INCIDENTE PER “DJANGO UNCHAINED” - QUANDO VIENE CHIESTO A TARANTINO SE L'AMERICA DI OGGI E' ANCORA RAZZISTA, L'ATTRICE KERRY WASHINGTON INTERVIENE PICCATA E ACCUSA: "IL RAZZISMO NON C'E' SOLO NEGLI USA. ANCHE IN ITALIA AVETE I VOSTRI PROBLEMI, BASTI PENSARE AL MILAN" – QUENTIN: "POSSIAMO CONTARE SULLE DITA DI UNA MANO I FILM CHE PARLANO DI SCHIAVITU'…”

(AGI) - Tarantino realizza il suo capolavoro western in cui denuncia in maniera forte e sapiente il razzismo, presente nell'America di meta' '800 e ancora attuale. Ma il tema e' sentito sempre e dovunque. Cosi' l'attrice Kerry Washington, forse involontariamente, apre una polemica con l'Italia. Quando viene chiesto a Tarantino se l'America di oggi e' ancora razzista, l'attrice interviene piccata e accusa: "Il razzismo non c'e' solo negli Usa. Anche in Italia avete i vostri problemi, basti pensare al Milan". Cosi' l'attrice ha fatto riferimento al caso Boateng in Pro Patria-Milan rispondendo sul tema razzismo in conferenza stampa a Roma per la presentazione del film di Tarantino 'Django Unchained.

Il regista, dal canto suo, ha spiegato il senso profondo di uno spaghetti western che si candida prepotentemente all'Oscar. "In America non credono che i bianchi possano realizzare un film con gli occhi dei neri. A Hollywood c'e' sempre il salvatore bianco... io ho voluto ribaltare questo concetto e ho voluto mettere il 'cappello' di Franco Nero su Jamie Foxx".

Cosi' Quentin Tarantino in conferenza stampa a Roma per presentare il suo western "Django Unchained". Ispirato al 'Django' di Sergio Corbucci del '66 con Franco Nero, il film e' ambientato nel Sud degli Stati Uniti due anni prima dello scoppio della Guerra Civile. Django (Jamie Foxx) e' uno schiavo assolto dal cacciatore di taglie Dottor King Schultz (Chistoph Waltz). Lo stesso Schultz aiutera' Django a trovare e liberare la moglie Broomhilda (Kerry Washington), schiava nella famigerata piantagione "Candyland" di Calvin Candie (Leonardo DiCaprio).

"Possiamo contare sulle dita di una mano i film che parlano di schiavitu'. Rispetto al primo 'Django' il mio lavoro si occupa di razzismo in maniera piu' ampia - ha spiegato Tarantino - ho cercato di raccontare il 'mio' western. Volevo la figura del mentore: l'europeo bianco Schultz che insegna il mestiere allo schiavo nero Django. Il primo che capisce la schiavitu' a livello intellettuale e non emotivo, il secondo invece lo comprende con l'istinto, la violenza. Poi pero' le cose si ribaltano...".

Franco Nero, che in 'Django Unchained' interpreta un cameo gli fa eco: "Sia il film di Tarantino che quello di Corbucci sono due pellicole politiche". Eravamo pronti a incarnare quegli orrori", ha continuato Kerry Washington.

"Anche Leonardo DiCaprio (nel film e' lo spietato proprietario della piantagione Candyland, ndr) era nervoso perche' dove dire e fare cose spiacevoli", ha aggiunto. "La nostra responsabilita' - ha invece dichiarato Samuel L.Jackson che in "Django Unchained" e' Stephen, schiavo-padrone di DiCaprio - era convincere la gente di colore che non mentivamo nella nostra storia. Se avessimo mentito ci avrebbero fatto saltare lo schermo.
Tarantino ha rappresentato gli orrori della schiavitu'. Il mio ruolo crea repulsione, e' spiacevole ma ho cercato di realizzarlo nel modo piu' credibile. E a quanto pare ho fatto bene il mio lavoro perche' molti amici mi hanno poi detto che volevano uccidere il mio personaggio".

Infine a una domanda sulle violenze di questi giorni in Usa, Tarantino ha commentato: "Sono cose tristissime".

 

 

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