pensioni che assorbe il 58,3% di tutta quella per il welfare, mentre per contrastare la disoccupazione investiamo appena lo 0,2% del Pil di fronte a un valore medio che nell'Ue è dello 0,6%.
[…] se poi andiamo a mettere le mani in tasca ai nostri ragazzi in età da lavoro scopriamo che la "generazione mille euro" appartiene oramai a un passato migliore del presente.
Dal 2019 pre-pandemia al 2023 secondo il rapporto "Giovani 2024" condotto dall'Agenzia italiana per la gioventù, mentre la retribuzione media dei boomers è salita del 23% quella dei giovani è andata giù del 17%. […]
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Già a osservare i salari dei dipendenti nel settore privato si scopre che contro una media già di per se modesta del settore, ferma a 22.839 euro lordi l'anno, quella dei giovani scende a 15.616 euro. Ma ad avercelo un posto fisso. Lo stesso rapporto svela infatti che il 40,9% degli under 35 ha un contratto precario, a tempo determinato o stagionale. E le cose vanno di male in peggio, perché i dati relativi ai nuovi contratti stipulati nel 2023 vedono salire la quota dei lavori precari tra gli under 30 addirittura al 79,8% dei casi.
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Contrattini spesso dal muso cortissimo. Quelli con una durata che spazia tra una settimana e un mese dal pre-pandemia sono saliti da 50 a 80mila.
Ma questo è quello che emerge dal mare del lavoro nero, che secondo gli esperti conta almeno un numero dieci volte tanto di lavoretti di durata mini. Ovviamente quanto si racimola poi a fine anno sono briciole: 9.038 euro lordi per chi
ha un contratto a termine e 6.433 per gli stagionali. Altro che mille euro al mese.
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E con queste cifre, sommate a un sistema bancario che non concede né prestiti e né mutui, con "740" così poveri parlare poi di "bambacioni" che a trent'anni non vorrebbero muoversi dal divano di casa sa per lo meno di ipocrisia.
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