LA SOCIETÀ DEI FIRMAROLI - DA FLORES D’ARCAIS A ZAGREBELSKY, CHE BELLA COMITIVA QUELLA CHE QUANDO CI SONO I GRILLINI DA FERMARE O IL BANANA DA CACCIARE, NON AVENDO VOTI, SGUAINA LA BIRO

Stefano Di Michele per "il Foglio"

Se la democrazia traballa, se lo sconcio dilaga, se l'Italia sprofonda, la parola d'ordine è una sola, categorica e imperativa: biro! Alla lotta e alla firma! Alla firma soprattutto - migliaia e migliaia di firme, a dir poco, a star stretti. Se non ora, quando? Alla sottoscrizione! Alla petizione! All'appello! Biro in mano e cuore oltre l'ostacolo!

Quando, se non ora? Ora che il grillismo sbraca/assalta/ingiuria - signora mia "in questi giorni sono totalmente inguardabili"!, che pure la signora Spinelli Barbara, dalla biro sempre in canna e dall'inchiostro sempre fresco, si sente "totalmente castrata": loro, i meglio e più sensibili intellettuali, a lanciare appelli sul futuro della democrazia e della Costituzione, quelli a mettere in campo Rocco Casalino - s'affaccia una nuova specie di delusi dalla sorte: i grillini senza collare.

Vaganti e vagabondi e spersi: avevano pensato di porre sapienza propria e allarme democratico alla testa delle lotte dei baldi giovanotti delle truppe stellate, ma quelli preferiscono cazzeggiare sulla Boldrini in auto e tre berlusconiane nell'alcova. E' la particolare genìa del firmatario con adesione incorporata, indignazione valorizzata, certezza ostentata.

Perché mai il firmatario si associa, piuttosto prendere la guida vorrebbe; mai chiede di potere partecipare, piuttosto la strada indicare. Fa luce, non fa massa. Barbara Spinelli è tra le firmatrici più accanite. Flores d'Arcais non sta certo indietro. Non si fa attendere Camilleri. S'intravede Zagrebelsky. Si associa Dario Fo. Ecco la De Monticelli. Ogni tanto Ingroia. A volte Settis. Jovanotti e Benigni e Saviano e don Ciotti, con Fabio Fazio (e sempre la signora Spinelli: certezza e firma) fanno gruppo a sé, pattuglia di tutto rispetto e di gran spolvero mediatico: possono invocare cinque stelle, ma con cinquecento telecamere puntate addosso.

Michele Serra sarà sdraiato in letteratura, però orizzontale sulle firme: qua e là, pure l'ultima sulla mirabile pensata della lista Tsipras ha apposto, ma si sappia, "ho messo la mia firma sotto quell'appello per la grande stima che ho di Barbara Spinelli, una delle poche testa politiche che ci sono rimaste" - così meglio affrettarsi nella penuria che si annuncia, sempre pronta la biro e roboante il testo.

Ben integrati, e lo stesso (e perciò) apocalittici, gli incalliti firmatari, quasi sempre micromegati (per la Fiom, per cacciare il Cav., per Rodotà-tà-tà, per non farsi spaventare da Napolitano, per andare a votare: ogni tana si fa trincea), si pavoneggiano in una serra lussuriosa di "tale vergogna", "tale ignominia", "insulto talmente sfacciato", "richiudersi delle acque", "sotto l'imperio e la pressione fortissima di Napolitano", "movimento di indignati", Hannah Arendt con Milena Gabanelli, "inciucio, parola orribile che ci ha sempre disgustato usare", "non cadere nel vizio italiano del conformismo", "democrazia incompiuta", "se non ora quando", "il momento è ora", ecc. ecc.

Spesso però sobillatori lasciati inopinatamente a bollire da soli nella pentola delle loro indignazioni. Memorabile una missiva a Grillo, l'anno scorso, e la risposta del comico, che citava Gaber sugli intellettuali ("sono esistenziali, molto sostanziali / sovrastrutturali e decisionali"), e di suo aggiungeva: "La funzione principale degli intellettuali è quella di lanciare appelli.

L'appello e l'intellettuale sono imprescindibili". Pareva una pernacchia. Lo era. Un po' di insistenza. Poi lo sguardo cadde sul Partenone: ehi, diamo una mano a Tsipras? Tutti Syriza ora siamo. Chissà se il greco tremò. Ma così fu: feta e biro.

 

PAOLO FLORES DARCAIS PAOLO FLORES DARCAIS E SIGNORA LIBERTA E GIUSTIZIA GUSTAVO ZAGREBELSKY jpegveltroni17 pierfrancesco favino gustavo zagrebelskyroberto saviano e fabio fazio BARBARA SPINELLI

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