IL CINEMA DEI GIUSTI - COSTRUITO COME UNA MACCHINA PERFETTA PER CATTURARE UN PUBBLICO DI ADOLESCENTI CRESCIUTO CON “AMICI” E “TWILIGHT”, “DIECI REGOLE PER FARE INNAMORARE” È UN POPCORN POST-MOCCIANO CHE CI METTE DAVANTI UNA SCHIERA DI NUOVISSIMI ATTORI CHE CI FA CAPIRE SUBITO CHE LA VOGLIA DI FACCE MAI VISTE NEL CINEMA È LA STESSA CHE ABBIAMO IN TV E IN POLITICA - MEGLIO PUNTARE ALLORA SULL’INEDITO GUGLIELMO SCILLA, CRESCIUTO NEL WEB COL NOME DI WILLWOOSH…

"Dieci regole per fare innamorare" di Cristiano Bortone. Esce venerdì 16 marzo con duecento copie.

Marco Giusti per Dagospia

Costruito come una macchina perfetta per catturare un pubblico di adolescenti cresciuto con "Amici" e "Twilight" da un team che vede riuniti Cristiano Bortone, regista del ben più impegnativo "Rosso come il cielo" e produttore del ben più politico "Samir", Fausto Brizzi in veste di soggettista e sceneggiatore assieme al regista e alla scrittrice Pulsatilla, produttori storici di film di genere come Luciano Martino, Poccioni e Valsania, una distribuzione con la puzza sotto il naso come quella della Lucky Red, presentato in pompa magna davanti a un pubblico di giovinastri a Napoli e a Roma (ma perché c'era Willer Bordon?), "Dieci regole per fare innamorare" è un popcorn post-mocciano più interessante di quanto si potrebbe pensare e un oggetto di una certa originalità in una stagione soffocata da troppa commedia poco riuscita e la quasi totale assenza di film d'autore.

Girato da Bortone come se avesse per le mani non un copione da teen movie, ma un testo di Flaiano e Pinelli, ci mette davanti una schiera di nuovi e nuovissimi attori che ci fa capire subito che la voglia di facce mai viste nel cinema è la stessa che abbiamo in tv e in politica. Ormai, si sa, la Quattrociocche e Scamarcio sono dei ruderi, la Capotondi fa la commedia perbenista alla De Luigi, e la Chiatti è finita a far la moglie di Calabresi per Marco Tullio Giordana (è così).

Meglio puntare allora sull'inedito Guglielmo Scilla, una specie di Jack Black mascellone romano cresciuto nel web col nome di Willwoosh, dicono popolarissimo (boh?), sulle fresche Enrica Pintore, una sorta di gattamorta sarda già vista nei "Cesaroni" (come passato basta e avanza), una ben più pimpante Fatima Trotta, napoletana attiva in tv tra "Made in Sud" e "Un posto al sole", il bellone antipatico Giulio Berruti, ha fatto "Elisa di Rivombrosa 2", i giovani Piero Masotti e Piero Cardano, inutilmente freschi di accademia.

E uniamo a queste facce nuove un attore esperto come Vincenzo Salemme, che ha girato qualcosa come cinque commedie quest'anno, e una storiellina da telefilm americano un po' vecchiotta, ma funzionante.

Lui, Guglielmo Scilla, che avrebbe dovuto studiare astrofisica, ma ha lasciato l'università e fa il maestro all'asilo, si innamora della bella studentessa Enrica Pintore, ricca, francese e tennista, già puntata da un bellone sciupafemmine, Giulio Berruti.

Per farla innamorare e vincere sull'odiato rivale, Scilla ha bisogno dell'aiuto degli amici che dividono la casa con lui e delle regole dettate dal padre, Salemme, espertissimo nell'arte della conquista. Come quasi tutti i film italiani di questa stagione (con l'eccezione di "Scialla" e poco altro), a un certo punto anche questo si perde per strada (o se ne va la nostra attenzione...), anche perché il soggetto è veramente esile, ma Bortone e Brizzi riescono a dare alla commedia una sua identità e una sua dignità.

I due protagonisti, Scilla e Pintore, sembrano un po' delle figurine, ma il cast dei ragazzi di supporto, capitanati da Fatima Trotta nel ruolo di una ragazza scopatrice che se ne fa uno a sera, è particolarmente fresco e coinvolgente, dimostrando che forse si poteva osare di più. E Salemme, qui al suo miglior ruolo della stagione, ha tempi perfetti e dimostra che nel giusto contesto è un grande comico. Niente di eccezionale, ma un prodotto ben fatto con qualche faccia nuova in bella mostra.

 

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