1- SANTORO HA UN MILIONE (DI EURO) DI BUONI MOTIVI PER ANDARE A LA7: L’INGAGGIO E’ VICINO ALLA CIFRA TONDA CON EVENTUALI QUERELE A CARICO DI MICHELE ‘O MILIONARIO 2- IL CONTRATTO PREVEDE LA REALIZZAZIONE DI 24 PUNTATE AFFIDATE ALLA PRODUZIONE DI “STUDIO ZERO” PER UNA CIFRA DI CIRCA 300MILA EURO A PUNTATA (DESTINATI A CRESCERE IN BASE ALLO SHARE), CHE MOLTIPLICATI PER 24 FANNO OLTRE 7 MILIONI DI EURO 3- CHE FINE FARANNO I 300.000 BIGLIETTONI DELLA MEGACOLLETTA (AZIONARIATO POPOLARE) RIMASTI NELLA CASSA DI SANTORO DOPO L’ESPERIMENTO DELL’ANNO SCORSO? 4- FACCI: “L’INNOVATIVO KNOW-HOW OUT DI SANTORO SUL WEB? LE PUNTATE IN STREAMING”

1 - SANTORO COSTERÀ OTTO MILIONI
Paolo Festuccia per "La Stampa"

Ci ha pensato a lungo Michele Santoro prima di scegliere, se dove e come rifare, eventualmente, il suo «servizio pubblico». Del resto il Michele nazionale non lascia mai niente al caso: dai successi di share alle polemiche. E quindi, prima di mettere nero su bianco l'accordo per la sua nuova sfida professionale sugli schermi di La 7 si è premurosamente assicurato di chiudere il tavolo di incontri, e possibili intese tenuto in piedi in questi mesi con Sky.

Quindi la scelta definitiva annunciata nel Tg di Mentana. Con il no alla pay-tv di Murdoch per il sì a Ti Media, alla corte di Giovanni Stella. Il tutto, un anno dopo il gran rifiuto, in una scia di rumorose polemiche.

All'epoca, infatti, le strade si divisero «perché Santoro chiedeva piena libertà autoriale, senza responsabilità» ha chiarito Stella, «oggi in cambio di quella libertà, Santoro si pagherà le querele».

Ma per ora, comunque, a sborsare denari sarà Ti media. Perché il cosiddetto «effetto Santoro» - che pure si è già fatto sentire con un rialzo in borsa - non sarà certamente a costo zero per l'Ad di La 7. Anzi, a sentire i racconti nel quartier generale della Tv di Telecom pare sia piuttosto salato.

L'intesa di massima, infatti, prevederebbe la realizzazione di 24 puntate del talk show santoriano affidate alla produzione di «Studio zero» per una cifra di circa 300mila euro a puntata (destinati a crescere in base allo share), che moltiplicati per 24 fanno oltre 7 milioni di euro, lira più lira meno. Questo per quel che riguarda la produzione. Quindi, per il conduttore, un compenso certamente vicino al milione di euro.

Insomma, conti alla mano, l'arrivo di Santoro a La7 costerà parecchi milioni: certamente più di otto. Stella, naturalmente, non fa cenni a cifre né ingaggi. Ha solo osservato che si tratta di investimenti "normali, in linea con la rete". E ha aggiunto: "Pago in funzione degli obiettivi che raggiungo e ho stabilito una scaletta che mi consenta di renderlo un programma redditizio". Scelte, dunque, in linea con gli investimenti. Significativi proprio nei mesi in cui si tratta la vendita di Ti Media e che, quindi, in buona sostanza dovrà accollarsi il potenziale acquirente.


2 - SANTORO È FANTASTICO
Filippo Facci per "Libero"

Santoro è sempre fantastico, è un'icona, non riposa mai anche se ha l'aria scarica e demotivata che aveva giovedì sera da Mentana. Cioè: voi - voi teleutenti e voi lettori - non capite un tubo, voi avevate capito che lui va a La7 a fare la solita messa del giovedì: ma non è vero, il suo «è un esperimento di interazione tra un grande network e una produzione indipendente che ha una base sociale molto ampia».

Non va «a La7», lui va «su La7»: lui prende un taxi, noleggia un moscone, fa transitare provvisoriamente una tappa del suo perenne «esperimento», usa l'emittente di Telecom come un moschettone per far passare la sua corda. Ma che vi pensate, che doveva soltanto fare un programma in staffetta con Formigli? Dico, lui ha una base sociale a cui rispondere, tutto un popolo oltretutto preoccupato «che quello che fa normalmente La7 non sia all'avanguardia», del resto «il nostro know-how può servire anche a questo, a migliorare il consumo sul web de La7».

È il celeberrimo e innovativo know-how out di Santoro sul web: mandare in streaming le puntate. Per fortuna, giovedì, quando ha finito di tirarsela da Mentana, subito dopo è comparso in diretta alla mega-convention de La7, indi ha proclamato tutto il suo «entusiasmo » per questa «grande televisione ». Due pubblici, due registri: un grande, un'icona, un professionista


3 - PRENDI I SOLDI E SCAPPA: SANTORO E I 300MILA EURO CHE MANCANO ALL'APPELLO
Paolo Emilio Russo per "Libero"

Trecentomila euro, bonifico più, bonifico meno. Tanti sarebbero i soldi rimasti nelle casse di Michele Santoro e del suo Servizio Pubblico. La sottoscrizione old style avviata un anno fa dal conduttore ex eurodeputato aveva infatti fruttato un milione di euro. Gli aderenti alla raccolta - come vanta il conduttore - sono stati «centomila italiani e stranieri »: ciascuno di essi ha versato una quota di dieci euro per sostenere il progetto di una trasmissione libera in una piattaforma indipendente.

Nessuno avrebbe pensato o voluto che, soltanto un anno dopo, il giornalista e tutta la sua squadra decidessero di traslocare su La7: addio syndacation tra tv locali, addio nuovo polo televisivo da contrapporre agli altri. Del milione raccolto, solo settecentomila euro sarebbero stati spesi per produrre le 27 puntate dell'ultima stagione della trasmissione. Il conduttore-guru, dopo le proteste on line dei suoi "azionisti", si era impegnato a chiarire con una intervista sul Fatto Quotidiano. Proprio il giornale che, guarda caso, detiene il 17,4% delle quote di Zerostudio's, la società che produce Servizio Pubblico.

L'intervista in edicola ieri, però, non è servita a diradare i tanti dubbi: «Vedi, i telespettatori ci versano ancora dieci euro per Servizio Pubblico: non celebriamo qualcosa che finisce, ma festeggiamo un progetto che avanza », esordisce il fu recordman degli ascolti in Rai. I soldi versati dai fan, dice, sono serviti per «avere un programma libero »; «non soltanto abbiamo fatto ciò che ci chiedevano, ma non abbiamo sprecato un centesimo ». La trasmissione, in effetti, non è costata molto.

Sulla destinazione delle rimanenze economiche della sottoscrizione, però, Santoro resta sul vago: «Queste risorse restano nel progetto sociale di Servizio Pubblico che a luglio darà un premio ai giovani reporter, che avrà uno spazio su La7, che ha un sito, farà documentari e mi auguro anche film».

Peccato che i sottoscrittori avessero in mente un'altra cosa; mai avrebbero pensato di finire a co-produrre una trasmissione diffusa da una emittente di proprietà di una multinazionale. Il Teletribuno ha già pronta la scusa: «La rivoluzione non era andare sulla piccola tv locale, ma conquistarsi autonomia», dice. Santoro, dunque, ora sperimenta La7; per il futuro si vedrà.

A poche ore dal suo re-insediamento Rodolfo De Laurentis, consigliere d'amministrazione Rai in quota Udc, apre al ritorno del figliol prodigo: «Una trasmissione che fa gli ascolti e la raccolta pubblicitaria di Annozero in qualsiasi azienda si farebbe di tutto per mantenerla», confessa. Se ne riparlerà comunque dopo le elezioni Politiche di aprile.

 

CHICCO MENTANA MICHELE SANTORO Giovanni StellaCorrado FormigliFILIPPO FACCIAlessandro Forlani e Rodolfo De Laurentis CdA Rai

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)