the fire within – a requiem for katia and maurice krafft

LA TORINO DEI GIUSTI - NEL SUO STREPITOSO DOCUMENTARIO, “THE FIRE WITHIN”, WERNER HERZOG AFFRONTA DUE PERSONAGGI OSSESSIVI SEMPRE PRONTI A GIOCARE CON LA MORTE NEL TENTATIVO DI RIPRENDERE IL FUOCO SEMPRE PIÙ DA VICINO, NEI GIORNI DELLE LORO ULTIME RIPRESE - I DUE VULCANOLOGI IN QUESTIONE, GLI ALSAZIANI KATIA E MAURICE KRAFFT, SONO MORTI NEL 1991 UCCISI DALL’ERUZIONE DI UN VULCANO IN GIAPPONE - L’IDEA NON È SOLO SFIDARE LA MORTE, È BEFFARLA CON LE IMMAGINI PIÙ PERICOLOSE - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

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Fin dalle prime scene del suo nuovo strepitoso documentario, “The Fire Within – A Requiem for Katia and Maurice Krafft”, Werner Herzog affronta di petto e esalta due personaggi ossessivi sempre pronti a sfidare i propri limiti e a giocare con la morte. Due personaggi veri che lui racconta con la sua incredibile voce con accento tedesco, ormai una sorta di marchio per gli americani, ma anche due personaggi che sfidano la morte per fare immagini nel tentativo di riprendere il fuoco sempre più da vicino inseguendo la bellezza della natura e delle immagini.

 

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E’ cinema. Magari anche qualcosa di più.  Sappiamo da subito che i due vulcanologi in questione, gli alsaziani Katia e Maurice Krafft, sui quali è già stato girato un altro documentario quest’anno, “Fire of Love”, più sentimentale, ma sicuramente meno eccentrico, sono morti nel 1991 uccisi proprio dall’eruzione di un vulcano nel 1991 in Giappone. Li vediamo nei giorni delle loro ultime riprese pronti a riprendere, a lavorare, a farsi intervistare dalle troupe giapponesi. Erano delle star quando sono morti.

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E Herzog, sa come decifrare meticolosamente anche le loro ultime immagini, sa che Katia avrebbe voluto andarsene da lì, all’inseguimento di un altro vulcano. E magari, così, si sarebbero salvati, come era già capitato altre volte. Non a caso Herzog ci mostra subito altri momenti della loro attività, tutta documentata visivamente, dove avrebbero potuto lasciarci la pelle ma si sono salvati per un soffio o per un caso.

 

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E ci racconta come, dopo un inizio un po’ da esibizionisti, i Krafft hanno iniziato a lavorare seriamente e personalmente sulle immagini facendo grande cinema, grande cinema reale, ovviamente, dove vediamo loro sempre vicini al fuoco infernale dei vulcani inseguendo un’ossessione herzoghiana che il regista non solo rispetta, ma che esalta con musiche di ogni tipo. Proprio con l’idea di dedicare al duo di scienziati un requiem musicale che fosse all’altezza del loro lavoro e dalla loro passione.

 

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Herzog e i due Krafft passano sopra ai morti, alle tragedie, alle situazioni più assurde di mezzo mondo, con l’idea di arrivare sempre primi sul posto del vulcano in eruzione e sempre più vicino. Il pubblico di Herzog sa perfettamente quanto il loro beniamino adori queste sfide con la natura e con le immagini.

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Perché l’idea non è solo sfidare la morte, è sfidare la morte beffandola con le immagini più pericolose e spettacolari che si possano fare. Vedere i due vulcanologi così vicino alla lava è qualcosa di sublime per Herzog. E anche per noi, che sembriamo sfidarlo a fare sempre di più, a rischiare sempre di più. Ma quale Avatar, ma quali effetti speciali…

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