
"LE NOSTRE VOCI VENGONO RUBATE E USATE PER FAR PARLARE ALTRI INTERPRETI. È NECESSARIO INTERVENIRE" - I DOPPIATORI ITALIANI LANCIANO L'ALLARME PER L'USO SFRENATO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI FAR SALTARE "MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO NEL NOSTRO SETTORE": "SE LA VOCE VENISSE CONSIDERATA COME UN DATO BIOMETRICO, UGUALE ALLE IMPRONTE DIGITALI, ALLORA GLI USI IMPROPRI DIVENTEREBBERO FURTI D'IDENTITÀ E QUINDI LE PENE SI INASPRIREBBERO"
Estratto dell'articolo di Fulvia Caprara per “La Stampa”
Nessuna volontà anacronistica di fermare il progresso tecnologico. Piuttosto, chiarisce Daniele Giuliani, presidente dell'Associazione Nazionale Attori Doppiatori, il desiderio di «difendere l'intelligenza artistica» sempre più minacciata da quella artificiale. […]
La professione del doppiaggio rischia l'estinzione, l'uso di voci rielaborate, anche di professionisti scomparsi, dilaga, in un paesaggio senza regole che finirà per penalizzare soprattutto il pubblico: «Nel campo della musica vengono usate sempre più spesso batterie campionate per non pagare i batteristi. Io però non voglio immaginare che le mie figlie andranno al concerto dei futuri Måneskin e si ritroveranno a guardare degli ologrammi sul palco, private della possibilità di emozionarsi vedendo un batterista che suda e magari sbaglia un colpo sul charleston».
Da attore, dice Giuliani, […] «utilizzo, come strumento per arrivare al pubblico, un bacino emotivo acquisito negli anni». Se questo patrimonio viene rimpiazzato da «un suono che, anche se generato da miliardi di voci, non ha mai provato emozioni, quale sarà il risultato? Chi ne trarrà beneficio? Solo quelle 7-8 macro-aziende che governeranno il mondo attraverso l'intelligenza artificiale. E non parlo solo del mio mestiere, ma di tanti altri».
Negli anni la pratica del doppiaggio è stata anche molto osteggiata, c'è chi la detesta e sostiene che non serva perché i giovani sono ormai abituati a vedere le serie in lingua originale: «In Italia – ribatte Luca Ward, doppiatore storico di star come Keanu Reeves, Russell Crowe, Hugh Grant –, il pubblico continua a preferire in larga maggioranza prodotti doppiati, poi ci sono quelli che io chiamo i puristi e che sostengono, come fossero capi di Stato, che film e serie vadano visti con i sottotitoli. Ma è una minoranza, che non supera il 4-5%».
A livello globale, aggiunge Giuliani, «il doppiaggio è in grandissima crescita, abbiamo creato la prima confederazione che raccoglie associazioni di categoria provenienti da tutto il mondo, Usa, Taiwan, Africa, Europa, India, Turchia... si doppia ovunque». […]
Per mettere fine a quello che Luca Ward definisce «furto della voce» bisogna correre ai ripari: «Le voci dei colleghi vengono rubate e usate per far parlare altri interpreti. Se il nostro è ancora uno Stato di diritto, è necessario intervenire, a livello mondiale, altrimenti nessuna legge servirà a nulla». Se si va avanti così, «l'AI nel giro di pochi anni farà saltare migliaia di posti di lavoro nel nostro settore, e milioni in tanti altri, ugualmente coinvolti».
Il primo passo, dice Giuliani, servirebbe a sanare un «vulnus normativo» che riguarda l'oggetto voce: «Se venisse considerata a tutti gli effetti come un dato biometrico, uguale alle impronte digitali, allora gli usi impropri diventerebbero furti d'identità e quindi le pene si inasprirebbero».
L'altra richiesta avanzata da Anad riguarda la creazione di «una voce da zero utilizzando tutte le voci che sono già in circolazione», e anche a quest'uso indiscriminato bisognerebbe mettere un freno: «Nei nostri contratti di cessione di diritti siamo riusciti a inserire una clausola che vieta di vendere i nostri prodotti vocali al fine di alimentare il "machine learning", l'addestramento delle macchine per l'AI. Almeno proviamo a non scavarci la fossa da soli». […] «L'AI deve però restare uno strumento, non qualcosa che può cancellarci, se fosse così, significa che abbiamo fallito».
Ancora una volta la partita che si gioca è uomo contro macchina, come in 2001 Odissea nello spazio: «Ho ascoltato doppiaggi fatti con l'AI – racconta Ward –, mi sono sembrati privi di vita, di anima, di cuore. Ogni battuta può essere detta in cento modi diversi, da cento diversi attori. L'essere umano non può essere sostituito, proprio come diceva il film di Kubrick».