bernardo petralia carcere lorusso cutugno torino

ABBASSO LA GUARDIA – IL NUOVO CAPO DEL DAP VA IN VISITA AL CARCERE “LORUSSO E CUTUGNO” DI TORINO DOPO LE INDAGINI SU 21 AGENTI PER TORTURA: È PRONTO IL COMMISSARIAMENTO DEI VERTICI. PIÙ PER RAGIONI DI OPPORTUNITÀ CHE PER MOTIVI DISCIPLINARI, PER CUI BISOGNA ASPETTARE IL PROCESSO - NEL 2000 PER FATTI MOLTO SIMILI A NUORO ERANO STATI AZZERATI I “QUADRI”…

Giuseppe Legato per “la Stampa”

 

CARCERE DI TORINO LORUSSO E CUTUGNO

La visita - va detto - era programmata da settimane e la tappa alla casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino era tra le prime mete previste dal tour con cui Bernardo Petralia, nuovo capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) nominato il 2 maggio scorso dal ministro Bonafede a capo delle carceri italiane, ha intenzione di raccogliere le istanze su criticità ed esigenze.

 

'ARRIVO DI BERNARDO PETRALIA AL CARCERE LORUSSO E CUTUGNO DI TORINO

Ma è evidente che il suo arrivo, ieri pomeriggio, a Torino ha assunto tutto un altro significato coincidendo con l'inchiesta che da tre giorni ha scosso l'intero istituto di pena. Che vede indagati 21 agenti per tortura, e i vertici - il direttore Domenico Minervini e il comandante della penitenziaria Giovanni Battista Alberotanza - per favoreggiamento di quella che è già stata ribattezzata una «squadriglia di picchiatori».

 

BERNARDO PETRALIA

Petralia non parla, ma si sa che ieri mattina gli atti dell'indagine sono stati acquisiti proprio dal Dap che lui sovrintende. E autorevoli fonti del dipartimento spiegano come le carte integrali dell'inchiesta - 5300 pagine di violenze, intercettazioni, annotazioni sui pestaggi che sarebbero avvenuti tra il 2017 e il 2018 - saranno attentamente studiati. E che nessuna decisione è preclusa. E' dunque a forte rischio la permanenza del direttore e del comandante degli agenti nei ruoli di vertice su cui il Dap ha discrezionalità pressoché assoluta.

DOMENICO MINERVINI

 

Per fatti molto simili accaduti a Nuoro nel 2000, i «quadri» erano stati azzerati. Prima ancora che per motivi disciplinari - per cui bisogna attendere l'esito processuale - per questioni di opportunità. Lo ricorda bene il magistrato Alfonso Sabella che insieme a Giancarlo Caselli (allora direttore del Dap), si trovò a dover decidere come affrontare quel momento. Sabella ha seguito anche la vicenda torinese dalle cronache nazionali.

 

alfonso sabella

E commenta: «Il dato negativo è che ancora oggi nonostante tutto quello che è accaduto, e brucia ancora sulla mia pelle la vicenda di Bolzaneto, si continuano a fare cose di questo tipo che sono inqualificabili e ingiustificabili per persone che hanno giurato di servire la nazione».

 

C'è anche un dato positivo: «E cioè che le indagini sono state svolte dalla stessa polizia penitenziaria che ha voglia di liberarsi da alcune vecchie cattive abitudini che purtroppo residuano ancora in una parte, per fortuna minoritaria, di appartenenti al corpo». L'inchiesta del pm Francesco Pelosi ha acceso anche un dibattito politico in Regione.

g8 bolzaneto

 

Marco Grimaldi, di Leu: «Riguardo alle presunte torture occorre sostenere con fermezza che, al di là degli sviluppi futuri del processo sui quali è giusto attendere, e anche per garantire una miglior difesa agli imputati, è opportuno che il ministero della Giustizia affianchi il direttore del carcere de Le Vallette fino a sentenza». -

CARCERE DI TORINO LORUSSO E CUTUGNO alfonso sabella e giancarlo caselli CARCERE DI TORINO LORUSSO E CUTUGNO

 

BERNARDO PETRALIA 1CARCERE DI TORINO LORUSSO E CUTUGNO DOMENICO MINERVINI 1

 

BOLZANETO 1BOLZANETO1BOLZANETOviolenze nella caserma di bolzanetoDOMENICO MINERVINI

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