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IL CINEMA DEI GIUSTI - PRONTI PER IL CAPOLAVORO STRACULT DEL 2015? ''BY THE SEA'' DI ANGELINA JOLIE CON BRAD PITT SARÀ UN DISASTRO AL BOTTEGHINO, MA ALMENO FA RIDERE DALL'INIZIO ALLA FINE. ANGELINA, MAGRISSIMA E CON LE TETTONE SI CREDE UNA DIVINITÀ DELLA NOUVELLE VAGUE. AL POVERO MARITO NON TOCCA CHE SEGUIRLA

Marco Giusti per Dagospia

 

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By the Sea di Angelina Jolie Pitt

 

“C’è puzza di pesce”, fa lei scendendo dalla macchina, una vecchia Citroen decapottabile. Ovvio, diciamo noi, siamo al mare. “Non dovevi metterti i tacchi alti”, fa lui, vedendo lei in crisi sulla riva del mare coi tacchi alti e ste scarpe panterate in tinta col cappello maculato. Ci siamo. E’ senza dubbio il capolavoro stracult del 2015.

 

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Si tratta dell’ultimo film scritto e diretto da Angelina Jolie, che ora si firma Angelina Jolie Pitt, By the Sea, interpretato in coppia col marito, il povero Brad Pitt, che si sforza di credere a questa operazione incredibile, già definita dalla stampa americana come “una inconscia parodia di L’anno scorso a Marienbad”, “un inerte vanity project”, “un film che dimostra che anche i più grandi nomi del cinema non riescono a attirare il pubblico di fronte a qualcosa che non ha ragione di esistere”.

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Al meglio “un languido pezzo di cinema che vorrebbe-essere-arte difficile da amare ma divertente da scartare”. Per oltre 120 minuti Angelina rimane chiusa nella suite del suo albergo sul mare, dovrebbe essere la Francia del 1970, ma in realtà siamo a Malta, dice qualche scarsa battuta, beve vino bianco francese, si appoggia alla balaustra del suo albergo con pose assurde da star, si fa il bagno nella vasca mostrando le tette e spia da un buco del muro come in un film di Umberto Lenzi o in Wonderwall di Joe Massot la giovane coppia dei vicini, la bella Mélanie Laurent e il baldo Melvil Poupad, che scopano.

 

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Ovviamente si cambia almeno quattro grandi cappelli e una serie infinita di scarpe, vestiti, ciaffi e vestaglie, sempre perfettamente stirati e freschi. Dove entrassero nella Citroen Dio solo la sa. E si trucca benissimo con ciglia finte enormi, si pettina i lunghi capelli come Catherine Deneuve o Françoise Dorleac nei film di Jacques Démy e porta grandi occhialoni da sole YSL più da Sandra Mondaini che da Romy Schneider.

 

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A lui non gliela vuole dare neanche morta. Lui, Brad, è uno scrittore newyorkese un tempo di successo che ora ha perso l’ispirazione ma ci va pesante con alcool e sigarette. Ne fuma una dopo l’altra, anche a letto. E beve fiumi di Pastis, Whisky, Gin. Dopo aver provato a scrivere nella suite in canotta, cicca in bocca, sulla sua Olivetti, con un taccuino e una penna che tiene incastratti tra sedere e mutande (è così) ha preferito cercare l’ispirazione, e il Pastis, nel baretto sul mare del vecchio Michel, cioè Niels Arestrup, grande attore che spero si sia fatto pagare più del dovuto.

 

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Lui ascolta le lagne di Brad imbriaco, piange la moglie defunta e fa compagnia al suo amico Richard Bohringer. Invecchiatissimo. Quando Brad scopre il buco da voyeur si mette anche a lui a vedere il gran culo di Mélanie Laurent che scopa con Melvil Poupal. Li spiano anche assieme ritrovando una complicità. Fanno anche amicizia coi vicini per ritrovare il loro rapporto. Magari finisse con lo scambio di coppie.

 

Angelina si sente perduta come Monica Vitti in un film di Antonioni e seguita a mettersi le ciglia finte e gli occhialoni. Brad non ne può più, anche se poi riesce, non si capisce tecnicamente come, a possederla, vestitissimo con tanto di scarpe, nella vasca da bagno. Alla fine si capirà qual è il problema. Vabbé non ve lo dico, ma dopo 120 minuti lo vuoi sapere. Però era inutile farci un film.

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Detto questo, è decisamente superiore all’indigesto polpettone di guerra Unbroken, almeno qui ridi dall’inizio alla fine. Angelina, magrissima con ste tettone e gli abiti firmatissimi, si crede una divinità della Nouvelle Vague. Brad sembra seguirla nel film come nella vita solo grazie al Pastis. Lei, se lui ci prova, gli ammolla dei calcioni che fanno sicuramente male.

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Grande spolvero di musiche di Serge Gainsbourg all’inizio, “Jane B.”, modello inarrivabile di eleganza, fotografia incredibile del vecchio Christian Berger, il genio di Il nastro bianco di Michael Haneke, bella musica di Gabriel Yared. L’unica consolazione è che non ci sono sponsor tipo Cera di Cupra Ciccarelli, beveroni del dottor Mech come nei film italiani, né location assurde in Puglia e Trentino come da Film Commission. Almeno che a Malta non ci sia una Film Commission. Si prevede il disastro di pubblico. Imperdibile.  In sala dal 12 novembre.

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