1. GIÀ NEL MAGGIO DEL 2013, PHILIP SEYMOUR HOFFMAN AVEVA CERCATO DI SMETTERE CON L’EROINA CHIUDENDOSI IN UN CENTRO DI RECUPERO. NON CE L’HA FATTA. SE NE VA COSÌ, A SOLI 46 ANNI, CON UN AGO INFILATO NEL BRACCIO, NEL SUO APPARTAMENTO DI MANHATTAN, UNO DEI PIÙ GRANDI ATTORI DEL CINEMA E DEL TEATRO DI QUESTI ULTIMI ANNI 2. GRANDE TALENTO E GRANDE TECNICA DI ATTORE. E ANCHE GRANDE UMANITÀ, CHE TRASPARE DA TUTTE LE SUE PIÙ CELEBRI INTERPRETAZIONI, DA “BOOGIE NIGHTS”, “MAGNOLIA”, “THE MASTER” DELL’AMICO PAUL THOMAS ANDERSON A “TRUMAN CAPOTE – A SANGUE FREDDO” DI BENNETT MILLER, DA “IL GRANDE LEBOWSKI” DEI FRATELLI COEN A “HAPPINESS” DI TODD SOLONDZ, DA “IL DUBBIO” A “LE IDI DI MARZO” DI GEORGE CLOONEY

Marco Giusti per Dagospia

Già nel maggio del 2013, Philip Seymour Hoffman aveva cercato di smettere con l'eroina chiudendosi in un centro di recupero. Non ce l'ha fatta. Se ne va così, nel suo appartamento di Manhattan, colpito da overdose, uno dei più grandi attori del cinema e del teatro di questi ultimi anni.

Grande talento e grande tecnica di attore. E anche grande umanità, che traspare da tutte le sue più celebri interpretazioni, da "Boogie Nights", "Magnolia", "The Master" di Paul Thomas Anderson a "Truman Capote - A sangue freddo" di Bennett Miller, da "Il grande Lebowski" dei fratelli Coen a "Happiness" di Todd Solondz, da "Il dubbio" a "Le idi di marzo" di George Clooney.

Philip Seymour Hoffman ci lascia a soli 46 anni, visto che era nato nel 1967 a Fairport, nei sobborghi di New York, e la mamma, che era giudice, aveva cresciuto lui e i suoi tre fratelli completamente da sola dopo il divorzio dal padre. A lei, nel 2005, Philip Seymour Hoffman dedicò l'Oscar come miglior attore protagonista che vinse proprio per "Truman Capote - A sangue freddo", che gli fruttò qualcosa come 25 premi per tutto il paese.

Ma se il ruolo di Capote è quello che gli dette maggiori soddisfazioni, va detto che l'amicizia e il rapporto con Paul Thomas Anderson lo hanno davvero formato come il grande attore che conosciamo. Di Anderson ha interpretato tutti i film, da "Boogey Nights" nel 1997 fino a "The Master" nel 2012, dove venne premiato a Venezia assieme al coprotagonista Joaquin Phoenix. Ma solo lui venne a ritirare il premio nella serata finale.
Lo ricordiamo buffo, confuso, eccitato sul palco, al punto che gli cadde perfino il premio.

Proprio la sua incredibile interpretazione in "The Master" gli aveva dato nuova popolarità, anche se il film non venne capito né dal pubblico né dalla critica americana. Solo pochi giorni fa aveva presentato al Sundance "A Most Wanted Man", l'ultimo film del fotografo e artista Anton Corbijn, tratto dal romanzo omonimo di John Le Carré, dove recita assieme a Willem Dafoe e Rachel McAdams.

E solo pochi giorni fa aveva dichiarato di stare per iniziare il suo primo film da regista, "Ezekiel Moss" con Amy Adams e Jake Gyllenhall protagonisti. Non era particolarmente adatto ai grandi film hollywoodiani, anche se lo troviamo in "Red Dragon", "Mission Impossible III" e nella saga di "Hunger Games", l'ultimo episodio del quale vedremo solo alla fine del 2015.

Era più un attore da cinema indipendente, o più a suo agio se diretto da amici, come nei film di Paul Thomas Anderson, ma anche in quelli di Anthony Minghella, "Il talento di Mr Ripley" e "Cold Mountain", nel delizioso "The Savages" di Tamara Jenkins, dove assieme a Laura Linney sono due fratelli alle prese con un vecchio padre malato.

E' protagonista anche del confuso "Synecdoche, New York", il disastroso film di Charley Kaufmann presentato qualche anno fa a Cannes e mai arrivato da noi. Ricorderei anche il suo bel ruolo di giornalista musicale di "Rolling Stones" nel fantastico "Quasi famosi" di Cameron Crowe dedicato al rock anni '70 e quello di eroinomane e mascalzone fratello di Ethan Hawke in "Onora il padre e la madre" di Sidney Lumet, dove ha pure una incredibile scena di sesso con Marisa Tomei.

Inoltre era un grande attore teatrale, lo troviamo ne "Il mercante di Venezia" diretto da Peter Sellars, ne "Il gabbiano" diretto da Mike Nichols, in "True West" di Sam Shepard e in "Lungo viaggio verso la notte", il dramma di Eugene O'Neil nel 2003. Fra i grandi attori americani adorava Paul Newman, con cui recitò giovanissimo in "Vendesi miracolo" di Richard Pearce, Meryl Streep, Christopher Walken. Lascia tre figli e molti progetti in sospeso.

 

Philip Seymour Hoffman , l'abitazionePhilip Seymour Hoffman , l'abitazionePhilip Seymour Hoffman, Idi di MarzoPhilip Seymour Hoffman , l'abitazionePhilip Seymour Hoffman Philip Seymour Hoffman Lattore Philip Seymour Hoffman Philip Seymour Hoffman Philip Seymour Hoffman , con i figliPhilip Seymour Hoffman

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...