1- RIUSCIRÀ MOSLEY A VINCERE LA SUA GUERRA CONTRO IL ‘GRANDE FRATELLO’ GOOGLE? 2- L’EX BOSS DELLA FORMULA 1 CHIEDE DI ELIMINARE FOTO E VIDEO CHE LO VEDONO PROTAGONISTA DELLA CELEBERRIMA “NAZI-ORGIA” CHE ‘’NEWS OF THE WORLD’’ SPARO’ NEL 2008 3- UN GIORNALISTA DEL TABLOID AVEVA PIAZZATO LA CINEPRESA SULL’ABITO DI UNA DELLE DONNE CHE PRENDEVANO PARTE AL FESTINO SADO-MASO-BONDAGE-FETISH DI MOSLEY 4- ANNI FA L’ALTA CORTE BRITANNICA SENTENZIÒ CHE LE FOTO ERANO STATE SCATTATE ILLEGALMENTE EPPURE CONTINUANO A CIRCOLARE SU INTERNET. SPESSO FINISCONO SUI SITI PIÙ IMPENSABILI CHE, NON FOSSE PER GOOGLE, NESSUNO RIUSCIREBBE A TROVARLE 5- LA SENTENZA, ATTESISSIMA, AVRÀ CONSEGUENZE IMPORTANTI E FARÀ GIURISPRUDENZA

VIDEO NAZI-MOSLEY - http://www.dailymotion.com/video/x50wy1_max-mosley-new-video_newsIsabell Hulsen per Der Spiegel - Traduzione di Carlo Antonio Biscotto per Il Fatto Quotidiano

Il nome di Max Mosley, ex presidente della Fia e boss della F1, è sinonimo di scandalo grazie a un tabloid inglese e, anni dopo, grazie a Google. Utilizzando il più popolare motore di ricerca sono ancora visibili le immagini compromettenti di un festino a sfondo sessuale e, alcuni dicono, nazistoide, che misero fine alla carriera di Mosley, il quale ha da tempo iniziato una dura battaglia legale in tutta Europa per costringere Google a rimuovere le foto.

La sentenza avrà sicuramente conseguenze importanti e farà giurisprudenza. Per questo è attesa con comprensibile curiosità e impazienza, non solo da Mosley.Una volta al giorno Max Mosley digita il suo nome su Google. Forse in qualche angolo del mondo è stato scritto un articolo che lo riguarda. O forse una volta ancora il motore di ricerca mostrerà la foto di Mosley seminudo circondato da giovani donne con la frusta in mano.

IL SUO IMPEGNO DOPO LA MORTE DI SENNA
Anni fa l'Alta Corte britannica sentenziò che le foto erano state scattate illegalmente eppure continuano a circolare su Internet. Spesso finiscono sui siti più impensabili che, non fosse per Google, nessuno riuscirebbe a trovare. Mosley, oggi settantaduenne, fino a tre anni fa era presidente della Fia, l'organismo che controlla lo sport automobilistico internazionale, una posizione che di fatto gli consentiva di gestire la Formula1.

Fu Mosley a spingere affinché dopo la morte di Senna nel 1994, fossero approvate misure di sicurezza che hanno ridotto di molto il numero degli incidenti mortali nelle gare automobilistiche. Ma queste cose ormai contano ben poco. Dal 30 marzo 2008, Mosley è noto più che altro per essere stato sorpreso in compagnia di cinque donne in divisa nazista. Tutta la sua vita è ormai ridotta a un solo episodio, pur deplorevole. Il tabloid britannico News of the world filmò la festa privata con una cinepresa nascosta. Un giornalista aveva piazzato la cinepresa sull'abito di una delle donne che prendevano parte alla festa dicendole di fare in modo che Mosley assumesse atteggiamenti compromettenti.

"Quando riuscirai a fargli fare il saluto nazista, vedi di trovarti a una distanza di circa due metri e mezzo-tre", pare abbia detto il giornalista alla donna.
La presunta "orgia nazista" non finì solamente sulle pagine del giornale. I giornalisti del tabloid domenicale di Murdoch, scomparso dalle edicole perché travolto dallo scandalo delle intercettazioni, postarono il video in Internet e nel giro di qualche minuto il video fu visto da milioni di persone in ogni angolo della terra. Max Mosley ha vinto da un pezzo la sua battaglia legale contro News of the world e altri media.

L'Alta Corte ha stabilito che le accuse di nazismo erano inventate e ha ordinato al giornale di corrispondere a Mosley a titolo di risarcimento la somma di 60.000 sterline, pari a circa 75.500 euro, per aver illegalmente violato la privacy di un cittadino britannico. Si tratta del risarcimento più elevato nella storia dell'editoria britannica.

Tutto bene con la carta stampata, ma come la mettiamo con il mondo digitale? A che serve avere la meglio su un gigante dei media come Murdoch in un mondo governato dagli algoritmi, dei motori di ricerca, da Internet? Mosley ha vinto tutte le cause intentate in dozzine di Paesi nei confronti di numerosi gestori di siti web che sono stati costretti a cancellare le foto. Ma la sua è una fatica di Sisifo. Ogni volta che gli avvocati di Mosley trovano una foto del loro cliente digitando il suo nome su Google, tutto ricomincia daccapo: debbono rintracciare il responsabile del sito che spesso è impossibile localizzare.

Se ci riescono lo citano in tribunale. Poi, ottenuta la sentenza, la notificano a Google che a quel punto deve cancellare le immagini dal motore di ricerca. Oppure debbono affidarsi al senso di responsabilità di Google. Negli ultimi quattro anni si dice che Mosley abbia speso quasi un milione di euro per tutelare la sua privacy in Internet.

Tutta fatica sprecata: appena si cancella una foto ne appare un'altra. "Senza Google nessuno troverebbe questi siti", sostiene Mosley. Google mostra le foto e indirizza gli utenti sui siti incriminati pur sapendo che le foto sono state scattate illegalmente. È come se il motore di ricerca che riesce a trovare qualunque cosa sul Web, non abbia una memoria. Mosley sostiene che Google potrebbe facilmente filtrare le immagini che lo riguardano e non mostrarle quando un utente digita il suo nome. Ma Google si rifiuta di farlo.

Così Mosley ha deciso di citare Google in tribunale in Germania e in altri Paesi europei. Una sentenza a lui favorevole dovrebbe avere ripercussioni in tutto il mondo, si augura Mosley, e potrebbe indurre Google a una maggiore prudenza. Dall'esito delle cause in Europa dipendono eventuali analoghe iniziative in California dove Google ha la sede legale. La prima udienza del procedimento dinanzi alla magistratura tedesca è prevista per questo mese.

Il procedimento "Mosley contro Google" è qualcosa di più di un bisticcio tra una persona famosa e un potentissima azienda. È la battaglia dell'uomo contro la macchina e potenzialmente potrebbe segnare una pietra miliare in campo giuridico rispondendo ad un interrogativo fondamentale in campo digitale: chi controlla i nostri diritti online? I tribunali o le multinazionali come Google? Dove finisce la tutela dei diritti fondamentali e inizia la censura?
Chi affronta una battaglia come quella iniziata da Mosley si espone alla facile critica di essere, in qualche modo, retrogrado, di non riuscire a capire che Internet osserva regole diverse da quelle tradizionali.

LA UE SI PREPARA A LEGIFERARE SUI DATI "DIMENTICATI"
L'autunno prossimo la Commissione europea dovrebbe decidere sulla legislazione europea in materia di protezione dei dati che finiscono per essere "dimenticati" su Internet. Il progetto prevede personali ritorni ai singoli consentendo loro, quanto informazioni che loro stessi hanno messo in Internet.

Ormai tutti sanno che Internet non dimentica nulla e che una volta messe le mani su qualcosa non la molla facilmente. Dalle imbarazzanti foto del principe Harry a Las Vegas ai video postati su YouTube da ex innamorati lasciati e desiderosi di vendetta, ogni anno migliaia di persone scoprono di essere finite, loro malgrado, sulla rete.

Spesso è la conseguenza della loro sventatezza, ma talvolta, come nel caso di Mosley, sono assolutamente incolpevoli o vittime di raggiri. Un pomeriggio di due settimane fa Max Mosley si trovava nello studio del suo avvocato di Amburgo, Tanja Irion. Era appena arrivato da una vacanza nel sud della Francia. Vestito elegantemente di grigio, la camicia bianca sbottonata, i capelli argentati, saluta l'avvocato e invita tutti i presenti a parlare con un tono di voce più alto del solito perché ha problemi di udito.

Mosley è di buon umore e scoppia spesso a ridere. Lo scandalo, comunque, ha avuto pesanti conseguenze sulla sua famiglia e ha fatto vacillare il suo matrimonio. Il figlio più grande, Alexander, che soffriva di depressione, è morto di overdose un anno dopo. "Sono cose che non potrò mai dimenticare", dice Mosley. "Mi accompagneranno per il resto della vita".

Una realtà questa che non intende aggiornare per garantire il diritto al controllo dei propri dati e di cancellarli, anche se la sua fama, ormai, non cambierebbe nemmeno se sparissero tutte le foto. Inoltre per ottenere questo risultato dovrebbe continuare la disperata caccia in tutti i Paesi del mondo.

Certo Mosley avrebbe potuto lasciar perdere, adottare un basso profilo e sperare che con il tempo la gente si sarebbe stancata di scrutarlo dal buco della serratura.
Invece la guerra che ha scatenato sta riaccendendo l'interesse per lo scandalo del 2008. "Ma la cosa non riguarda più soltanto la mia persona; è una questione di principio", precisa Mosley. "Ho tempo e ho denaro. E quindi mi sento obbligato a combattere questa battaglia affinché quanto è capitato a me non capiti ad altri".

Ma ovviamente la cosa riguarda anche la sua persona. Stiamo parlando dell'uomo che gestivalaFormula1,che fissava tetti di spesa alle scuderie malgrado le proteste dei team più potenti e che imponeva i crash test. Presiedendo la Fia ha imparato che le nuove tecnologie hanno bisogno di nuove regole. Non è il tipo d'uomo disposto ad accettare passivamente l'immutabilità delle cose.
Non lo faceva da presidente della Fia e non lo fa oggi. Lo sport automobilistico è stato per lui un rifugio sicuro che lo ha protetto dagli spettri del suo passato familiare.

Suo padre è stato fondatore e capo della British Union of Fascists e sua madre era amica personale di Adolf Hitler. Mosley spiega che la sua vita "è stata una continua fuga dal passato della sua famiglia". Lo scandalo sessuale ha riportato tutto a galla stabilendo un nesso tra Max Mosley e il nazismo". Aggiunge che si augura che un giorno il suo nome sarà ricordato meno per lo scandalo e più "per la mia battaglia a difesa dei diritti di tutti".

La battaglia contro Google è la ragione di vita di Mosley. Si occupa praticamente solo di questo passando le giornate al telefono e viaggiando con i suoi avvocati. D'altro canto Mosley ha fatto l'avvocato prima di entrare nel mondo delle corse automobilistiche e quando la sua attuale battaglia legale è iniziata, si è recato a Mountain View, California, sede di Google, per parlare con uno degli avvocati dell'azienda.

È stato uno scontro tra due visioni opposte del mondo. Mosley racconta di aver detto all'avvocato di Google che quanto stava facendo l'azienda era sbagliato e, peggio ancora, che i vertici dell'azienda sapevano che era sbagliato. L'avvocato gli ha risposto che le sue richieste non potevano essere accolte per una questione di principio. Mosley ha ribattuto che non si sarebbe arreso e che sarebbe stata una battaglia lunga e dura.

Google non nega che le foto di Mosley sono state scattate illegalmente. Google aggiunge che, dietro richiesta, ha cancellato centinaia di pagine contenenti le foto. Il sito del motore di ricerca riceve ogni mese milioni di richieste di cancellazione e nel 90% dei casi le esaudisce. Ma Mosley vuole di più. Non vuole rinnovare la richiesta volta per volta, vuole che Google filtri le immagini escludendole per sempre dal motore di ricerca.

"Non disponiamo di un meccanismo in grado di individuare duplicati delle foto o di un testo e di farli sparire dalla rete", ha detto Daphne Keller, responsabile dell'ufficio legale di Google, quando è stata chiamata a testimoniare lo scorso gennaio dinanzi a un commissione ad hoc istituita in Gran Bretagna. "Ed inoltre non credo sarebbe una buona idea", ha aggiunto.

Gli algoritmi e i programmi per computer non sono giudici, ha spiegato, e Google non vuole "monitorare" Internet né è tenuta a farlo. Google non vuole diventare la polizia del web. Nella sede tedesca di Google, le richieste di Mosley vengono liquidate come stravaganze. Se i motori di ricerca fossero ritenuti responsabili della cancellazione di foto ottenute illegalmente, dove si andrebbe a finire?

SCOPERCHIARE IL VASO DI PANDORA DEI DIRITTI
Circola il fondato timore che l'iniziativa di Mosley possa scoperchiare il vaso di Pandora. Google trema all'idea di doversi continuamente chiedere: quali contenuti sono legali e in quale contesto. E cosa succederebbe se un contenuto legale venisse involontariamente cancellato? A Google si chiederebbe di adeguarsi alle norme vigenti in Paesi quali la Russia o la Cina?

Google non sembra turbata più di tanto quando gli si oppone che è una pratica che segue da tempo, ad esempio nel caso della pedopornografia. In quei casi, obietta, il quadro giuridico è molto più chiaro. Per quanto logica possa apparire la posizione di Google, l'azienda nel corso delle schermaglie legali con Mosley ha fatto ricorso ad argomenti assurdi.

Gli avvocati dello studio Taylor Wessing che patrocina Google, scrivono che alcune foto, come specificato dall'avvocato di Mosley nell'atto di citazione, non violano i diritti personali di Mosley in quanto questi non è chiaramente riconoscibile. Gli avvocati sottolineano anche che in una foto figura solo il cognome e non il nome di Mosley e che "sfogliando l'elenco telefonico della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell'Australia si trovano centinaia di utenti con il cognome Mosley".

Sono argomenti come questo che rafforzano in Mosley la convinzione che Google "ritiene di potersi fare le leggi da sola". Non crede affatto che Google si rifiuta di monitorare il web per ragioni di principio. "Nessuno sta chiedendo a Google di esaudire le richieste dei dittatori africani", dice Mosley.

Ma qui stiamo parlando della sentenza dell'Alta Corte di una democrazia occidentale. Che ragione c'è allora, si chiede, di continuare a mostrare le foto se non una ragione squisitamente commerciale? "Sotto il profilo tecnico non c'è alcun motivo per opporre un rifiuto; si tratta solo di ciò che Google vuole o non vuole fare", spiega Viktor Mayer-Schonberger, professore di governance e disciplina giuridica di Internet a Oxford.

Il quarantaseienne austriaco, snello, occhiali dalla montatura leggera, ha insegnato a Harvard per dieci anni. È consulente di governi e aziende private e ha scritto un libro dal titolo "Cancellare: la virtù dell'oblio nell'era digitale". L'avvocato di Mosley, Tanja Irion, ha chiesto a Mayer-Schonberger di fornire un parere scritto sulla fattibilità tecnica di quanto chiesto da Mosley a Google. Tanja Irion dice che non è stato facile trovare un esperto disposto a testimoniare contro Google. Lo stesso Mayer-Schonberger ammette di aver esitato. Ha amici che lavorano per Google e lui stesso ha tenuto una conferenza a Berlino presso l'"Istituto per Internet e la Società" finanziato da Google. Ma il parere di Mayer-Schonberger è chiaro.

Tutte le caratteristiche tecnologiche impiegate da Google per aggiornare o cancellare le voci del motore di ricerca consentono l'installazione di un filtro. Inoltre, Mayer-Schonberger non ritiene che Google debba barricarsi dietro la tesi della libertà di opinione. Trova assurdo che chi, come Google, controlla l'accesso a Internet sostenga, quando le fa comodo, che non vuole controllare Internet. "Chi ha grande potere ha anche grandi responsabilità", afferma Mayer-Schonberger.

Anche il Parlamento britannico nutre forti perplessità sugli argomenti addotti da Google. Il primo ministro David Cameron ha istituito una commissione congiunta con il compito di fare luce su quanto non va nel campo della tutela dei diritti personali in Gran Bretagna.
Una delle persone chiamate a deporre dinanzi alla commissione è stata Daphne Keller, responsabile dell'ufficio legale di Google. Dopo aver ascoltato la sua deposizione, la commissione ha raggiunto una conclusione inequivocabile: le obiezioni che Google frappone alla richiesta di cancellazione delle immagini sono "assolutamente non convincenti".

I motori di ricerca, ha stabilito la commissione, debbono garantire che i siti web "non vengano impiegati per infrangere la legge". Mosley sembra sicuro di avere la meglio. "È necessario approvare delle regole e questo avverrà anche se dovessi morire fulminato", dice Mosley. "Io mi batto affinché a questo si arrivi in tempi brevi e non in tempi lunghi".

 

 

SEDE GOOGLE Mosley OrgiaMosley OrgiaMosley OrgiaMosley Orgiaph corr dom orgia mosley14ph corr dom orgia mosley15ph corr dom orgia mosley17ph corr dom orgia mosley10ph corr dom orgia mosley02I FONDATORI DI GOOGLE SERGEI BRIN E LARRY PAGE ph corr dom orgia mosley20ph corr dom orgia mosley03ACCORDO GOOGLE UE SU ANTITRUST ph corr dom orgia mosley06ph corr dom orgia mosley05ERIC SCHMIDT DI GOOGLE jpegph corr dom orgia mosley13ph corr dom orgia mosley07Max Mosleymax mosley assediato lapMosley OrgiaMosley Orgiamax mosley lapMosley Orgia

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”