curfew

“HA SENSO IMPORRE UN COPRIFUOCO AGLI UOMINI PER FAR SENTIRE LE DONNE PIÙ SICURE?” – SUL BLOG DEL "CORRIERE" LA “27ESIMA ORA”, IL FEMMINISMO TOSSICO RAGGIUNGE PICCHI DI INVOLONTARIA COMICITA’ CON UNA RIFLESSIONE SUL THRILLER “CURFEW” DI "PARAMOUNT+" IN CUI TUTTI GLI UOMINI DAI 14 ANNI IN SU SONO COSTRETTI A INDOSSARE UNA CAVIGLIERA ELETTRONICA CHE SI ATTIVA DAL TRAMONTO ALL’ALBA - QUESTE SVALVOLONE VOGLIONO L’APARTHEID NEI CONFRONTI DEI MASCHI? CONSIDERANO GLI UOMINI TUTTI POTENZIALI STUPRATORI? LA CHIOSA E’ DA ARRESTO: “FORSE QUELLO IPOTIZZATO DA CURFEW È UN FUTURO DA AUGURARSI". UN FUTURO DA AUGURARSI? CHIAMATE LA CROCE VERDE!

Giulia Taviani per https://27esimaora.corriere.it/ - Estratti

 

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Cosa fareste se foste chiamati a votare per una legge che impone solo agli uomini un coprifuoco dalle 19 di sera alle 7 del mattino col fine di proteggere le donne dagli stupri e dai femminicidi in aumento? La boccereste come una follia, o ne valutereste l’idea? Ma soprattutto, aiuterebbe davvero le donne, o spingerebbe solo gli uomini a provare nuovo risentimento?

 

Curfew, il thriller in sei episodi di Paramount+ (tratto dal libro After Dark di Jayne Cowie, 2022) mette in contrapposizione due diritti. Da una parte «il diritto delle donne alla sicurezza», dall’altra «il diritto degli uomini alla libertà», e lo fa ambientando un caso di omicidio, in una Inghilterra dove tutti gli uomini dai 14 anni in su sono costretti a indossare una cavigliera elettronica che si attiva dal tramonto all’alba. Una storia coinvolgente dalla quale è interessante estrapolare l’idea, e capire perché potrebbe - o forse no - funzionare.

 

 

Il primo elemento interessante è la fascia oraria scelta per il coprifuoco, che sottolinea un’implicita dichiarazione: la notte è nemica delle donne. Ci si potrebbe chiedere se serviva rinchiudere metà della popolazione per avere strade più sicure, o se si poteva ragionare meglio sul rapporto tra architettura e parità di genere. 

 

(...)

 

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«Il sistema non rende gli uomini desiderosi di cooperare», dichiara un personaggio nel corso dei sei episodi di Curfew. Costringere qualcuno che ha sempre goduto di diritti e libertà a perdere parte di questi, potrebbe generare l’effetto opposto: il risentimento. «Ti sottomettono, devi dimostrargli che puoi essere un uomo», grida il leader di un nuovo gruppo di «uomini alpha» che offre alcuni consigli ai suoi seguaci, del tipo: «Non accettate un no come risposta, la perseveranza è la chiave, le donne vogliono che siate un lupo non un cagnolino e loro sono la vostra preda».

 

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Togliere, anziché educare, non potrà generare comprensione, quanto piuttosto alimenterà catene di pensiero corrotte da un sistema che, in questo caso secondo gli uomini, non è corretto. E il problema ricadrà su chi loro ritengono colpevole di tale “segregazione”: le donne.

 

Ed eccoci all’ultimo passaggio. Riassumibile con questo scambio di battute: A: «Siamo l’unico paese al mondo dove rinchiudono metà della popolazione». B: «Dillo alle donne in Afghanistan». Per secoli le donne non hanno avuto diritto di voto. Non sono esistite figure femminili ai vertici delle aziende. Non potevano nemmeno sognare determinati lavori. Sono state costrette al lavoro di casalinga e di madre. A ritenere che un linguaggio machista e un pugno fossero la quotidianità. A non pensare di avere altri diritti, altre possibilità.

 

«Ci stanno trattando come pecore», è una frase facile da affermare se per secoli si ha avuto l’onore di godere di diritti e libertà che secondo culture e canoni arcaici erano prerogativa di quella stessa «metà della popolazione». Una corretta educazione serve proprio a questo, a scardinare una cultura che per troppo tempo ha colpito metà della popolazione, affinché nessun altro possa toccare la stessa sorte. Quindi no, forse quello ipotizzato da Curfew è un futuro da augurarsi, ma immaginarlo può aiutare a porsi le domande giuste per non arrivare a tanto.

 

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